FUORI TUTTI, ESCLUSE LE DONNE

Marina Terragni Un gioco da ragazze

Dimenticate le quote rosa. Per cambiare il Paese bisogna “sfrattare” gli uomini dai posti di comando. Ne è convinta una giornalista-blogger di Io donna. Che ha scritto un libro per spiegarci da dove cominciare

di Paola Tavella

IO DONNA – 3 MARZO 2012

Sorelle d’Italia

Manca un anno alle elezioni politiche, il rinnovo dei governi locali è alle porte in molte città, i partiti tradizionali hanno perso credibilità: sono al collasso, ma fanno finta di nulla, commissionano sondaggi, oppure si inventano liste civiche. La regola che garantisce il riequilibrio della rappresentanza fra i generi è disattesa con estrema facilità, il Consiglio di Stato deve annullare giunte monosesso qua e là. A poco più di un anno dall’enorme manifestazione indetta dall’associazione Se Non Ora Quando, il 13 febbraio 2011, il dibattito sulla rappresentanza politica femminile è entrato nel vivo. Molte pensano che se un gran numero (non una quota) di ministri, parlamentari, consiglieri comunali e regionali fossero donne, la cura del bene comune sarebbe maggiore, i danni ridotti, il Paese governato con più equità, saggezza, compassione. Il femminismo e le sostenitrici della parità fra uomini e donne (cosa assai diversa dal femminismo) ne discutono dalla notte dei tempi. Ora Marina Terragni, giornalista di Io donna, già autrice di La scomparsa delle donne (Mondadori), blogger seguitissima anche su Leiweb, tratta proprio questo tema con un libro che si intitola Un gioco da ragazze (Rizzoli). In questo testo rapido e prezioso Terragni scrive che è ora di forzare la ritrosia e l’estraneità femminili a entrare nella politica degli uomini, farsi avanti e cambiarne le regole. «Le donne nelle istituzioni rappresentative stavolta devono essere tante, possibilmente giovani. Stringano un patto di lealtà fra loro, impongano i loro temi, cerchino di ridurre il danno della convivenza umana esercitando una quota minima di potere» spiega. Gli uomini al comando sono troppi, scrive Terragni: «Bisogna mandarne via un bel po’ e fare in modo che un numero corrispettivo di donne vada al loro posto». E poi sparigliare il gioco, trasformarlo in un “gioco da ragazze”.

COME? SEPARANDO LA POLITICA DAL POTERE, perché molte non lo amano, non desiderano averne, ne diffidano e cercano altri strumenti: «Grandi cambiamenti generali provocati da noi, come il divorzio o la femminilizzazione del lavoro, sono stati fatti partendo dalla periferia, senza potere» dice Terragni. Per una buona politica, inoltre, si devono tenere al centro “le creature piccole”. E spiega: «Va scelto quello che va bene per i bambini, le piante e gli animali. Nel linguaggio legale si chiama il superiore interesse del minore». Alessandra Bocchetti, teorica del pensiero della differenza, le fa eco: «Ho una nipotina di otto anni. È la mia unità di misura. Quello che non va bene per lei, non va bene per nessuno». Terragni aggiunge che è necessario far circolare l’amore nella sfera pubblica. «Molti uomini mi rispondono che l’amore non c’entra con la politica, con il lavoro, con l’economia. Io dico che è un modo maschile di difendersi dalle donne, che fanno moltissimo per amore, per esempio tutto il lavoro di cura che sostituisce il welfare e che sostiene il mondo».

ALESSANDRA BOCCHETTI: «È importante essere nella politica non perché siamo speciali, ma perché la classe politica deve somigliare a chi governa e siamo metà della cittadinanza. Non sarà facile spingere gli uomini a lasciare i loro posti, sarà una lotta corpo a corpo. Non sono per le donne ad ogni costo, ma sono per la politica delle donne a ogni costo. La politica delle donne è quella dell’ascolto. È un metodo. A Genova, per esempio, questo metodo ha trionfato. Alle primarie ha vinto Marco Doria perché ha praticato l’ascolto, e hanno perso due donne che l’hanno trascurato». Cristina Comencini, regista, scrittrice, fra le fondatrici di Se Non Ora Quando, commenta: «Essere candidate ed elette in moltissime sarà difficile. Perfino gli uomini migliori non vorranno farsi da parte. Penseranno che è un doppio svantaggio: perdono le poltrone per lasciarle alle donne, e perdono anche le donne che nella vita di ogni giorno sostituiscono i servizi essenziali. Dobbiamo spiegare molto bene perché è d’aiuto a tutti votare le donne. Per la modernizzazione del Paese, per la giustizia, ma soprattutto perché sappiamo governare bene. Già lo facciamo: fuori dai partiti, fuori dalla politica, siamo noi che teniamo insieme tutto. Il Paese andrebbe a pezzi senza il nostro lavoro instancabile, gratuito, disinteressato. Sarà una rivoluzione immensa, di cui neppure possiamo immaginare la portata e le conseguenze».

“Devono essere tante, possibilmente giovani. Stringano un patto di lealtà fra loro, impongano i loro temi, cerchino di ridurre il danno della convivenza umana esercitando una quota minima di potere” (Marina Terragni)

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