8 Marzo, che cosa c’è da festeggiare?

di Stefanella Campana

Realtà ancora difficile per l’altra metà del cielo

Confesso che non sono particolarmente entusiasta che sia ancora necessario un “8 Marzo” per ricordarci che siamo l’altra metà svantaggiata della società. Mi mettono a disagio gentili concessioni sui treni o nei musei per festeggiarci. Non parliamo di imbarazzanti show. Vorrei che durante tutto l’anno fossimo semplicemente considerate personale normali con diritti e doveri che valgono per tutte-tutti. Preferisco ad esempio che un’azienda (la TNT, quasi 2 mila dipendenti)  assicuri per tutto l’anno, grazie a un accordo-pilota, la possibilità di conciliare lavoro e genitorialità, quindi a mamme e papà. Questo, grazie a una banca-ore (su richiesta dell’interessato-a, vi confluiscono le ore lavorate nel sesto giorno, quelle straordinarie, per poi  utilizzarle per permessi in caso di necessità), flessibilità nell’entrata al lavoro (recupero del ritardo), integrazione economica al 100% per la maternità. E altro ancora,  fatto salvi leggi e contratti.
In Piemonte diverse aziende sono state premiate dalle consigliere di parità perchè “investono sulle donne” nei percorsi di carriera.   Non un premio e una festa per un solo giorno. E poi, che cosa c’è tanto da festeggiare?  Ogni giorno una mattanza di donne per mano di uomini deboli, incapaci di accettare la scelta di una donna di lasciarli; immagini femminili avvilenti e lontane dalla realtà anche nella tv pubblica per la quale paghiamo un canone (giorni di dibattito sulla farfalla di Belem…e vallette mute, oggetto di contorno); in pensione a 67 anni senza contare il doppio-triplo lavoro svolto per sopperire a un welfare carente; più disoccupate e meno pagate a parità di lavoro; dimissioni in bianco “per colpa” della maternità; ancora poche nei posti epicali….ecc. ecc. Ma quando cambierà?
Non amo le lamentele anche perché, felice di essere una donna  e della mia vita, credo che dobbiamo festeggiarci e ricordarci tutto l’anno che siamo positive, una forza per il Paese. Per questo non accettiamo di essere svantaggiate o discriminate, ogni giorno dell’anno.

7 marzo 2012 |

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