Un sabato a Bologna, un viaggio con Trenitalia

dal blog di Laura Cima

Siamo partite, Rita ed io, alle 6 per andare a Bologna al convegno di SNOQ. Abbiamo evitato Freccia Rossa che ci sarebbe costata più di 100 euro e siamo partite senza poter avere informazioni su orario e cambi treno nè alla stazione nè su internet. Vergogna a Trenitalia che per scoraggiare a prendere normali treni non li mette sull’orario, non dà informazioni precise nè a chi vende i biglietti alla stazione, nè ai controllori. Poichè siamo avventurose, nonostante due numeri diversi di treno e due biglietti elettronici To-PC e PC-BO e 10 minuti tra i due, perchè “non è una politica aziendale quella delle coincidenze”, noi sfidiamo il destino. Il treno sarà sempre lo stesso fino a Bologna ma non è dato di sapere quando si è così fortunati. Altri passeggeri ci raccontano di famiglie con bambini e valigioni che trafelati scendevano a Piacenza per prendere l’altro treno e poi scoprivano sul binario di dover risalire sullo stesso. Ma possibile che nessun partito o movimento, che nessun ministro, sottosegratario, sindaco e presidente di Regione denunci e faccia smettere queste vessazioni mafiose a cui sono sottoposti utenti come noi che si rifiutano di prendere treni ad alta velocità? 

Arriviamo in p.zza Maggiore accompagnate da donne che vanno in Comune per salutare Dalla: le note delle sue canzoni tengono compagnia a chi fa lunghissime code ordinate e a noi che cerchiamo di raggiungere il convegno da qualche entrata secondaria. La lunga scalinata che ci porta al salone di rappresentanza ci mostra dall’alto scorci del cortile dove sta la bara e la gente che sfila silenziosa. Il salone mi commuove e affascina: Il soffitto affrescato mescola i suoi splendidi colori con quelli di centinaia di donne giovanissime e anziane come me, ma anche noi coloratissime. Chi veste di nero ha sciarpe e collane vivaci. Tante amiche di ieri e di oggi, riconosco i loro volti, le cerco e saluto quelle vicine a me. Sedute sugli scranni, in terra, sui cornicioni laterali, appoggiate ai muri ascoltiamo stranamente silenziose le relazioni che si succedono veloci, prendendo appunti e annotando dati, fino a quando una giovane donna, che sta smanettando il suo Iphon davanti a me, dice sommessa e poi urla alzandosi in piedi : “hanno liberato Rossella, hanno liberato la Urru”: la standing ovation liberatoria fa uscire l’emotività e qualcuna azzarda: “le abbiamo portato fortuna”, visto che la relatrice l’aveva appena nominata.
Questo il quadro che mi affascina e mi riporta ai tempi antichi di tante lotte fatte con le donne.
I contenuti sono in genere accademici ma portano tanti dati e qualche suggestione e proposta e le relazioni saranno tutte pubblicate sul sito. Denunce della situazione difficile in cui si trovano le donne italiane e critiche all’operato anche di questo governo si succedono.
VILLA: “Austerità e disciplina fiscale sono una cura peggio della malattia”, “stanno smantellando il Welfare e le donne sono state messe da parte”, “Dobbiamo ripensare a un modello UE che abbia al centro le donne, allo stato sociale e solidale che vogliamo”
SIMONAZZI.”pretendiamo misure per ridurre gli svantaggi e le discriminazioni, agevolazioni ficali, conciliazione per tutti, uomini e donne, che rendano le donne competitive sul MdL””basta divari salariali e ridestribuzione ineguale del reddito” “pagano il debito con l’aumento dell’età pensionabile e ci rubano il tesoretto:non possiamo accettare””assegno di maternità x 5 mesi a tutte””congedi di paternità obbligatori””sussidi per favorire l’ingresso al alavoro ma attenzione che gli imprenditori non ne aprofittino riducendo i salari””il taglio del tempo pieno scoraggia l’occupazione femminile diretta e indiretta””indennità di accompagnamento ma divieto di badante in nero come succede: regolarizzazione obbligatoria”
PICCHIO:”l’esperienza parte dalla vita, quella propria e quella delle persone che ci stanno intorno, e non dai lavori: essere consapevoli della complessità delle vite, gli individui sono sessuati e hanno una biografia, non sono numeri: c’è un pericolo di riduzionismo in questo modo di analizzare la crisi””non possiamo negoziare con i nostro compagni, con i datori di lavoro, con lo Stato che lascia fare alla finaza xchè l’obiettivo è abbassare le condizioni di vita””non siamo una risorsa inutilizzata, non vogliamo più lavoro perchè le donne lavorano già troppo più degli uomini””la speculazione finanziaria è incoscente, destinata al crollo con rischio di guerre: criminalità, illegalità e mafie sono funzionali e nutrite da questo sistema finanziario” “rendere chiara la catena delle responsabilità politiche e pubbliche” “il PIL è un indicatore non sufficiente a misurare il benessere e non rende visibile il lavoro non pagato delle donne come gli Stati si erano impegnati a fare a Pechino”
SAFFI:”il movimento delle donne ha un andamento carsico ma quando riemerge..”” falso e ideologico dualismo tra garantiti e non sul mercato del lavoro:le politiche sindacali non hanno difeso nè gli uni nè gli altri” “la recente pubblicazione delle retribuzioni più alte dei dirigenti dimostra che sono solo uomini””la capacità e la creatività delle donne sul lavoro non è riconosciuta e retribuita, le donne hanno difficoltà a pretendere giusto compenso al loro valore””Riproponiamo i patti regionali in Toscana, Puglia e Lazio”
MORINI:”negli anni ‘90 la biopolitica aveva posto il corpo al centro per capire come funziona il potere: oggi corpi valsusini e dei movimenti Occupy””nell’impermanenza generale prendiamoci in carico le nostre vite sino in fondo”
SCARPONI”Il sistema giuridico è sottoposto all’erosione della finanza: i diritti fondanti della nostra Costituzione e della carta di Nizza non sono negoziabili seguendo le contingenze economiche” “quelle che ci racconta la Fornero sono illusioni ottiche: il contratto uniche che prevede la possibilità di recedere per 3 anni è senza tutele. Le lavoratrici sono più penalizzate degli uomini nella stabilizzazioni. Chiediamo di appilcare il 50% per garantire loro una protezione alla fine dell’apprendistato””L’art.18 è un principio di civiltà che dovrebbe valere per tutti: non si può discriminare licenziando senza giustificato motivo. In questa situazione è difficile che resti la tutela del lavoro femminile e le norme antidiscriminatorie per gli effetti sistemici delle nuove norme”
MENCARINI “Investire sulle generazioni future””Non è vero che chi lavora fa meno figli ed è più stressta”
AMOREVOLE “Le dimissioni in bianco non sono censite, va ripristinata la 188″ “4 filoni di discriminazioni: materinità, cura, conciliazione, flessibilità – riconoscimento competenze e carriera – stereotipi, accesso a ruoli e funzioni – molestie verbali e sessuali, mobbing””incentivare buone prassi e penalizzare comportamenti discriminatori ad es. nelle gare e appalti”
TRIFILETTI “non credo alla terza via della società + equilibrata e con + servizi dove le donne lavorano di più: il nostro è un Welfare mediterraneo dove la famiglia si protegge da sola””Queste sono politiche spettacolo per coprire i buchi e misure che cercano solo il consenso politico2
BIMBI “L’Italia è sempre ripartita dalle città. riappropriamoci del federalismo”Ai miei tempi si capiva la differenza tra Marchionne e S.Giovanni Bosco””l’occupazione e la distribuzione del reddito attraverso il mercato è insufficiente per affrontare i bisogni, in particolare delle donne più povere che danno fastidio anche ad alcune operatrici e ad altre donne. Pensiamo a un maternalismo pogressista…? e a un Welfare più relazionale”
Molto da condividere, molto da criticare, molto di più da proporre e soprattutto da ottenere. Ma la domanda di fondo è:questa è la direzione giusta?

Il blog di Laura Cima

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