L’ITALIA DEI BENI CULTURALI. FORMAZIONE SENZA LAVORO, LAVORO SENZA FORMAZIONE

L’Associazione Bianchi Bandinelli promuove per il 27 settembre 2012 una iniziativa di riflessione, confronto, protesta e proposta sulla situazione delle professioni del patrimonio culturale e sull’emergenza delle diverse forme di precariato nell’ambito della conoscenza e della tutela. Queste tematiche sono rese particolarmente gravi dalla difficile congiuntura economica che caratterizza oggi il mercato del lavoro. Una delle possibili risposte all’attuale crisi può venire proprio dall’investimento in cultura e quindi dall’adeguata valorizzazione delle professioni che si occupano di opere d’arte, di archivi e biblioteche, di musei, di scavi, di monumenti e città, di paesaggio e territorio, di ogni espressione e testimonianza di civiltà.

 

Come è consuetudine dell’Associazione, il convegno si propone di coniugare tre aspetti: primo, fornire un quadro generale e documentato dei problemi; secondo, ascoltare le posizioni delle Associazioni professionali e le testimonianze dirette di quegli archeologi, storici dell’arte, antropologi, restauratori, architetti conservatori, archivisti e bibliotecari che lavorano in condizione di precariato intellettuale; terzo, invitare al confronto in due tavole rotonde (sulla formazione e sull’occupazione) i responsabili politici e istituzionali che dovrebbero fornire risposte legislative e regole certe per un lavoro qualificato nell’ambito dei beni culturali.

Formazione, qualificazione e reclutamento delle professionalità tecnico-scientifiche costituiscono uno dei nodi cruciali del sistema di tutela, nelle strutture statali come in quelle degli enti pubblici territoriali o gestite dai privati, quantomeno di quelli che operano per il patrimonio pubblico. La competenza di merito è, anche sotto l’aspetto deontologico, il requisito indispensabile per garantire il pieno adempimento dei principi fondamentali della Costituzione, art. 9, sia sotto il profilo della conservazione e dello sviluppo, sia per l’importante funzione di mediazione culturale nei confronti della collettività.

 

Di conseguenza, tra gli obiettivi del convegno saranno la rivendicazione, non più rimandabile, del riconoscimento giuridico delle figure professionali del settore, attraverso la modifica e integrazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio – in cui soltanto la formazione del restauratore è riconosciuta come parte integrante della tutela  (art. 29) –, la possibile istituzione di registri nazionali, la certificazione delle rispettive Associazioni professionali, la semplificazione delle forme contrattuali.

Il Convegno si terrà a Roma, giovedì 27 settembre 2012, nella Sala “Mons. Di Liegro” della Provincia di Roma, Via IV Novembre 119

 

Fino al 28 giugno 2012 è possibile inviare la scheda “Storie di precariato nei Beni Culturali”. Per scaricarla e per maggiori informazioni sull’iniziativa: http://www.bianchibandinelli.it/

 

 

 

 

 

Tra i temi che verranno discussi nel Convegno:

 

· Le riforme dell’Università negli ultimi trent’anni: dalla formazione umanistica alla professionalizzazione precoce. La creazione di figure professionali ibride, inadeguate alla complessità delle competenze necessarie a conoscere, conservare, gestire e valorizzare i beni culturali.

 

· La conseguente proliferazione indiscriminata dei corsi di laurea in beni culturali, nonostante la limitata capacità di assorbimento del settore. L’illusione di facili sbocchi professionali, perpetuata dall’assenza di una programmazione concordata tra Università e Amministrazioni della tutela, centrale e locali, alla base di una grave disoccupazione intellettuale.

· La nuova istituzione (2006) delle Scuole di specializzazione del settore e la mancata attuazione della collaborazione MIUR-MIBAC. Il complesso rapporto con l’alta formazione dei Dottorati di ricerca. Il fallimento della maggior parte dei Master post lauream, di durata e contenuti disomogenei, con accesso per censo e non per merito, senza un concorso pubblico.

· Mancata ratio delle scelte programmatiche delle Regioni per l’istruzione professionale. Un esempio : l’offerta formativa e la situazione occupazionale del sistema territoriale di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore  (IFTS e ITS).

· Mancata integrazione tra i sistemi formazione-lavoro a scala regionale e tra questi e il sistema nazionale. Individuazione di un sistema di mutui riconoscimenti e di transito tra sistemi.

· Dopo la laurea e prima del lavoro: risorse e limiti dell’accumulo di titoli e specializzazioni. L’ingresso troppo tardi nel mondo del lavoro e la perdita dello slancio progettuale e delle potenzialità immaginative.

 

· I concorsi pubblici e le prove selettive. La difformità dei titoli di accesso e dei profili richiesti. In migliaia per pochissimi posti. Il meccanismo perverso dei test preselettivi (casi paradossali). La tassa di iscrizione come forma di lucro per gli Enti.

 

 

 

· La conoscenza e la chiamata diretta. Aggirare i concorsi, attingere alle liste interne. Lo stage: forma di esperienza o di sfruttamento? Gli aspetti estremi di modalità senza regole e senza garanzie: dalla verifica diretta di affidabilità alla raccomandazione per scambio di favori e abuso di potere.

 

 

 

· Reclutare se stessi. Le forme di associazione e di cooperativa. Le difficoltà dell’accesso democratico al libero svolgimento della professione. La redazione e l’invio del curriculum.

 

 

 

· Come certificare le professionalità. Quali straordinarie potenzialità e quali insormontabili difficoltà ci sono dietro le associazioni delle libere professioni non ordinistiche.

 

 

 

· La struttura attuale del Ministero per i beni e le attività culturali. Profili professionali e distribuzione territoriale. La mancata attuazione del progetto di un Ministero “atipico”, a forte connotazione tecnico-scientifica. Una duplice ragione di inefficienza: la deriva burocratica e l’esternalizzazione delle funzioni a personale qualificato ma precario.

 

 

 

· Gli sbocchi professionali dell’alta formazione (esempi di posizione occupazionale dei diplomati delle Scuole di Specializzazione per archeologi, storici dell’arte, antropologi, architetti restauratori, archivisti e bibliotecari).

 

 

 

· Libero professionista sulla carta, precario nei fatti. Poche luci e molte ombre nella galassia delle forme contrattuali (partita IVA, a progetto, ecc.). Tutela senza tutele: limitazione e perdita dei diritti (malattia, maternità, ferie, pensione).

 

 

· Discontinuità, lavoro gratuito e sfruttamento. Mancata corrispondenza tra compensi e competenze specialistiche, tra flessibilità del lavoro e garanzia di sostegno economico. La giungla delle retribuzioni.

 

 

 

 

 

 

 

Storie di precariato nei Beni Culturali

 

(archeologi, storici dell’arte, archivisti, bibliotecari, demoantropologi, restauratori, architetti conservatori)

 

 

 

Invitiamo a compilare la scheda con la propria “storia di precariato”. La scheda deve essere inviata all’indirizzo precariato@bianchibandinelli.it entro il 28 giugno 2012.

 

Apri e scarica la scheda

 

 

 

Per contattare l’Associazione va usato il consueto indirizzo di posta: info@bianchibandinelli.it

 

 

 


 

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