ROSSO DI SERA

Trentacinquemila le partigiane, inquadrate nelle formazioni combattenti, ventimila le patriote, con funzioni di supporto, settantamila in tutto le donne organizzate nei Gruppi di difesa,  sedici le medaglie d’oro, diciassette quelle d’argento, cinquecentododici le commissarie di guerra, seicentottantatre le donne fucilate o cadute in combattimento, millesettecentocinquanta le donne ferite, quattromilaseicentotretatre le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti, milleottocentonovanta le deportate in Germania. Sono questi i numeri (dati dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) della Resistenza al femminile, una realtà poco conosciuta e studiata.

Noi vogliamo ricordarle tutte nella giornata del 25 aprile con questa storia di Guido Bono che parla della sua mamma, staffetta partigiana, pubblicata nel primo volume del libro “Quando io ero piccolo”, antologia di ricordi d’infanzia.

 

 

Li cercavano casa per casa. 

E, se ne trovavano uno bruciavano tutto.

Entrarono erano in 10, forse di più.

I repubblichini si muovevano in branco.

In casa c’erano Adriana e Antonietta, la sua mamma.

“Dove avete nascosto i partigiani? Lo sappaimao che li nascondete!

….e tu cosa fai, con quella maglia rossa?”

Adriana, staffetta partigiana, rispose impertinente:

“Rosso di sera, bel tempo si spera!”

Si prese un ceffone dal capomanipolo, imbufalito e pronto a tutto,

ma quel giorno, per fortuna, non trovarono nulla e se ne andarono.

Quando ero piccolo questa storia l’ho sentita mille volte e,  ancora oggi, la mamma conclude:

“Facile adesso! Ma anche allora io ero  così e non ho più smesso…. di essere

rossa”.

 

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