CARTA D’IDENTITA’ di Se non ora quando? UN ANNO DOPO

Questa è la Carta d’identità SNOQ: un anno dopo  che è stata presentata a Roma domenica 18 marzo all’incontro dei Comitati

 

“Dal 13 febbraio non si torna indietro. Non vogliamo tornare indietro. La novità e la forza di Se Non Ora Quando è dovuta a caratteristiche preziose e inedite che vanno riaffermate o se necessario promosse ovunque” (Una Carta d’Identità per SNOQ, 5 maggio 2011). È trascorso un anno dal 13 febbraio 2011 e poco meno da quando abbiamo deciso, con il breve documento che abbiamo chiamato “Carta d’Identità”, di chiarire a noi stesse e a tutte le donne che da allora in avanti avessero voluto avvicinarsi a noi, entrare in un Comitato territoriale o crearne uno nuovo, quali caratteristiche ritenevamo (e riteniamo ancora) “qualificanti e originali” di Se Non Ora Quando:

a) la libertà, la forza e l’autonomia delle donne in tutti i campi

b) il coinvolgimento delle diverse associazioni di donne e delle organizzazioni professionali delle donne

c) l’adesione a titolo personale delle donne dei partiti e dei sindacati

d) la pluralità politica, culturale e di credo

e) l’esplicita attenzione alle giovani e ai giovani

f) l’utilizzo di un linguaggio trasversale e plurale nella comunicazione.

(Da Una Carta d’Identità per SNOQ, 5 maggio 2011)

L’esperienza dei mesi passati, ricchi di appuntamenti, di iniziative e segnati dalla diffusione su tutto il territorio nazionale di comitati che si richiamano alla Carta d’Identità e sono in collegamento stabile con il Comitato Promotore Nazionale, ha consentito di misurare la capacità espansiva e la forza politica del movimento nato dal 13 febbraio. Ma ha anche portato alla luce difficoltà ed incomprensioni riguardo la natura e le finalità del movimento.

D’altra parte in questo anno molte cose sono accadute a cominciare dalla caduta del governo Berlusconi. Noi crediamo di aver contribuito a determinarne il tramonto, interpretando la dignità, l’orgoglio, la voglia di cambiare della maggioranza delle donne italiane. È a loro che ci sentiamo legate, in un momento di crisi economica acuta e di una transizione politica difficile. Al nuovo governo che si è preso la responsabilità di affrontarlo guardiamo con rispetto ma anche senza indulgenze.

Vogliamo perciò in queste pagine chiarire e definire meglio: chi siamo, che cosa vogliamo, come pensiamo di organizzarci.

 

 

 

1. Chi siamo

 

Il 13 febbraio 2011 ha mostrato un paese profondamente diverso dalla rappresentazione che ne davano il governo, i media, le forze politiche, gli opinionisti. Il dato più eclatante del 13, quello che imprime il suo segno sulla nostra origine e che noi (ovvero le donne che hanno voluto e promosso il 13 e non hanno lasciato esaurire il movimento che lì era nato) vogliamo assolutamente salvaguardare e rilanciare, è stata la presenza nelle innumerevoli piazze italiane e straniere di tante donne e tutte diverse l’una dall’altra.

La felicità, la forza e la speranza che si sono allora respirate nascevano dalla fine dell’isolamento e dal finalmente ritrovarsi insieme di tante donne, al di là di differenze politiche, culturali, religiose e di steccati ideologici, con accanto gli “uomini amici delle donne”, mai coinvolti in passato in mobilitazioni indette da donne.

Poiché non intendiamo disperdere la felicità e la forza della nostra origine, vogliamo preservare e sviluppare l’autonomia, la trasversalità e la dimensione inter-generazionale del movimento. Cosa significa?

 

Autonomia. In questo anno di vita abbiamo impegnato tutte le nostre energie migliori nella costruzione di un autonomo soggetto politico (non partitico!), aperto a tutte le donne: in primo luogo a quelle “non organizzate”, che hanno trovato per la prima volta (o ritrovato) nelle piazze del 13 febbraio la voglia di partecipare e fare politica, ma anche a tutte quelle che appartengono ad altre organizzazioni e associazioni. Aperto, inoltre, al coinvolgimento degli uomini, che ne costituisce un elemento di originalità. Se Non Ora Quando intende essere un soggetto politico che, partendo da un punto di vista di genere, sviluppa una propria idea del paese e del suo governo. E proprio per questo coltiva all’interno e proietta all’esterno il legame con le istituzioni, con i partiti, con i sindacati.

Ci ricolleghiamo all’appello alla mobilitazione del 13: quando abbiamo legato dignità e libertà di tutte le donne, per delineare il profilo della compiuta cittadinanza, siamo andate alla radice di ciò che, oggi, ci unifica come genere e abbiamo dato a questa unità espressione politica. Abbiamo espresso il punto di vista delle donne su un’intera fase storica del paese, un giudizio sul suo passato e presente ed un impegno per il futuro. Sotteso a quell’appello c’era l’idea che l’ondata individualistica, deregolativa degli ultimi 20/25 anni aveva prodotto una cultura che neutralizzava la realtà e la stessa idea di libertà ed autonomia femminile, facendo del corpo una proprietà, della sessualità uno strumento, della corsa a perseguire il desiderio dell’altro fino alla negazione di sé una parodia della libertà.

Pensiamo che ciò sia dipeso da un duplice ordine di fattori. Innanzitutto, la resistenza – se non l’aperta ostilità – da parte delle organizzazioni politiche, sindacali e culturali, seppur con forme e modalità marcatamente diverse, ha impedito lo

sviluppo del patrimonio del femminismo italiano ed ha reso marginale la presenza di donne nei centri decisionali e rappresentativi, specie di quelle orientate ad affermare una prospettiva di genere. Ha contato anche l’anti-istituzionalismo e l’individualismo, sia di stampo radicale che liberal-conservatore, di una parte della cultura politica femminile e femminista che ha avuto la meglio sui vari tentativi di affrontare collettivamente, come forza organizzata, l’assunzione della diretta responsabilità nelle istituzioni come negli organismi sociali.

Solo un soggetto politico autonomo può oggi riallacciare i fili che ci legano alla straordinaria esperienza delle donne italiane e superare lo scarto tra i diritti e le libertà faticosamente conquistate e la realtà, che vede le donne scarsamente presenti o addirittura assenti in tutti gli ambiti della vita pubblica – del lavoro, della rappresentanza, della rappresentazione – con il rischio di far scivolare continuamente la libertà nella subalternità. Può inoltre contribuire a far emergere nella scena pubblica l’impegno di tutte le donne, singole e associate, nella politica e nella società civile.

 

Trasversalità. Abbiamo ripetutamente insistito ad usare il termine, certo inadeguato, di trasversalità per indicare che Snoq è un movimento che si rivolge potenzialmente a tutte le donne, perché è nato con il segno di una consapevole, ricercata vocazione all’unità.

E questa vocazione significa che, dentro SNOQ, si afferma e si elabora un punto di vista politico autonomo di genere, capace di unire e riordinare i diversi orientamenti e le diverse appartenenze che contraddistinguono le sue aderenti; capace di rafforzarle in altri luoghi, in tutti i luoghi in cui la presenza paritaria e la forza autonoma delle donne può avvantaggiarsi di una spinta e di un sostegno.

SNOQ è, dunque, un soggetto politico, qualcosa di più e di diverso della somma delle sue componenti: non è il contenitore di negoziazioni tra donne e gruppi di donne di diverso orientamento politico, culturale, religiosi, ma il luogo in cui si manifesta e si produce – attraverso il confronto, il dialogo, l’inclusione delle diversità – una visione autonoma di genere.

Trasversalità è un termine da cui vorremmo affrancarci perché richiama, nel linguaggio politico, la creazione di nuovi schieramenti e alleanze tra partiti. Potremmo usare al suo posto i termini apertura, pluralismo, perché le diversità che vogliamo agire, alla luce della differenza sessuale, non sono solo le posizioni politiche ma anche i linguaggi, le fedi, le professioni, i talenti.

L’ambizione di SNOQ è promuovere un agire collettivo che non livelli né cancelli le diversità, incluse le idee e le scelte di appartenenza. La forza di SNOQ è fare dell’appartenenza al genere il dato politico e simbolico che lo contraddistingue.

Questo pluralismo è allora per noi una predisposizione, un processo di ricerca e di

ascolto, di interlocuzione e di apertura dialettica, che si costruisce nel tempo e con tempi che dipendono dalle storie diverse delle donne nelle realtà eterogenee di questo paese. Risultato di un cammino di crescita e di maturazione politica, la trasversalità definisce una tensione constante che non può mai essere data per scontata, anche quando sembra che ne esistano le condizioni.

 

Inter-generazionalità. SNOQ deve essere una casa per tutte le generazioni di donne, giovanissime, giovani, meno giovani, non più giovani. Le piazze immense del 13 febbraio, ma anche la bella piazza di Siena e quelle dell’11 dicembre, hanno mostrato il rifiuto di una certa vulgata – quella per cui la libertà coincide con l’arbitrio individualistico, per cui il radicalismo dei diritti individuali costituisce l’alfa e l’omega della libertà delle donna – anche da parte di tante giovani che all’ombra del pensiero unico individualista sono cresciute e hanno mosso i primi passi nell’età adulta. Giovani che hanno affrontato il divenire donne in condizioni completamente diverse da quelle delle loro madri, godendo di diritti e libertà a loro sconosciute ma anche scontrandosi con un mondo del lavoro reso sempre più precario e destrutturato, dove l’edificio dei diritti si sgretola e a essere rimossi, resi ingombranti e superflui, sono proprio i loro corpi di donne.

SNOQ nasce, nel suo nucleo originario, anche dalla volontà di riallacciare i rapporti tra le generazioni che hanno “vissuto il femminismo” ma non hanno saputo consegnarlo nelle mani delle giovani donne e le generazioni che sono cresciute, spesso irriconoscenti, all’ombra di “madri femministe” percepite come rancorose e lamentose.

Ma per promuovere la partecipazione a SNOQ di tutte le generazioni è indispensabile preservare e alimentare la sua autonomia e il suo pluralismo: solo così la vasta rete del movimento può essere in grado di accogliere donne di ogni età, con o senza altre esperienze politiche e di militanza, e di parlare un linguaggio nuovo, capace di arrivare a tutte.

2. Cosa vogliamo

Le donne e gli uomini sono diversi, ma hanno uguali diritti. L’aspirazione che ci accomuna e che dà un senso e una direzione a quello che facciamo è avere un mondo intorno a noi fatto per le donne e per gli uomini e rispettoso delle tante diversità che attraversano gli uni e le altre. Per accogliere la libertà delle donne la società tutta deve cambiare e in profondità. Non si tratta solo di fare un po’ di spazio per accogliere le nuove venute, ma di rifare la casa. Il cammino è lungo, ma passi importanti sono stati già fatti.

Non siamo infatti sole nell’impresa a cui guardiamo, perché abbiamo una storia. Il movimento delle donne in questo Paese è stato vasto ed importante, ha prodotto conquiste rilevanti ed una legislazione avanzata. Altre conquiste sono però necessarie e possibili.

Oggi le emergenze, ovvero le libertà e i diritti negati o ignorati che richiedono un’azione decisa sulla scena pubblica sono:

* il lavoro: il lavoro delle donne che non c’è o è precario a livelli insostenibili, tali da essere incompatibile con la vita e con la dignità delle persone. Il lavoro, senza il quale non c’è autonomia, non c’è libertà di scelta, né la possibilità di esprimere i propri talenti o di essere madri, se lo si desidera; di prendersi cura di sé e degli altri; di essere cittadine in condizioni di parità senza rinunciare alla propria differenza;

* la maternità negata: come tre decenni fa la battaglia fu per la libertà di scelta contro l’imposizione della maternità come destino, anche oggi la battaglia è per la libertà di scelta perché la maternità è diventata un lusso. Mai come ora appare chiaro che la sola libertà concessa alle donne con relativa facilità è quella modellata sulle esigenze degli uomini;

* la violenza contro le donne: molti, troppi uomini sono incapaci di misurarsi con l’autonomia delle donne, con la loro indisponibilità, con il loro rifiuto. E una cultura diffusa del disprezzo e della sopraffazione, unita alle rappresentazioni di perpetua disponibilità dei corpi delle donne, li conferma nel loro pericoloso infantilismo. Per questo la violenza deve essere stanata e colpita alle radici, partendo dall’educazione nelle scuole;

* la presenza paritaria: le donne vogliono passare dalla rivendicazione di diritti all’esercizio della responsabilità politica. C’è bisogno di un forte impegno per sostenere la presenza paritaria delle donne in tutte le istituzioni sia politiche che sociali. Il principio è quello che nella sfera pubblica, come già normato nella famiglia, ciascun sesso ha diritto al 50% del potere decisionale;

* l’immagine delle donne veicolata dai media: è un’immagine falsa che giustifica e perpetua disprezzo e violenza perché riduce i corpi delle donne – spesso rappresentati acefali e a pezzi – a significare di sé solo la propria disponibilità, fissandoli in una staticità che non può essere attraversata dal tempo e dalla vita. La fissità di questi corpi preserva da qualsiasi cambiamento l’immaginario erotico e l’ordine culturale e sociale (anch’essi fuori dalla storia) a cui corrispondono. È anche dalla trasformazione di un intero immaginario che passa il riconoscimento pieno della cittadinanza politica delle donne.

* la coesione sociale e territoriale e l’Europa: la necessità di impostare il problema delle donne italiane, che è specialmente grave nel Meridione, anche come un problema grave di coesione sociale e territoriale; la necessità di guardare alle condizioni di particolare fragilità che vivono le donne immigrate (e le “nuove italiane”), più spesso a rischio di emarginazione economica, sociale, culturale e politica; al tempo stesso, la necessità di inserire la situazione italiana nel contesto europeo, e di guardare agli effetti delle strategie macroeconomiche europee sulle relazioni di genere e sulle condizioni economiche e sociali delle donne.

* la legalità: una matura agenda politica delle donne non può non comprendere oggi in Italia la questione della illegalità diffusa nel paese, e della sistematica riduzione degli spazi di democrazia e di libertà che essa comporta. L’economia sommersa dilaga nel paese, e le donne rappresentano la gran parte di questa forma di occupazione illegale “nero-rosa”. La corruzione affonda l’Italia sempre più in basso nelle classifiche mondiali, mentre la criminalità organizzata è la prima industria del paese, con pratiche familistiche che affossano la libertà delle donne e rendono la loro situazione più grave nel meridione.

Questi sono gli obiettivi che siamo convinte ogni politica delle donne e per le donne in Italia debba oggi perseguire, con nuova energia e determinazione. Ciò che con ancor più convinzione sosteniamo è che nessuno di questi obiettivi possa oggi essere disgiunto e perseguito in assoluta autonomia dagli altri: non esiste partecipazione paritaria delle donne all’ingresso nel mercato del lavoro e nell’uscita dal lavoro (età pensionabile) senza politiche di welfare per le donne; non esiste rappresentanza paritaria delle donne senza una nuova rappresentazione della differenza; non esiste lotta efficace alla violenza senza una trasformazione profonda della cultura; non esiste crescita dell’Italia e delle donne tutte senza politiche mirate per le donne che vivono nei territori dove sono più gravemente colpite da discriminazioni, esclusione dal lavoro, rimozione dalla scena pubblica, e per i gruppi di donne più gravemente marginalizzati; non esiste infine una visione politica di donne per le donne in Italia che non tenga conto della sua appartenenza alla compagine sovranazionale europea.

 

3. Come ci organizziamo

Noi che stiamo scrivendo questo documento siamo un gruppo di donne diverse l’una dall’altra: il gruppo che ha promosso e organizzato la mobilitazione del 13 febbraio, che ha promosso e organizzato la due giorni di Siena e si è allargato ad altre donne che hanno sostenuto con le componenti originarie lo sforzo della costruzione di Se Non Ora Quando. Siamo il gruppo che è diventato a Siena Comitato Promotore Nazionale del vasto movimento che è oggi formato dai tantissimi Comitati territoriali che sono nati lungo il percorso cominciato il 13 febbraio.

Proprio perché il CPN è un Comitato che non ha genericamente indetto una manifestazione o promosso la formazione di una rete di gruppi ed associazioni di donne pre-esistenti, ma ha fatto vivere il movimento, esercitando un compito

generale di indirizzo grazie alla sua visione e profilo politico, la sua permanenza, con tale funzione, ci appare ancora oggi indispensabile per l’esistenza di un movimento con i caratteri descritti.

Questione diversa è l’effettiva dimensione nazionale del nucleo direttivo.

Sentiamo infatti la necessità di creare un coordinamento nazionale formato da rappresentanti del CPN e da delegate dei comitati territoriali. Come formare questo coordinamento, con quali procedure, con quali compiti sono aspetti da discutere e decidere insieme.


20 marzo 2012 |

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