A che punto è Snoq?

3 aprile 2012

D La Repubblica

Camilla Gaiaschi

 

Passato di scena il berlusconismo, dove sono finite e che cosa stanno facendo le donne che il 13 febbraio 2011 avevano riempito le piazze al grido di Se Non Ora Quando? Il movimento che poco più di un anno fa aveva mobilitato un milione di persone in difesa della dignità delle donne si prepara a giocare la partita forse più delicata della sua recente storia: dotarsi di una struttura organizzativa democratica e partecipata. Nato sull’onda del rubygate, Snoq – che nel frattempo ha visto salire a 140 i comitati sparsi per l’Italia – ha attraversato alcune tappe importanti: è diventato movimento organizzato il 9-10 luglio a Siena, si è posto come interlocutore delle forze politiche in occasione della manifestazione dell’11 dicembre. Nel frattempo ha cominciato a costruire l’agenda politica, partendo dai territori: il 3-4 marzo a Bologna si è discusso di lavoro, il 14 aprile a Milano si parlerà di rappresentanza delle donne nella politica, in ottobre a Torino sarà la volta della violenza. Ma la scommessa più importante è forse quella che ha a che fare con la “governance” interna, alla luce delle richieste giunte da alcuni territori di allargare la struttura decisionale.

Ovvero: condividere le scelte in maniera “orizzontale” attraverso la costituzione di un organismo nazionale dove far confluire il comitato promotore e i rappresentanti dei comitati locali. Arrivare a inserire nell’agenda di Snoq la questione della rappresentanza interna non è stato sempre indolore e trovare una formula che soddisfi le diverse anime del movimento non sarà certo facile ma un primo importante passo in questa direzione è stato fatto domenica 18 marzo a Roma, nella casa internazionale delle donne, dove 200 donne in rappresentanza di 33 comitati (senza contare chi ha seguito l’evento via streaming) si sono incontrate per discutere di una prima proposta organizzativa. La questione non è di poco conto: “in gioco c’è non solo il futuro di Snoq” spiega Elena Del Giorgio, ricercatrice del centro donne e differenze di genere dell’Università Statale di Milano, “ma la possibilità di superare, per la prima volta, il carattere frammentario dell’associazionismo locale e creare un movimento delle donne il più ampio possibile, che abbia rilevanza nazionale e che si ponga come interlocutore politico”. La sfida non è semplice perché si tratta di trovare “una sintesi tra le tante realtà che da anni portano avanti le battaglie per i diritti delle donne nei territori e la forte ventata di novità che Snoq rappresenta, con la sua vocazione al pluralismo politico e culturale e la sua capacità di attrarre donne che prima di oggi erano lontane dal femminismo e dalla politica”. Per fare questo è necessario però che tutte siano pronte a rinunciare a un pezzo della propria sovranità: riuscirci è l’obiettivo che Snoq deve porsi per le donne e per il paese.

Lascia un commento