LETTERA APERTA DI ILARIA RAVARINO

Ilaria Ravarino è una giornalista  freelance di Roma,  l’8 marzo ha letto questa lettera   durante la cerimonia  della Giornata Internazionale della Donna, tenutasi come di consueto al  Quirinale.

“Lavoro e famiglia: conciliare si può” : questo era il tema della cerimonia,  forse sarebbe meglio dire

“Lavoro e famiglia:conciliare di dovrebbe”  e la testimonianza di quanto cammino c’è ancora da fare è questa lettera aperta!

 

Mi chiamo Ilaria Ravarino, ho 35 anni e sono una giornalista freelance di Roma. Scrivo per un quotidiano, tre mensili, un quindicinale, un settimanale e un sito internet. Sono precaria. Non ho mai avuto un contratto. Sono laureata in lettere con 110 e lode e mi sono specializzata al Centro Sperimentale di Cinematografia.

Guadagno meno di 1000 euro al mese. Se arrotondo, lavorando in nero, arrivo a 1100.

Ma non mi ritengo particolarmente sfortunata, perché a differenza di tante altre nella mia condizione, io – almeno – amo il mio lavoro.

Ho una madre di 68 anni che quando può mi aiuta con le rate del mutuo della casa: l’ha acceso lei per me tre anni fa. Quando sarà più anziana dovrò aiutarla io, perché in famiglia siamo solo in due. Ma ci riuscirò?

Ho  un compagno che vive in Germania, dove lavora da precario per una società italiana. Ci vediamo due volte al mese comprando in frenetico anticipo i biglietti d’aereo low cost. I nostri due stipendi, insieme, fanno un totale di 2000 euro.

Non sono sposata. Non ho figli. Ne vorrei.

Ma in Italia non posso permettermelo. Da precaria non ho ferie, né permessi per malattia né congedi di maternità. E soprattutto non ho alcuna garanzia di tornare a lavorare dopo la gravidanza

Se il mio compagno mi raggiungesse a Roma sarebbe lui a perdere il lavoro. Del resto, anche se il lavoro lo conservasse, il suo stipendio da solo non basterebbe a mantenere una famiglia.

In Germania invece un figlio forse potremmo permettercelo. A Berlino la vita costa di meno, ci sono sgravi fiscali per la cura dei figli, la città è a misura di coppia e di bambino. Ma trasferendomi là  perderei il mio lavoro, un lavoro che amo e al quale mi sono dedicata con impegno in tutti questi anni. Non ho nessun contratto che mi tuteli, nessuna aspettativa, niente. Se me ne andassi dall’Italia, non sarei più autosufficiente. E senza l’aiuto dei genitori, che sono anziani e dall’Italia non potrebbero garantire una presenza costante, sarei l’unica a potermi occupare del bambino. E poi dall’Italia non me ne voglio andare.

E allora devo scegliere. Lavoratrice o madre.

Avevo in mente, per me, un futuro migliore.

 

11 marzo 2012 |

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