Contro il Codice Rocco dell’informazione

Pubblichiamo l’intervento di Marta Genova, a nome di GiULiA, alla manifestazione di Palermo contro il femminicidio. La stampa non affossi i delitti nei luoghi comuni.

Redazione di GiULiA Giornaliste

Sabato 21 Luglio 2012 11:04

 
“I due amanti diabolici”, “delitto passionale” : titolano così quasi tutti i giornali siciliani. Maria Anastasi, 39 anni, madre di tre figli e al nono mese di gravidanza, viene uccisa per la seconda volta, dall’informazione.

Si arriva a pubblicare la foto sorridente del profilo Facebook di Giovanna Purpura, l’amante del marito che l’ha presumibilmente assassinata, mentre qualcun altro mostra il cadavere carbonizzato di Maria Anastasi.

Giorno dopo giorno, Maria Anastasi viene cancellata, dimenticata. Ll’attenzione dei media siciliani si concentra sul presunto triangolo amoroso: vittima, marito, amante. Sullo scambio di accuse tra il marito e l’amante. E persino sulla rivalità, sulla sfida dei criminologi che assistono il marito – Roberta Buzzone – e l’amante – Francesco Bruno.

Della vittima, di Maria, nulla si dice, nulla si racconta. Era successo così anche per Vanessa Scialfa, 22 anni, gettata dal cavalcavia il 27 aprile a Enna, dal compagno.

Era successo anche a Stefania Noce, 24 anni, uccisa a coletallate il 27 dicembre a Licodia Eubea, in provincia di Catania, dall’ex fidanzato: non una parola abbiamo letto sui giornali siciliani sulla straripante voglia di vivere e di lottare per i diritti delle donne di Stefania… Del suo impegno, abbiamo saputo solo dai blog degli amici.

E a ogni omicidio di donna, sull’informazione si riparte da zero. Come se non fossero tutti l’orrendo serial di una stessa scia di sangue.

E’ ora di dire basta. L’informazione deve cambiare, adesso!

Lo chiedono le donne e lo chiediamo noi giornaliste di GIULIA, la rete delle giornaliste unite libere autonome. Non vogliamo più leggere “delitto passionale”, “raptus di follia”, “non sopportava di essere lasciato”, o titoli come: “l’ex confessa: la amavo più della mia vita”. “Gelosia”, “passione”, “amore” diventano facile movente e persino attenuante. Almeno nella considerazione e condanna sociale. Del resto abbiamo aspettato il 1981 perché le attenuanti previste dal Codice Rocco al delitto d’onore venissero abrogate.

Non si agisce per raptus o peggio per amore, noi lo sappiamo! il movente è criminale, non passionale! A uccidere non sono uomini che amano le donne ma che odiano le donne, che non tollerano la loro libertà e che ne vogliono disporre come oggetti di possesso.

Ecco perché l’informazione deve cambiare e recuperare la sua funzione sociale: perché altrimenti non cambierà la cultura e la percezione sociale del fenomeno: una silenziosa strage di donne.

L’azione di GIULIA comincia a produrre cambiamenti, lo vediamo, soprattutto nella stampa nazionale dove sempre più di frequente si legge la parola “femmicidio”. Ma non basta: il cambiamento deve essere più profondo e pervasivo, e deve arrivare anche in periferia. E GIULIA Sicilia continuerà a battersi per questo anche presentando esposti all’Ordine dei giornalisti siciliani nei casi di gravi violazioni.

Link articolo: http://giulia.globalist.it/Detail_News_Display?ID=30853&typeb=0&Contro-il-Codice-Rocco-dell-informazione

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