#SAVE194 – Non permettere a nessuno di decidere per te

20 giugno, di Laura Onofri

Oggi la Corte Costituzionale sta prendendo in esame l’articolo 4 della legge 194.  La questione che si dibatte oggi  nasce dalla denuncia di un giudice di Spoleto in seguito alla “alla richiesta di una ragazza diciassettenne che, con serie  motivazioni, ha chiesto di abortire senza che se ne richiedesse il parere ai genitori.

Ma  le motivazioni del  ricorso alla Corte Costituzionale del Giudice di Spoleto niente hanno a che fare con la patria potestà e la condizione di minorenne della ragazza.

Il suo ricorso, infatti,  si basa sul fatto che l’art. 4 della legge  andrebbe contro le direttive europee sulla tutela della vita umana: «la facoltà prevista dall’articolo 4 della legge 194 di procedere volontariamente all’interruzione della gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento comporta “l’inevitabile risultato della distruzione di quell’embrione umano che è stato riconosciuto quale soggetto da tutelarsi in modo assoluto”»

Ci auguriamo che oggi la Corte Costituzionale respinga il ricorso  del giudice di Spoleto perchè le direttive europee sulla tutela umana sono ampiamente già contenute nella legge nell’art 1 che recita:  «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.» ,e negli  Articoli 2 3 e 5, sui consultori: «Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall’incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto»

Cosa succederà se la Corte Costituzionale dovesse accettare il ricorso?  Si tornerà alla situazione di trentacinque anni fa.

Questo è l’ennesimo grave attacco alla 194, ma è  principalmente l’attacco alla libertà delle donne, alla loro autodeterminazione.

C’è un filo rosso che lega tutti i deficit che l’Italia evidenzia nei confronti delle donne, in cui si inserisce la 194; stonava infatti che in un paese che registra inadeguatezze in ogni campo delle politiche di genere, ci fosse una legge, considerata (pur con le criticità più volte evidenziate) garanzia e riconoscimento della libertà di autodeterminazione e dignità della donna  e che ritiene  la salute, l’integrità fisica e  psichica della donna di importanza primaria.

Difendere la 194 è oggi un imperativo categorico non solo per quello che rappresenta la legge, ma perchè è un punto da cui ripartire, perchè l’Italia diventi finalmente un Paese per Donne.

 

 

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