Lidia Poet: prima donna iscritta ad un Ordine degli Avvocati

L’avv. Mario Napoli, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Torino, in occasione della presentazione di “Libere”  di Cristina Comencini, alla Fondazione dell’Avvocatura, ha ricordato   che l’Ordine di Torino è stato il primo a consentire l’iscrizione di una donna nel proprio albo, nel 1883 ;  e dobbiamo attendere il  1981  per vedere una donna nel CSM e solo nel 1996 alla Corte Costituzionale.

Lidia Poët nasce nel 1855 a Pinerolo; nel 1881 si laurea e, dopo due anni di pratica, chiede di essere iscritta perché non vi era nella legge una specifica esclusione: all’esame aveva ottenuto 45/50. Viene iscritta (8 voti favorevoli, 4 contrari) ma l’iscrizione è impugnata dal Procuratore del Re alla Corte d’Appello che annulla malgrado si fosse già allora sviluppato un forte dibattito. “Non ci siano mai né donne avvocato né donne soldato”.

Lidia Poët ricorre in Cassazione (all’epoca a Torino), ma la Corte respinge: sarà poi attiva nei movimenti femministi internazionali e si potrà iscrivere all’Albo ed esercitare solo a 65 anni in seguito alla legge 1176/1919 (grazie a Lodovico Mortara, che già aveva portato all’abolizione dell’umiliante autorizzazione maritale al lavoro femminile) che consente alle donne alcuni pubblici incarichi e le libere professioni. Ecco  un passo della sentenza della corte d’appello nella sua delirante motivazione:

“La questione sta tutta in vedere se le donne possano o non possano essere ammesse all’esercizio dell’avvocheria (…). Ponderando attentamente la lettera e lo spirito di tutte quelle leggi che possono aver rapporto con la questione in esame, ne risulta evidente esser stato sempre nel concetto del legislatore che l’avvocheria fosse un ufficio esercibile soltanto da maschi e nel quale non dovevano punto immischiarsi le femmine (…). Vale oggi ugualmente come allora valeva, imperocchè oggi del pari sarebbe disdicevole e brutto veder le donne discendere nella forense palestra, agitarsi in mezzo allo strepito dei pubblici giudizi, accalorarsi in discussioni che facilmente trasmodano, e nelle quali anche, loro malgrado, potrebbero esser tratte oltre ai limiti che al sesso più gentile si conviene di osservare: costrette talvolta a trattare ex professo argomenti dei quali le buone regole della vita civile interdicono agli stessi uomini di fare motto alla presenza di donne oneste. Considerato che dopo il fin qui detto non occorre nemmeno di accennare al rischio cui andrebbe incontro la serietà dei giudizi se, per non dir d’altro, si vedessero talvolta la toga o il tocco dell’avvocato sovrapposti ad abbigliamenti strani e bizzarri, che non di rado la moda impone alle donne, e ad acconciature non meno bizzarre; come non occorre neppure far cenno del pericolo gravissimo a cui rimarrebbe esposta la magistratura di essere fatta più che mai segno agli strali del sospetto e della calunnia ogni qualvolta la bilancia della giustizia piegasse in favore della parte per la quale ha perorato un’avvocatessa leggiadra (…). Non è questo il momento, né il luogo di impegnarsi indiscussioni accademiche, di esaminare se e quanto il progresso dei tempi possa reclamare che la donna sia in tutto eguagliata all’uomo, sicchè a lei si dischiuda l’adito a tutte le carriere, a tutti gli uffici che finora sono stati propri soltanto dell’uomo. Di ciò potranno occuparsi i legislatori, di ciò potranno occuparsi le donne, le quali avranno pure a riflettere se sarebbe veramente un progresso e una conquista per loro quello di poter mettersi in concorrenza con gli uomini, di andarsene confuse fra essi, di divenirne le eguali anziché le compagne, siccome al provvidenza le ha destinate”.

Il 10 marzo scorso  a Perrero,  suo paese natale,  è stata scoperta una lapide in suo onore.

17 aprile 2012 |

Lascia un commento