E’ morta, ma la vittima è lui di Michela Murgia

dal blog di Michela Murgia  7 maggio 2012

 

E’ di oggi l’ennesimo femminicidio di quest’anno: Alessandra Cubeddo di 36 anni è stata uccisa a mani nude dal convivente, che senza pietà le ha fracassato il cranio contro il pavimento.

Il Corriere della Sera, nel dare la notizia, conclude l’articolo così:

L’UOMO SOFFRIVA DI DEPRESSIONE – Secondo alcuni racconti Perrotta soffriva da tempo di depressione e i vicini hanno riferito che tra qualche giorno avrebbe dovuto ricevere il responso di alcuni esami diagnostici. Perrotta si era arruolato in polizia nel 1978 e aveva svolto gran parte della sua carriera a Roma, una separazione alle spalle, temeva di essere affetto da una grave malattia e per questo era in uno stato di profonda angoscia.

Di Alessandra Cubeddo non sappiamo nulla, se non che lui le ha fracassato il cranio.

L’assassino invece è ampiamente presentato al lettore attraverso una serie di informazioni di fonte vaga e di nessuna attendibilità – “alcuni racconti”, “i vicini” – con spunti che spaziano dal quadro clinico a quello psicologico. Ne emerge il profilo di un poveraccio con tanti problemi, “profondamente angosciato” e forse con una brutta malattia. Un uomo disturbato e vittima di un raptus, dunque, che dopo l’assassinio si è reso conto “di avere commesso un gesto inconsulto” e prima ha cercato di rianimarla, poi ha persino chiamato i soccorsi. La ricostruzione è talmente patetizzante che alla fine del pezzo uno quasi quasi si dimentica che quella morta con il cranio fracassato è lei.

Amici giornalisti, quando la smetterete di assolvere gli assassini delle donne raccontando i femminicidi come conseguenza di gesti irrazionali, disagi sociali, disturbi psichici o contesti problematici? Le donne in questo paese muoiono perché sono donne, punto. A voler cercare a tutti i costi ragioni diverse succede che si trova sempre un vicino pronto a dire che poverino, lui era depresso, angosciato, malato, disoccupato, disturbato, geloso, ubriaco, drogato o ipnotizzato.

Anche se poi quella morta con il cranio fracassato è lei.

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