Dalla parte delle donne

21-03-2012 08:50:36

Rassegna stampa SNOQ

 

Dopo le polemiche e un´interrogazione parlamentare bipartisan, RaiUno manderà in onda da martedì la serie di quattro film sullo stalking, i maltrattamenti in famiglia, lo sfruttamento della prostituzione. Von Trotta: “Se c´è violenza non è vero amore”. La regista tedesca dirige “La fuga di Teresa”, storia di una coppia altoborghese in cui il marito è un torturatore. Con Stefania Rocca e Alessio Bon. Il 27 apre la collezione la fiction diretta da Liliana Cavani sullo stalking. Nel pomeriggio sarà presentata nell´Auletta dei Parlamentari

di Silvia Fumarola da La Repubblica, 21 marzo 2012

Roma – Ritratto di famiglia borghese in un interno, ma niente è come appare. Il marito (Alessio Boni), stimato chirurgo, è l´aguzzino della moglie (Stefania Rocca), una donna che chiusa in se stessa sceglierà il suicidio. Solo dopo la morte della madre, la sedicenne Teresa (Nina Torresi, bravissima), capirà la scelta estrema della donna, privata del bene più grande: l´autostima. La fuga di Teresa girato da Margarethe Von Trotta a Trieste, fa parte della collezione Mai per amore dedicata alla violenza sulle donne che finalmente – dopo le polemiche e un´interrogazione parlamentare – andrà in onda su RaiUno da martedì.

Quattro fiction prodotte e sostenute da Claudia Mori, per denunciare un fenomeno diventato emergenza sociale. Apre la serie, il 27, Troppo amore di Liliana Cavani, con Antonia Liskova e Massimo Poggio, sullo stalking. Il film, dopo che donne di diversi schieramenti avevano firmato un´interrogazione parlamentare al ministro Fornero (iniziativa promossa da Sandra Zampa e Albertina Soliani) perché la Rai mandasse in onda la serie, sarà presentato lo stesso giorno nel pomeriggio nell´Auletta dei Parlamentari dalla regista con Mara Carfagna e Barbara Pollastrini, alla presenza del vicepresidente della Camera Rosy Bindi. Il 3 aprile sarà la volta di Ragazze in web di Marco Pontecorvo con Carolina Crescentini e Francesca Inaudi sulla vendita del corpo sul web, il 10 della Fuga di Teresa e il 17 di Helena e Glory, sempre di Pontecorvo, con Barbora Bobulova, sullo sfruttamento della prostituzione.

Nel mondo una donna viene uccisa ogni otto minuti, l´Italia è la prima nazione in Europa per omicidi in famiglia; una donna su tre fra i 16 e i 70 anni ha subito almeno una volta atti violenti da parte di uomini. «La violenza familiare riguarda tutte le classi sociali, la borghesia è brava a nasconderla perché deve salvare l´apparenza. È sempre stato così» spiega Margarethe Von Trotta che ha accettato subito il progetto «perché il tema è importante. Oggi se ne parla di più, associamo sempre il fenomeno alle classi inferiori, come se nelle case dove c´è istruzione e benessere, l´uomo non possa diventare torturatore. Non è così». Nel film La fuga di Teresa, il cardiochirurgo Boni, amorevole con i pazienti, schiaccia la moglie fino ad annullarla, in un vortice di violenza psicologica. «Spesso leggiamo di donne picchiate, uccise dai loro uomini, ma si racconta poco di quelle che subiscono umiliazioni dentro le mura domestiche, dove dovrebbero sentirsi al sicuro. Ogni uomo pensa di esercitare il controllo» spiega la regista tedesca di Anni di piombo «Boni lo fa sedando la moglie con gli antidepressivi: per annullarla, certo, e averla tutta per sé. Urla: “Voleva solo me, noi ci amavamo”, e parlando di lei piange come un animale, vive quest´illusione. Ma appena scopre il desiderio d´indipendenza della moglie vuole farne un´altra donna, trasformarla. Il possesso non è mai amore, la violenza – anche quella psicologica – non lo è».

Nella storia scritta da Andrea Purgatori è un commissario (Ninni Bruschetta) umano, ostinato e diffidente, a scoprire la verità prima che rivolga la sua lucida follia nei confronti delle figlie. «Boni usa il bisturi anche con le emozioni: non guarda dentro di sé, annulla la moglie e fa lo stesso con le figlie», spiega Von Trotta «di colpo si sente abbandonato. La figlia Teresa all´inizio non capisce la madre, anzi sono in conflitto; solo dopo il suicidio, metterà insieme i pezzi. Le storie sui giornali sono la punta dell´iceberg: il problema è denunciare. In Italia le donne sono considerate una proprietà, è un retaggio culturale». «Nel dopoguerra gli uomini erano soldati e le donne organizzavano tutto» continua la regista che ha finito di girare il film con Barbara Sukova sulla filosofa Hannah Arendt «Così hanno capito che erano anche forti, poi hanno perso colpi e negli anni 50 anche in Germania una donna non poteva lavorare senza il permesso dell´uomo o avere un conto in banca. Oggi siamo emancipate culturalmente e economicamente. Gli uomini sono combattuti tra l´idea che l´autonomia sia giusta e la paura di perdere il potere».

Claudia Mori non ha dubbi: «La mancanza di autostima fa disastri, la donna confonde l´amore con la violenza perché non ha imparato a stimarsi e accoglie l´uomo anche quando diventa un carnefice, perché questo è. Con una sana autostima, se mio marito o il mio compagno mi dà un cazzotto lo denuncio o lo lascio. La gelosia non è un eccesso d´amore ma l´inizio di un atto brutale. Purtroppo generazioni di donne sono state educate intorno all´idea che il maschio sia il centro di tutto, un´idea aberrante sostenuta da una certa ignoranza. La violenza sulle donne non è solo un problema delle donne. Le leggi ci sono, chi è vittima di stalking oggi può denunciare il suo aguzzino. Diffidare di un uomo che dice: “Sei mia”. Io dico sempre: “Tu sei tuo, io sono mia”. Non m´illudo che quattro film possano cambiare le cose, ma il linguaggio della fiction è potente e arriva a tutti, crea attenzione».

www.senonoraquando.eu/?p=8714

www.maiperamore.rai.it

Lascia un commento