Ancora a proposito di “Quello che (non) ho”

di Cinzia Ballesio     Se non ora quando – Torino

Cari, anzi carissimi autori di quello che (non ) ho, complimenti per la trasmissione, ma….

non siete stati neppure sfiorati dal dubbio di aver dato una rappresentazione parziale e incompleta di quella realtà italiana positiva che vorreste rappresentare?

a nessuno di voi è venuto in mente di far parlare non solo uomini ma anche donne? da un banale calcolo su quanto si trova sul web ( Wikipedia) la prima sera ci sono stati 16 interventi di cui 3 di donne, la seconda 23 di cui 4 di donne, l’ultima 12 e nessuna donna, per un totale “calcistico” di 51 a 7.

Per non parlare della dichiarazione di Fazio che parla di Littizzetto e Elisa come elementi per “alleggerire” le serate e l’invito a una rappresentante della Resistenza, deliziosa e fantastica figura di donna, ma guarda caso una staffetta a perpetrare il mito delle donne compartecipi subalterne e non protagoniste (dai dati ANPI: Trentacinquemila le partigiane, inquadrate nelle formazioni combattenti, ventimila le patriote, con funzioni di supporto, settantamila in tutto le donne organizzate nei Gruppi di difesa,  sedici le medaglie d’oro, diciassette quelle d’argento, cinquecentododici le commissarie di guerra, seicentottantatre le donne fucilate o cadute in combattimento, millesettecentocinquanta le donne ferite, quattromilaseicentotretatre le donne arrestate, torturate e condannate dai tribunali fascisti, milleottocentonovanta le deportate in Germania.)

NON è SOLO UNA QUESTIONE DI NUMERI, sarebbe banale, è’ una questione di RAPPRESENTAZIONE della realtà così come è veramente e non come si continua, anche nei contesti apparentemente più liberal, a rappresentare seguendo una consuetudine stereotipata, obsoleta e misogina.

E non stupiamoci/stupitevi se l’Italia è il fanalino di coda in Europa (saremmo piuttosto indietro anche nel continente africano…) per quanto riguarda le pari opportunità in ambito lavorativo, occupazionale…….ma tra i primi per femminicidi!

La realtà non si cambia solo con le dichiarazioni di principio, il sostegno a parole, la firma di  petizioni, gli scritti emotivamente partecipativi come quello di Serra oggi su Repubblica a proposito delle ragazze di Brindisi e molti altri: se non si comincia a rappresentare la società come è veramente, fatta di uomini e donne che ogni giorno lavorano e vivono insieme e non si pensa che sia un diritto/dovere che uomini e donne abbiano la stessa opportunità di parlare ed essere rappresentati, non si va da nessuna parte.

Dunque, una bella trasmissione, ma in cui avete perso l’occasione per dare un segnale forte di come anche l’Italia è un paese non di soli uomini, ma di donne ( e che donne!).

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