Anche il silenzio parla di Antonella Anselmo

Ancora un’indimidazione, violenta,dal significato inequivoco, questa volta con colpi di arma da fuoco. È il limite invalicabile segnato dal crimine organizzato, limite che lo Stato democratico non “dovrebbe” varcare, per non compromettere “altri” interessi, quelli non scritti, nelle leggi dello Stato né negli statuti comunali. Quel limite che sottointende l’imposizione di una convivenza, sul medesimo territorio. E questa dura verità ci coinvolge tutte. Ma questa volta la dottoressa Maria Carmela Lanzetta , Sindaca di Monasterace, nella Locride, ha rassegnato le proprie dimissioni. Giustamente. Lo Stato non può pretendere vittime sacrificali. Il fatto non è personale, è politico perchè investe quella comunità e più in generale il Paese. E dunque questo fardello deve essere condiviso, in modo collettivo, dalle Istituzioni e dalla società civile.
L’episodio determina diversi effetti: sul piano amministrativo, giudiziario e politico. Non appena le dimissioni della Sindaca diverranno efficaci e irrevocabili, trascorso il termine di venti giorni dalla loro presentazione al Consiglio Comunale, a norma degli artt. 53 e 141 del Testo Unico sugli Enti Locali si avvierà la procedura di Commissariamento da parte dell’autorità statale. Sarà molto importante come il Ministero dell’Interno gestirà il Commissariamento per garantire continuità politico-amministrativa e ordine pubblico. Parimenti anche la magistratura dovrà indagare efficacemente sull’episodio ed individuare i responsabili. Confido pienamente nell’operato delle Istituzioni, ma una cosa è certa: l’esercizio di funzioni pubbliche, di governo locale – che se svolte da una donna verosimilmente comportano anche gravi sacrifici della propria vita familiare e professionale – non può comportare la messa in pericolo della sicurezza e dell’incolumità personale.
È evidente che quell’intimidazione, oltre a investire in modo diretto e violento la Sindaca di Monasterace, è un attentato alla sovranità popolare e ai diritti elettorali, su cui si fondano le regole democratiche della rappresentanza e della sovranità popolare. E il silenzio della gran parte dei media nazionali è preoccupante perché testimonia un sentimento di estraneità nei confronti del Sud ed una scarsa percezione della gravità dell’episodio. Esprime anche una dimenticanza: l’ unità e indivisibilità della Nazione, che è cornice e fondamento del riconoscimento delle autonomie locali.
Ma il silenzio può anche esprimere supina accettazione. Per questa ragione sento il bisogno di scrivere, di ricordare il nostro incontro di Novembre a Monasterace con la Sindaca Lanzetta e l’on. Angela Napoli, con le altre donne dell’Amministrazione Comunale, del Comitato Promotore e dei comitati territoriali SNOQ, con le associazioni. È stato un incontro denso di emozioni e speranze: abbiamo parlato – con convinzione – di legalità, rappresentanza, cultura e sviluppo, sia pure nella consapevolezza delle enormi difficoltà e del tempo che ci occorre. Oggi desidero ribadire, a titolo personale, quell’impegno.
Ma non solo. Mi auguro che al prossimo incontro di aprile sulla rappresentanza le donne affrontino seriamente la questione della legalità, in particolare nell’accesso e nell’ esercizio delle cariche elettive: eleggibilità, incompatibilità, selezione delle canditature, white lists, decadenza. Mi sembra evidente che non si possa pensare ad una prospettiva “di genere” , a democrazia paritaria o partecipata, se non sono garantite le condizioni essenziali della democrazia stessa. Lo status di cittadine presuppone consapevolezza e responsabilità: e quando i diritti di cittadinanza vengono minacciati, se non addirittura negati, occorre difenderli. Ma non da sole.

Antonella Anselmo
Comitato Promotore Nazionale Se Non Ora Quando

1 aprile 2012 |

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