Nel Nord dell’Europa: dove i conti (delle nascite) tornano

di  Gunnar Andersson*    da Neodemos.it  popolazione società politiche del 18/4/2012

Neodemos ha dato recentemente (04/04/2012 ) notizia del Convegno internazionale intitolato “Nascere in Portogallo” voluto dal Presidente della Repubblica portoghese, Cavaco Silva, sul tema delle cause e delle conseguenze della bassa feconditàdel paese, nel quadro della generale evoluzione demografica europea. Gunnar Andersson, che vivamente ringraziamo, ha consentito a condividere con i lettori di Neodemos alcuni risultati della relazione da lui presentata. C’è un modello nordico, afferma Andersson, conseguente a politiche sociali che hanno reso sostenibile un’alta partecipazione femminile al mercato del lavoro con una riproduttività relativamente elevata. Una strada che i paesi dell’Europa del sud, Italia in testa, stentano ad imboccare.

Due figli: un equilibrio invidiato

ingrandisci figura-1-gunnard.jpgI paesi scandinavi mostrano da lungo tempo un’invidiata stabilità riproduttiva, pur con qualche ciclo congiunturale. Negli ultimi anni, il numero di figli per donna (misura congiunturale) di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia converge nello spazio ristretto tra 1,9 e 2,0 (Figura 1); la fecondità delle coorti nate alla metà degli anni ’60 è compresa tra 1,9 e 2,1. La continua diminuzione della fecondità per le donne più giovani (sotto i 30 anni) si è ultimamente arrestata, mentre continua la ripresa della fecondità delle donne meno giovani, oltre i 30 anni, in corso da almeno tre decenni. Il ciclo riproduttivo si è decisamente spostato in avanti, un mutamento strutturale che – però – ha cessato di essere associato con la bassa fecondità.

Uguaglianza sociale e fecondità

ingrandisci figura-2-e-3.jpgUna delle caratteristiche – e forse anche una causa profonda – della stabilità della fecondità è la relativa uguaglianza di comportamenti anche di fronte alle disuguaglianze sociali. Va anche aggiunto il fatto che alcune disuguaglianze sociali, e soprattutto di ruoli, sono andate cancellandosi, rendendo la società più uguale per alcuni fondamentali aspetti. In primo luogo, il lavoro non discrimina più tra uomini e donne: la Figura 2 mostra l’andamento dei tassi di attività femminili nei quattro paesi, che già nel 2000 avevano raggiunto una sostanziale convergenza, riducendo ai minimi termini la distanza rispetto agli uomini. L’aumento del lavoro femminile risulta associato con una maggiore propensione ad avere figli. Una tendenza coerente con il rovesciarsi – a livello macro, tra i paesi più ricchi – della tradizionale relazione inversa tra lavoro della donna e fecondità. Inoltre aumenta rapidamente la partecipazione degli uomini al lavoro familiare. Un indicatore significativo è costituito dalla fruizione dei congedi familiari da parte dei padri, che è in forte ascesa (Figura 3). L’altro aspetto fondamentale è il decisivo chiudersi delle divergenze riproduttive dovute a fattori sociali, quali quelle legate al diverso grado di istruzione; alla residenza in aree rurali, urbane o metropolitane; o all’essere nati nel paese o all’estero – cioè tra nativi ed immigrati.

Quanto contano le politiche sociali?

Dimostrare l’impatto delle politiche sociali sulla fecondità a livello macro è assai problematico e i risultati sono in genere poco robusti. Maggiori soddisfazioni danno le analisi condotte a livello individuale, ed in questo ambito opera un progetto di ricerca che indaga le singole storie riproduttive, sulla scorta dei dati contenuti nei registri anagrafici dei quattro paesi, e le loro reazioni di fronte all’introduzione di particolari misure sociali. Come per esempio l’effetto positivo sulla fecondità dell’introduzione del così detto “speed premium” in Svezia – cioè un incentivo legato ai trasferimenti per congedo parentale, alla nascita di un figlio, che premia le coppie con una ravvicinata nascita successiva (Andersson, Hoem e Duvander 2006). Oppure l’indagine dei comportamenti differenziali delle coppie in funzione del congedo parentale usufruito dal padre. In questi ed altri casi si è dimostrato il successo di politiche specifiche.

Per saperne di più

Gunnar Andersson, Social Context and Human Fertility: The Nordic Countries, Conferenza “Nascer em Portugal”, Cascais, 17 febbraio 2012.

Gunnar Andersson, Jan M. Hoem, Ann-Zofie Duvander, Social differentials in speed-premium effects in childbearing in Sweden, “Demographic Research”, Vol. 14, 4, 2006

Gunnar Andersson, A review of policies and practices related to the “highest-low” fertility of Sweden. “Vienna Yearbook of Population Research”, 2008: 89-102.
* Stockholm University

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