IL NOSTRO INTERVENTO ALL’INCONTRO DEI COMITATI A ROMA IL 18 MARZO

L’8 marzo ho avuto l’opportunità di assistere alla lectio magistralis di Chiara Saraceno, una riflessione molto amara dal titolo: “Una cittadinanza ancora dimezzata?”, L’intervento a 360 gradi ha ad un certo punto analizzato quello che era successo dal 13 febbraio, mettendo il nostro movimento al centro del suo discorso e pur con luci ed ombre riconoscendogli di fatto un’importanza fondamentale sulla scena pubblica.
Non che non ne fossi consapevole, ma sentire per l’ennesima volta persone autorevoli come la Saraceno, riconoscere a questo movimento un rilievo e un peso giustamente acquisiti sul campo, mi ha fatto riflettere.
Perché credo che proprio a noi, che lo abbiamo vissuto attimo per attimo, a volte sfugga l’unicità e l’entità di quello che è stato non solo il 13 febbraio, ma anche tutto quello che ne è seguito.
Possiamo sicuramente dire che i tempi fossero maturi, che non arrivavamo certo dall’anno zero, che per anni le donne dei movimenti hanno continuato a tessere reti, ad esserci, ma chi ha saputo cogliere l’attimo, chiamare a raccolta le donne (e molti uomini) in tutto il paese, a coagulare una forza che scaturiva da tante donne e che non era solo determinata dall’ insofferenza verso comportamenti che sviliscono l’immagine della donna, ma che arrivava da più lontano, dal non poterne più di continuare ad essere invisibili nella sfera pubblica ed essere, al contrario una risorsa ampiamente sfruttata in quella privata, chi ha colto questo è stato un gruppo di donne che ha creduto che il momento di dire basta fosse arrivato, che ha scelto modi, tempi e parole, che ha saputo parlare a tutte e che è riuscito a far salire sullo stesso palco la leader della CGIL e la suora che si occupa di tratta.
Credo che il riconoscimento di tutto ciò sia un atto doveroso e necessario per iniziare a costruire insieme una casa comune , ma che ha già delle fondamenta.
Ma la complessità per la sua realizzazione richiede sicuramente la necessità di trovare formule nuove, di mettere in campo nuovi modelli di gestione che coinvolgano tutte, con grande coraggio e generosità da parte di ognuna di noi e credo che la proposta di organizzazione del Comitato promotore coniughi bene la necessità di coinvolgere maggiormente i territori nelle decisioni e di prendere decisioni in tempi brevi.
Il secondo punto nodale è che dal modo in cui costruiremo questa rete, dalla nostra capacità di eliminare steccati, di rimuovere le diffidenze, dalla nostra abilità a trovare punti di accordo e ad armonizzare le inevitabili differenze potrà scaturire finalmente l’opportunità di essere un soggetto organizzato a stare sulla scena pubblica, ad essere un interlocutore ascoltato dalla politica sui temi che abbiamo individuato a Siena e su altri che insieme decideremo essere prioritari. Ed anche in questo caso sono richieste generosità e capacità di inclusione soprattutto di coloro che per età, altre esperienze, scelte si avvicinano per la prima volta ad un mondo, quello dell’associazionismo femminile che troppe volte inclusivo non è ed è molto elitario.
Credo che l’efficacia della pressione che dovremo continuare ad esercitare, come è successo già in molti casi (penso alla richiesta di giunte equilibrate nella scorsa tornata elettorale amministrativa) è strettamente collegata all’idea di compattezza e unità che riusciremo a trasmettere. Il rischio reale è che dopo essere tornate prepotentemente sulla scena politica, ne veniamo di nuovo escluse , rischio che sembra emergere dalle decisioni che sino ad ora sono state assunte e che peseranno in modo sproporzionato sulle donne , dalla sensazione che i provvedimenti economici siano ancora una volta neutri e dalla constatazione che restano irrisolte questioni di disuguaglianza
Laura Onofri
per il Comitato Se non ora quando – Torino

22 marzo 2012 |

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