L’Espresso ci ricasca…

 L’Espresso aveva abolito l’uso del corpo femminile per attirare vendite, ma evidentemente la tentazione è sempre forte!

Ecco la lettera inviata al direttore da Annamaria Arlotta del gruppo Facebook “La pubblicità sessista offende tutti”

Gentile Dott.Manfellotto,

 

in risposta alle critiche che alcune donne le fecero su “L’Altra Copertina” del novembre scorso, che mostrava un servizio sull’influenza illustrato da una donna mezza nuda in posizione sexy, lei scrisse:

“Da che mondo è mondo nell’arte, nel cinema, nel teatro, nella poesia l’immagine della donna è sempre segno di serenità e vitalità. Non c’è nulla di cui scandalizzarsi, l’importante è muoversi sempre nell’ambito dell’eleganza, del buon gusto e del rispetto per il mondo femminile. E così mi sembra che sia stato.”

“Sono direttore dell’Espresso da poco un anno e mezzo sono sempre stato molto attento a non strumentalizzare l’immagine femminile: provi a ripercorrere le 75 mie copertine e altrettante “Altra copertina” dell’Espresso e ne avrà la conferma: non si arriva alle dita di una mano.”

Le chiediamo oggi:

1) anche il sedere in bella mostra dell’Altra Copertina di venerdì 17 febbraio, pezzo di donna senza volto e identità che introduce un articolo sui test medici, è segno di serenità e vitalità? Risponde al criterio del rispetto per il mondo femminile? O si tratta di porno-chic? E comunque cosa intende illustrare, un’ecografia al deretano?

2) L’intervallo di tre mesi tra una copertina sessista e l’altra sarà sufficiente a mantenere la statistica che ci fornisce?

 Dottor Manfellotto, quando lei ed altri noti giornalisti di sinistra trattate di politica e di moralità, tanto di cappello. Ma quando c’è di mezzo la donna… Luca Telese afferma che “Belen scalda i cuori” (cuori eh?) Repubblica pubblicizza la vendita di CD di musica classica con l’immagine di una donna scollata languidamente sdraiata su enormi strumenti musicali, accompagnando il tutto col doppio senso del verbo “abbandonarsi”. Lei, dottore, non si oppone alla tendenza di utilizzare donne ammiccanti o zone erogene di donna per attrarre l’attenzione su qualsivoglia prodotto, servizio o argomento trattato. Siete ancora progressisti? No. Svelate piuttosto il maschilismo italiano (nei Paesi del nord Europa certi abbinamenti sono ormai inconcepibili), non vi ponete al di sopra di nessun altro nell’invitare i lettori a una bella sessione di “bavosità” collettiva, siete come i conduttori di Sanremo che incoraggiano gli spettatori a spiare il frutto proibito di Belen. Alle lettrici reiterate il trito messaggio che ciò che conta per davvero è avere un bel sedere, lo stesso messaggio ripetuto in maniera subdola dalla pubblicità: “Identificati con la modella – tu vuoi essere come lei, vero? Compra il prodotto e la sarai. Il resto non conta, conta solo il fisico”. Ci pensi, sono tutte varianti dei predicamenti di Terry De Nicolò!

Si è acriticamente allineato a un comportamento diseducativo con la scorciatoia della visibilità. Faccia uno sforzo, dottor Manfellotto, un esame di coscienza per superare e far superare al suo staff quel muro che impedisce il rispetto per la donna come persona nella sua interezza. Decine di uomini hanno criticato la posizione di Telese, stanchi di essere trattati da guardoni, segno di una diversa sensibilità emergente.

Confidiamo in un cambio di passo da parte sua, sicuri che vorrà considerare tra i principali valori la difesa della dignità della donna.

In attesa di un suo riscontro inviamo

Distinti saluti

Annamaria Arlotta del gruppo Facebook “La pubblicità sessista offende tutti”

 

14 marzo 2012 |

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