Dopo l’11 dicembre. Una riflessione di Francesca Izzo

Dopo la manifestazione dell’11 dicembre, che è stata preceduta e seguita da un dibattito ancora in pieno svolgimento, ho avvertito l’esigenza di rendere più chiare, innazitutto a me stessa, questioni e ragioni che l’avevano motivata. Ho messo in fila alcune riflessioni personali che penso utile sottoporre alla discussione comune.
Indubbiamente non è stato né scontato né indolore indire la manifestazione dell’11. Ma il suo successo, confermato dai commenti di tutti i principali quotidiani nazionali e anche dal semplice dato quantitativo (100-150 mila donne in piazza), ci dice che il rischio, inevitabile in ogni azione politica innovativa, valeva la pena di correrlo. Con questa manifestazione io credo si sia “pubblicamente” confermata l’esistenza di un movimento di donne, vario e composito, ma forte e autonomo, che tende a porsi come interlocutore autorevole delle forze politiche, sindacali e del governo del nostro paese.
Da qui in avanti si tratterà di affrontare e risolvere una serie di questioni importanti e difficili, innanzitutto quale forma (organizzata) dargli e come regolarne democraticamente vita e decisioni. Ma intanto è opportuno chiarire, dal mio punto di vista, il perché e il come il comitato promotore nazionale sia arrivato a lanciare, non all’unanimità, la proposta della manifestazione.
Il comitato nazionale e i vari comitati locali di Snoq nascono, come sappiamo, all’indomani della straordinaria mobilitazione del 13 febbraio. Una mobilitazione di popolo guidata da donne, abbiamo detto, nella quale confluivano passioni, umori, motivazioni molto varie, unificate dalle parole d’ordine dell’appello che chiamava al rispetto della dignità delle donne e del paese. Le migliaia e migliaie di persone, donne e uomini, che hanno riempito le piazze, italiane e non solo, sono state il segnale più forte e clamoroso del risveglio civile del paese. Trainato da un’inedita forza e credibilità delle donne, capaci di leggere e interpretare la propria condizione alla luce della storia generale dell’Italia. E’ da lì che è cominciato il lungo addio a Berlusconi e alla sua ingannevole affabulazione sullo stato del paese.
Gli incontri di Siena a luglio e in ottobre a Roma sono stati dedicati a costruire la rete dei comitati e a dare consistenza “programmatica” a questa nuova realtà di singole donne, di gruppi, associazioni che si mobilitavano e si mettevano assieme.
Ma proprio in autunno molte di noi hanno cominciato ad avvertire le prime serie difficoltà e le diversità di prospettive. Innanzitutto è emersa la tendenza a “usare” Snoq come un passepartout, una sigla buona per aderire o partecipare a qualsiasi iniziativa di protesta, con il rischio di far smarrire la ragione essenziale del movimento: dare forma autonoma al punto di vista delle donne. Questa tendenza si accompagnava anche alla semplicistica e frettolosa identificazione del punto di vista delle donne con lo schieramento politico di sinistra, tradendo la caratteristica della “trasversalità”, costitutiva di Snoq. La spinta a sfumare il movimento di Snoq in altri movimenti (sindacali, studenteschi, giovanili,ecc) si univa ad una progressiva caduta di interesse ed attenzione dei principali organi di informazione verso la questione delle donne, come se la funzione di Snoq si fosse esaurita nello svelamento e denuncia dei comportamenti del presidente del consiglio .
Sappiamo che non è impresa facile far valere come tale il punto di vista femminile, perché le donne non sono una categoria, un ceto, una corporazione, un gruppo sociale sostenuto o rappresentato da questa o quella forza, sono la metà della popolazione con tutte le diversità che la attraversano. E questo è sempre stato un ostacolo, a volte insormontabile, a dare forma politica alla loro differenza.
Il problema è emerso in tutta la sua drammaticità con la fine del governo Berlusconi e una situazione politica del tutto nuova, al di là del giudizio di merito su di essa.
Molte di noi ritenevano questione di vita e di morte dimostrare pubblicamente (quindi con gli strumenti dell’iniziativa politica propri di un movimento) che l’esistenza di Snoq non era legata alla stagione berlusconiana, che non solo le sopravviveva, ma si collocava con le sue ragioni al centro del nuovo contesto politico. Perdere questo passaggio avrebbe significato ripiombare nell’irrilevanza politica e sperare solo di riemergere come sigla per mobilitazioni occasionali.
Occorreva dare la prova che nel paese esiste una forza autonoma di donne che ha una sua lettura del paese, una sua capacità di proposta e una sua capacità di mobilitazione. E per questo il comitato promotore si è assunto la responsabilità di proporre una manifestazione nazionale a tutti i comitati, chiedendo anche di scegliere la formula.Alcuni comitati non sono stati d’accordo, la maggioranza però sì, orientandosi verso manifestazioni nelle varie realtà locali.
Con l’11 si è mostrato che in Italia esiste una realtà, potenzialmente in espansione, di decine e decine migliaia di donne che condividono questo progetto. Si è dunque mostrato che Snoq non era solo una testa d’ariete contro Berlusconi, e neppure è una generica massa di protesta, ma un soggetto, un movimento che vuole cambiare lo status sociale, politico e simbolico delle donne in Italia e con ciò cambiare l’Italia e questo movimento ha anche molti amici e alleati uomini.
Dunque una forza autonoma. E al riguardo vorrei chiarire il mio pensiero. Autonomo vuol dire un movimento che fa perno su di sé, che ha una sua propria elaborazione e che a partire da essa prova a unire le donne italiane al di là degli steccati tradizionali.
Questo non significa che non intrattiene rapporti con partiti, sindacati ecc. o che donne appartenenti a sindacati e partiti non ne facciano parte, tutt’altro. Significa però che la prospettiva da cui si guarda alle istituzioni politiche o sociali è determinata dalla propria lettura del mondo. Che è sicuramente una parte, ma non è un partito e attraversa gli schieramenti tradizionali a partire da una specificità comune.
Come si deve procedere ora? La questione più rilevante è il rapporto tra comitato promotore nazionale e i comitati locali. Come coordinarsi effettivamente, come assumere decisioni davvero condivise e non calate dall’alto, ma nello stesso tempo tempestive ed efficaci?
Non a caso alcuni comitati, come ad esempio Milano, hanno espresso forti riserve sulla decisione della manifestazione perché non scaturita da un effettivo coinvolgimento di tutte le realtà.
Si tratta di un problema serio che per essere risolto chiede che alcune “idiosincrasie”, ereditate dal passato del movimento delle donne, siano abbandonate, a cominciare appunto dal rifiuto della delega. Non è pensabile un movimento largo, forte , capace di decisione, a base nazionale e nello stesso tempo democratico che non contempli qualche forma di delega. Vediamo quale, ma discutiamone senza tabù.
Così come è decisiva la capacità di apertura ed inclusione dei comitati che dovrebbero avere la prospettiva dell’autonomia (detta anche con brutta parola “trasversalità”) come guida permanente della loro azione.
Si profilano nuovi appuntamenti per l’anno che sta arrivando, a Milano sulla rappresentanza, a Bologna sul lavoro, si tratta di appuntamenti importanti per la definizione della “agenda”. io penso che anche un incontro nazionale di tutti i comitati su che forma dare a Snoq sia importante ed urgente. L’inizio primavera potrebbe essere la stagione giusta.
Francesca Izzo

27 febbraio 2012 |

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