Dimissioni in bianco, così non va

di Titti Di Salvo da InGenere, 30 aprile 2012

 

In più occasioni per sottolineare  la bontà del disegno di legge sul mercato del lavoro, la Ministra Elsa Fornero, e non solo lei, hanno citato l’art.55 del ddl, un articolo che definisce  la nuova normativa contro le dimissioni in bianco. Non c’è dubbio che non era assolutamente scontato che l’argomento fosse affrontato, per almeno una  ragione: il Parlamento che dovrà approvarlo è lo stesso che nel giugno del 2008 cancellò la legge 188. E’ però altrettanto vero che ormai l’abuso delle dimissioni in bianco, la sua insopportabilità in un paese civile, è diventato senso comune, difficile da ignorare .Grazie  all’iniziativa promossa da tante donne  in questi anni. E’ solo grazie a loro che non è calato il silenzio e i riflettori non si sono i spenti  sulla pratica -tanto  diffusa quanto illegale, della firma in bianco di dimissioni  richiesta da datori di lavoro a ragazze e ragazzi al momento dell’assunzione: per poter decidere, difronte ad una maternità, una malattia, un infortunio, un comportamento sgradito, di sciogliere quel rapporto di lavoro e per condizionare quel rapporto di lavoro con una spada di Damocle permanente.

Non è improprio ricordare che quando la legge 188 fu abrogata ,all’insegna  della semplificazione ,non ci furono grandi reazioni,nonostante la sua approvazione nel Parlamento precedente, dell’ottobre del 2007, fosse avvenuta all’unanimità alla Camera e a larga maggioranza al Senato. Ma è in quel momento che alcune donne, testardamente,hanno cominciato  a ritessere quella tela  di consenso e di alleanze che aveva portato alla legge 188, per riconquistarla :con raccolte di firme, iniziative pubbliche continue, raccolte di dati, fino alla decisione, maturata nell’autunno del 2011, di un gruppo di donne – molto diverse tra di loro per cultura politica, esperienze professionali, generazione – di promuovere una legge di iniziativa popolare .

L’insediamento del  governo Monti fece pensare alla possibilità di riavere la legge subito e il Comitato per l’iniziativa di legge popolare si trasformò nel “Comitato per la 188”,lo stesso  che  ha promosso la campagna “188 firme per la 188”;che il 23 febbraio ha organizzato  la giornata di mobilitazione nazionale per il ripristino della legge con presidi difronte a tutte le Prefetture d’Italia ;che ha  incontrato la Ministra e il Presidente della Camera;che ha inondato la Ministra ,le Istituzioni,i gruppi parlamentari ,le redazioni dei quotidiani di lettere aperte :si è formato così un senso comune che difficilmente era ed è impossibile ignorare.

L’art.55 reintroduce nell’ordinamento il tema dell’abuso delle dimissioni in bianco,lo nomina ,lo depreca e definisce procedure per contrastarlo:e questo è molto importante ed è il risultato non scontato di quell’iniziativa faticosa,paziente e testarda. Ma  l’art.55 non  riesce nel suo intento,per almeno tre ordini di  ragioni.

– E’ un articolo diviso  in 8 commi di difficilissima lettura, interpretazione e dunque applicazione.

– Le procedure individuate sono volte a correggere l’eventuale abuso della firma in bianco ,non a prevenirlo come invece faceva la legge 188/2007 che vincolava le dimissioni volontarie alla compilazione di un modulo dotato di codice alfanumerico progressivo di identificazione,quindi  non retrodatabile.

-L’onere della prova  è a carico della lavoratrice e del lavoratore :sono loro a dover dimostrare che pur essendo autografa ,la firma della lettera di dimissioni è stata richiesta  al momento dell’assunzione.(comma 6 dell’art.55)

-nel caso di abuso, quell’abuso è sanzionato con sanzione amministrativa (comma 8 dell’art.55).

A differenza dello stesso documento ufficiale “policy “del governo -che ha preceduto di qualche giorno la stesura del disegno di legge -che sullo stesso punto più correttamente paragonava l’abuso del foglio firmato in bianco ad un licenziamento discriminatorio con la conseguenza  dell’annullamento delle finte dimissioni. Altro che semplice multa. L’art.55 può essere cambiato.

L’ha chiesto con una lettera aperta alla Ministra e alle Commissioni Lavoro di Senato e Camera il “Comitato 188”,l’hanno chiesto molte parlamentari,l’hanno chiesto molte memorie consegnate   alle Commissioni parlamentari. Lo pretende  il buon senso: una norma di civiltà non può essere oggetto della mediazione tra interessi diversi.

 

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