CULTURE INDIGENE DI PACE

Da “Nuova Società”

Dal 16 al 18 marzo, si svolge a Torino il convegno “Culture indigene di Pace”, organizzato dall’associazione Laima, che vedrà per la prima volta in Italia dei compnenti del popolo Moso in Italia. L’ppuntamento è presso il Municipio, in piazza Palazzo di Città 1.

Questa mattina la delegazione composta da Ake Dama e Najin Lacong, esponenti del popolo Moso, accompagnate da Morena Luciani, presidente dell’associazione Laima e promotrice del convegno internazionale, e da Francesca Rosati Freeman, una studiosa di questo popolo orientale, saranno accolte dal sindaco di Torino Piero Fassino e dall’assessore alle Politiche di Pari Opportunità, Mariacristina Spinosa. L’incontro è stato voluto dall’amministrazione comunale per dare il benvenuto alle donne del popolo Moso, testimonianza di una minoranza etnica matriarcale e matrilineare in cui la natura sacra e divina è percepita al femminile, le donne sono valorizzate ed esiste una grande armonia fra i due sessi.

Durante il convegno dei prossimi giorni si parlerà della saggezza dei Moso attraverso secoli di convivenza pacifica, dell’esclusione del matrimonio e della convivenza, la spiritualità di un popolo in cui le donne sono valorizzate.

«Vogliamo mettere in evidenza un insegnamento che le società matriarcali ci offrono: modelli di società altri che ci permetterebbero di vivere più armoniosamente. Purtroppo non possiamo importarli tali e quali ma possiamo bensì ispirarci ai loro valori» dice Francesca Rosati Freeman.

I Moso sono una minoranza etnica matriarcale e matrilineare, che vive nello Yunnan» (yun = nuvola; nan = sud), il paese a “Sud delle Nuvole” provincia sudoccidentale della Cina situata ai piedi dell’ Himalaya, ai confini con il Tibet, in un paesaggio di valli e montagne attraversato dal fiume Yangtze. Un’unica strada conduce al lago Lugu, “lago Madre” nella lingua dei Moso, a 2.700 metri sul livello del mare. A 300 km vive la società dei Naxi (si pronuncia “nasci”), imparentata con i Moso, ma occorrono 7 ore di auto per arrivarci. Originariamente anche i Naxi erano una società matriarcale: non lo sono più da alcuni secoli, perchè, più esposti dei Moso all’influenza delle varie dinastie imperiali cinesi che si sono succedute, hanno subito l’imposizione delle loro leggi, compreso l’obbligo del matrimonio. Oggi sono riconosciuti dal governo cinese come minoranza etnica nazionale autonoma e i Moso per le loro origini in comune coi Naxi sono considerati come un ramo di questa etnia. Le due etnie però nell’arco dei secoli si sono così differenziate da sentirsi perfino reciprocamente offesi dall’accostamento.

Tutte le società matriarcali ancora viventi analizzate dal team la filosofa tedesca Heide Goettner Abendroth, presentano caratteristiche invidiabili: assenza di stupro e pedofilia, assenza di violenza domestica, assenza di guerra, sessualità libera, non vincolata da strutture di potere e assenza del concetto di fedeltà al partner. La spiritualità è immanente, connessa alla terra e non vincolata ad istituzioni e l’economia è basata sul dono e sulla ridistribuzione equa dei beni.

Per quanto riguarda i Moso, l’esclusione del matrimonio e della convivenza li distingue certamente dalle altre società non solo occidentali ma anche matriarcali. L’assenza non solo di violenza ma di qualunque implicazione strumentale nella relazione tra i sessi è frutto di un’organizzazione sociale che tiene rigorosamente distinti il piano della famiglia, che richiede una stabilità di affetti e di cure, da quello della relazione tra un uomo e una donna che si declina in una ricca gamma di sfumature (walking marriage, visiting marriage, visite furtive, in lingua Moso nana sese, ecc.): può essere la forte attrazione fisica che dura lo spazio di qualche notte, l’innamoramento che dura senz’altro di più, la costruzione di una relazione d’amore che può durare anche tutta la vita.

L’aspetto spirituale è forse quello che più di ogni altro contribuisce a creare e a mantenere l’armonia fra uomini e donne, adulti e bambini, giovani e anziani. Credere negli spiriti della natura e nella divinità delle montagne, considerare la natura sacra fa sì che i Moso la preservino dalla distruzione e la conservino intatta per le generazioni future. La natura è sacra e divina ed è percepita al femminile. La funzione della Grande Madre Creatrice viene riconosciuta anche alla donna che assicura la continuità della vita, una funzione creatrice che fa della dea, della natura e della donna una sola entità. Da qui scaturisce un grande rispetto per le donne e una grande armonia fra i due sessi.

13 marzo 2012 |

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