“Da anni non si fa nulla per le famiglie”

Intervista all’economista Daniela del Boca  di di Natascia Ronchetti – 

da Donne sul Web  -16 Aprile 2012

Bisogna risalire al 2007 per rintracciare politiche di sostegno alla famiglia. Da allora, in Italia, c’è stato solo un immenso vuoto. Accompagnato da un graduale smantellamento del welfare. Parola dell’economista Daniela Del Boca, per la quale i provvedimenti di sostegno all’occupazione, in particolare quella femminile, non possono prescindere dall’investimento su una rete di servizi di qualità. “Invece – dice -, stiamo disperdendo un patrimonio”.
Partiamo dalla riforma del lavoro. Si poteva fare di più?
C’erano molte aspettative, e anche comprensibili. Questo perché il tema del lavoro è molto importante e la riforma porta la firma di un team molto qualificato. Ma si è persa forse l’occasione di coinvolgere il ministero per lo Sviluppo economico e il dipartimento Politiche per la famiglia, che avrebbero potuto contribuire con un piano di crescita del Paese e azioni a sostegno delle lavoratrici madri.
E invece?
Invece abbiamo un testo che protegge più all’uscita che in entrata. Si tutela chi un lavoro già ce l’ha, mentre abbiamo una schiera di giovani disoccupati. Inoltre oggi, nel nostro Paese, tutto pesa sulle famiglie. E’ dal 2007 che non si fa più nulla per sostenerle. E’ in corso lo smantellamento di un patrimonio di servizi, a partire da asili nido di qualità, che ha un forte impatto sull’occupazione femminile. Molte Regioni, a fronte della carenza di risorse, stanno esternalizzando i servizi. E’ una china pericolosa. Oggi una donna su cinque esce dal mercato del lavoro alla nascita del primo figlio. Numeri che dovrebbero essere presi in seria considerazione.
Sono previsti i voucher per la baby sitter…

Sì, ma sarebbero davvero importanti solo se accompagnati da altre azioni, da soli non possono compensare lo smantellamento dei servizi. I vouchers per la baby sitter possono contribuire all’emersione di questi lavori spesso nel mercato informale. Le donne sono esaurite dal sovraccarico di lavoro familiare: è necessario fare qualcosa sul piano dei servizi per consentire loro di poter mantenere l’occupazione dopo la nascita dei figli .
Quali politiche dovrebbero essere adottate?
Servono incentivi per facilitare il lavoro di cura famigliare, crediti di imposta a favore delle donne che lavorano e che utilizzano lavori di cura, sulla falsariga del modello inglese, e la possibilità del part time dopo i congedi di maternità per frenare l’uscita dal mercato del lavoro alla nascita del primo figlio. Servono anche congedi di paternità obbligatori più lunghi dei tre giorni proposti. Che aiutino ridurre le asimmetrie nella coppia e a difendere la continuità delle carriere femminili. Per quanto riguarda i congedi parentali, una strada importante sarebbe quella di incentivare congedi part-time per ambedue i genitori, sull’esempio della Svezia e Norvegia. In questo modo si ridistribuiscono su ambedue i genitori i costi dei figli sulle carriere lavorative

Il modello danese della flexsecurity potrebbe funzionare in Italia?

La Danimarca è un Paese molto più ricco del nostro, che sconta anche forti divari, non solo di genere, ma anche geografici e tra generazioni. La Danimarca destina alle politiche attive del lavoro l’1,8% del Pil, noi siamo allo 0,5, penultimi nella classifica europea. Un modello come quello danese sarebbe inevitabilmente molto costoso. Comunque i passi in questa direzione sono importanti e vanno nella direzione giusta
17 aprile 2012 |

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