SeNonOraQuando domenica si diventa «bene comune»

dall’Unità del 13 marzo

di Nicoletta Dentico del Comitato Promotore SNOQ

 

In un duetto l’8 marzo scorso con Riccardo Petrella a parlare di beni comuni, ho sollevato la necessità di considerare la costruzione di un mondo declinato nel segno dei due generi come un bene comune dell’umanità. In diverse forme, questo messaggio è emerso con forza anche nella 56ma sessione della Commissione sulla Stato delle Donne a New York.

Una simile argomentazione non ha ancora fatto breccia nel discorso corrente sui beni comuni globali, ed invece potrebbe esserne una condizione indispensabile, un requisito del cambiamento di paradigma cui puntiamo, donne e uomini, nell’aspirazione di un futuro sostenibile per le generazioni che verranno.

Scrivo questo pensando all’Italia. Scrivo pensando soprattutto all’impresa cui SeNonOraQuando (SNOQ) ha dato avvio un anno fa con la manifestazione del 13 febbraio, e con essa al tortuoso processo di cambiamento nel nostro paese. SNOQ rappresenta un punto di non ritorno nel protagonismo delle donne in Italia. Una speranza che ha contagiato migliaia di noi, forti di un impegno al femminile mai interrotto negli anni oppure digiune di attivismo ma desiderose di mettersi finalmente in gioco, con il proprio bagaglio di esperienza vissuta.

Tutte, decise a tessere insieme una vertenza nazionale rispetto alla politica di questo paese, che non può più fare a meno delle donne. Nessuna astrattezza dunque nel definire SNOQ un bene comune. Piuttosto, il richiamo alla visione che SNOQ è di tutte noi, e che dunque – alla vigilia dell’incontro del 18 marzo a Roma con i comitati locali – incalza la responsabilità di ripensare le pratiche di questo primo anno e definire operativamente le strategie anche organizzative in grado di esprimere la potenza collettiva delle donne in Italia.

A Siena, nel luglio 2011, il grande evento di popolo del 13 febbraio, vibrante per pluralità di culture, di generazioni e di generi, si è fatto corpo. Il corpo di un movimento eterogeneo e reticolare che vuole attivarsi con intelligenza e coscienza di sé nella società, un movimento organizzato e aperto al desiderio di dare fisionomia alle attese innescate. I comitati locali hanno preso seriamente le parole di Siena, e da allora diversi gruppi hanno messo in campo percorsi di riflessione e di coordinamento convincenti. La loro vitalità è un segno di forza di SNOQ, pur nelle ovvie difficoltà, che fanno parte del carattere da stato nascente del movimento, della sua natura relazionale ed emotiva.

SNOQ punta a operare una transizione di paradigma in Italia, per una convivenza fra i due generi rispettosa dell’autonomia e della dignità delle donne. Questo cambiamento non può essere agito dall’alto, con vecchi modelli di leadership forte, con regole rigide di affidamento. La complessità della sfida è invece inventarsi una grammatica della politica partecipata al femminile, senza ricette precostituite e con coraggio di sperimentazione, sapendo che ad ognuna viene richiesta cessione di sovranità, la disponibilità a colmare le inevitabili asimmetrie di conoscenza per coinvolgere nella gestione del bene comune SNOQ chi tradizionalmente ne è esclusa per motivi sociali, culturali, economici.

L’urgenza dell’oggi è un patto tra diverse sui temi di fondo che ci uniscono, ben oltre l’agenda contingente del governo o la quotidianità dell’azione politica, perché la condizione delle donne in Italia resta tale da richiedere la costruzione di una spazio pubblico democratico, nel segno del riconoscimento e del rispetto delle differenze. Su questa necessità di superare vecchi steccati si incardina la tensione al pluralismo, impegnativo esercizio di ricerca e di ascolto che va costruito sui contenuti, e sulla maniera condivisa di proporli.
Abbiamo tutte noi scelto di puntare su SNOQ perché consapevoli che i rispettivi luoghi di appartenenza – nei partiti e nei sindacati, ma anche nelle altre sedi esterne organizzate – non erano più sufficienti a costruire un’agenda di genere in grado di rispondere alle esigenze del paese. Sappiamo tuttavia che i luoghi delle nostre affiliazioni sono i punti fondamentali da cui partire, con rigore delle pratiche e delle proposte, per ordire una energica e autorevole unione tra diverse. Una rete in grado di permettere a tutte le singole donne di agire, con varietà di protagonismo, nei molti spazi della loro quotidianità, e di estendere la loro capacità di influenza in ambiti non ancora esplorati.

Il 18 marzo segna per SNOQ un’opportunità decisiva per sciogliere alcuni nodi e mettere a tema il metodo del proprio lavoro. Dedicare tempo e cura all’elaborazione di una strategia politica ed organizzativa del movimento SNOQ tale da rafforzare e promuovere la voglia di partecipazione, dunque l’impianto democratico della nostra azione in Italia, è la forma dell’innovazione con cui vogliamo contribuire alla costruzione della storia di questo paese. Essa stessa contenuto della politica, collettiva ed autonoma, della nuova mobilitazione femminile.

14 marzo 2012 |

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