“Così oggi le conquiste delle donne sembrano un lusso”

Pubblichiamo il nostro  commento  alla risposta di Natalia Aspesi ad una lettera dal titolo  “Così oggi le conquiste delle donne sembrano un lusso” pubblicato su Venerdì di Repubblica del 30 marzo.

Ecco l’articolo:

così oggi le conquiste
delle donne
sembrano un lusso
Sono una cinquantaquattrenne, ho visto entrare in casa il primo frigorifero, la prima cucina a gas, la prima televisione in bianco e nero e la prima lavatrice, che considero la vera grande rivoluzione copernicana del XX secolo per noi donne. Sono figlia della minigonna e della pillola, ho votato ai referendum sul divorzio e sull’aborto, praticamente sono una memoria storica. Mai avrei immaginato di assistere a una regressione così violenta delle donne nella società italiana. Se non ora quando? Prima, molto prima. Sono anni che noi donne italiane stiamo regredendo, complici una televisione di cattivo gusto e un’informazione che è un bollettino di guerra per ciò che riguarda abusi, soprusi sul lavoro, violenze e uccisioni domestiche, sdoganate come raptus imprevedibili.
Non ci si può permettere di abbassare la guardia mai, ma noi lo abbiamo fatto. Le nostre figlie davano per scontato sia gli elettrodomestici che le nostre conquiste, senza sapere che ciò che si conquista va comunque difeso, salvaguardato, come si fa con la libertà, con la cultura, con la repubblica. La differenza tra i movimenti di liberazione della mia generazione e il “se non ora quando” attuale sta nel fatto che noi lottavamo per “tutte”, ribadendo il diritto di tutte allo studio e alla cultura e al lavoro, perché solo il lavoro sancisce la libertà di scegliere la propria vita. Lasciatemi concludere con una profonda considerazione tratta dal libro Per l’alto mare aperto di Eugenio Scalfari, dove Ulisse, al termine del suo viaggio terreno di una sola cosa è consapevole: che il tempo è passato. Cosa c’è di più tragico e struggente? La sensazione che il tempo sia trascorso invano.
Stefania | RavennaCerto, niente è mai definitivamente acquisito, soprattutto per le donne. Ma se le ragazze di oggi non lo sanno, è perché le madri, le nonne, non le hanno messe in guardia, non hanno loro raccontato il passato. Chi ha vissuto gli anni del femminismo esaltante, può ricordare che allora attorno ai movimenti c’era più democrazia, più voglia di cambiare, differenze di classe e ricchezza meno evidenti, passione per la giustizia, e a reclamare libertà, parità e dignità non erano solo le donne. “Se non ora quando” è stato almeno il grido di un risveglio, del bisogno delle donne di ritrovarsi insieme, per liberarsi della palude in cui indubbiamente ci troviamo. Poi, almeno per ora, non è successo niente. Il mondo è confuso, gravato da enormi problemi, e sta pensando ad altro; noi donne pure, come se tutto quello che pareva conquistato fosse ormai solo un lusso che non ci si può permettere.

e il nostro commento inviato alla giornalista:

Buongiorno,

un breve commento alla sua risposta “Così le conquiste delle donne sembrano un lusso” comparsa sul Venerdì di Repubblica lo scorso 30 marzo. Come figlie, sorelle, madri, nonne e anche qualche bisnonna, vorremmo dire che il passato e la sua narrazione sono parte della nostra vita, ma è triste osservare che  il nostro  passato e presente hanno avuto e continuano ad avere poco spazio sui mezzi di informazione dove quasi sempre filtrano solo  fatti clamorosi (e non stiamo a discutere su che cosa è ritenuto “clamoroso”).

Il 13 febbraio le donne di Se non ora quando, loro per prime incredule, hanno portato in piazza più di un milione di persone in Italia e  in molte città in giro per il mondo. Come spesso accade  nella storia, che nel nostro paese sembra non insegnare mai nulla, ancora una volta le donne hanno “sentito” e accolto per tutti la necessità di DIGNITA’ degli italiani. L’”informazione” non ha potuto non dare la notizia, ma ricordiamo bene che a Torino le amiche giornaliste hanno dovuto battagliare perché il servizio sulla manifestazione passasse sulla Rai non tra i fondi di cronaca e per meno di un minuto…..

Lei, giornalista attenta e sensibile, dice che dopo quel grido di risveglio non è successo niente…Certo, nel Paese ci saremmo aspettate qualche risposta concreta di cambiamento.

Ma se per niente vuol dire che un milione di persone non sono più scese in piazza è indubbiamente vero, ma solo se un milione di persone scendono in piazza accade qualcosa?

Dal 13 febbraio 2011 Se non ora quando, con difficoltà, successi e il lavoro di quelle tante che hanno deciso che è ora di fare qualcosa ha continuato il suo cammino. Sono nati 160 comitati sparsi per la penisola, in grandi e piccole città, attivi nelle politiche di genere sul loro territorio. Nell’estate scorsa, a Siena, per due giorni, si sono consolidate le basi per superare la frammentazione del movimento delle donne per contare a pieno titolo nel dibattito politico, pubblico, per costruire una rete capace di fare proposte concrete su lavoro e maternità, rappresentanza e rappresentazione corretta sui media. Per far si che l’Italia sia un Paese anche per le donne. Lo spettacolo teatrale “Libere” di Cristina Comencini, che mette al centro la relazione intergenerazionale tra donne per riprendere un dialogo, un impegno comune che sembrava interrotto, è andato in giro per l’Italia, in teatri, scuole, in luoghi difficili come nella Locride, suscitando un grande interesse e voglia di un nuovo impegno. L’11 dicembre scorso le stesse donne sono tornate in piazza perché anche senza Berlusconi restano ancora problemi irrisolti, per portare avanti proposte concrete di genere. A Torino, ad esempio, un recente convegno ha approfondito con avvocate e magistrati la sentenza della Cassazione “sullo stupro di gruppo” di cui la maggioranza dei giornali aveva dato notizia, badando alla componente “scandalistica” senza fare corretta informazione.

Sarebbe ancora  lungo l’elenco di iniziative che potremmo raccontarle per ricordare che  dopo il “grido” del 13 febbraio le donne non sono rimaste silenziose per  uscire “dalla palude”. Non è un cammino facile e per questo il ruolo dell’informazione  è fondamentale per dare una corretta visione di quello che le donne sono e fanno in questo paese.

Grazie se pubblicherà questa nostra e se vorrà condividere i nostri obiettivi.

 SNOQ TORINO

4 aprile 2012 |

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