«In Rai più spazio alle donne “normali”»

22 agosto 2012

Il Secolo XIX – Savona

Patrizia Albanese

Alassio – Raccomandazioni non ne ha (ancora) ricevute. Ma suggerimenti sui programmi, sì. «Dalle persone amiche». E se «è ancora troppo presto per parlare di palinsesti, peraltro già fissati per tutto il 2012», non c’è invece alcun dubbio su come cambierà il ruolo femminile in tivù. Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, lo dice chiaro: vuol «vedere donne normali che abbiano capacità, competenze e professionalità».

Insomma, largo alle donne «che possono e devono emergere». Ma «non puntando sulla bellezza». Che va benissimo, per carità. A patto che non sia l’unico requisito, per stare davanti alle telecamere. Che nel 2013 daranno anche «ampio spazio ai giovani, con programmi a loro dedicati». Fedele al suo stile di vita, immutato dopo l’incarico al vertice della Rai – poco più di un mese fa – Anna Maria Tarantola anche quest’estate è in vacanza ad Alassio. Sempre ai “Bagni Alba”, defilato stabilimento – molto chic – che la vede sdraiata sotto un ombrellone in terza fila. Con a fianco il marito, le figlie, i generi e i nipotini. In un’Italia di vip veri e presunti preceduti dalla scorta – anche in hotel balneari – Anna Maria Tarantola è circondata esclusivamente dalla famiglia. In apparenza. Già, perché di preservare la privacy della neo-presidente s’incarica direttamente – e senza che nessuno l’abbia allertato – uno dei bagnini. Forse intenerito da questa signora di mezza età, in costume nero e pareo, ancora con la pelle chiarissima. Sia perché al mare scende prestissimo, sia perché resta quasi sempre sotto l’ombrellone. Quest’anno, a studiare dossier in vista del Cda Rai della ripresa dopo le ferie estive, fissato per i primi di settembre. Mentre la nipotina la chiama per giocare.

Non sa ancora di avere una nonna famosa.

«Per carità. Sono una donna normale».

Che ha detto basta a botox e silicone in tivù: stop alle rifatte.

«Non usiamo toni enfatici. Ma è vero che mi piace poco la donna com’è presentata. Amo la donna normale. Con le sue capacità, competenze e professionalità che possono e devono emergere».

E se sono carine?

«Meglio. Ma non si deve puntare esclusivamente sulla bellezza per emergere. Pur non sottovalutando l’importanza dell’aspetto estetico».

Allora, spazio alle “normali”?

«E’ uno dei tanti obiettivi».

Fra le molte priorità?

«Mettere i conti in ordine, senza dubbio alcuno. I problemi economici vanno affrontati e risolti».

Partendo da?

«La prego, non mi faccia dire di più».

Abbasserà i cachet?

«Modalità e azioni per riportare equilibrio economico rientrano nel piano industriale, di breve e medio periodo, da parte del direttore generale. Bisogna essere corretti nelle procedure».

Anche a Mediaset sono stati segati i compensi: Belen e Michelle Hunziker ad esempio.

«Nel dettaglio, non vorrei entrare. Ma è ovvio che si interverrà su tutto».

Trasmissioni comprese: più di servizio?

«Sì. Ogni tre anni, scade il contratto di servizio tra Rai e ministero dell’Industria. Fra breve dovremo ridiscuterlo. Cercheremo d’intervenire, rendendo la Rai “più servizio pubblico”>.

Qualcuno è in allarme: la Rai torna bacchettona?

«No. Più servizio pubblico non vuol dire far cose noiose o da bacchettoni».

Ma lei cosa vorrebbe vedere in tivù?

«Molte più cose per i giovani. Cose interessanti e divertenti. Ma con dei valori. Proprio perché la tivù è un mezzo forte, che arriva a tutti».

Il de profundis di Jessica Rabbit.

«Noi donne abbiamo tantissime capacità, che è giusto far emergere. Purché si tratti di “donne vere”».

Il suo messaggio è già arrivato: a Miss Italia bikini al rogo, torna il costume intero.

«Non c’entro. E’ stata una scelta degli organizzatori».

Hanno ancora senso questi concorsi?

«Non ci ho ancora ragionato sopra».

Siamo inondati dai cuochi televisivi. Sa cucinare?

«Come tutte le donne sono multitasking: moglie, madre, nonna, dirigente d’azienda e cucino».

Troppi fornelli in tivù?

«Non entro nel merito».

Ma la tivù la guarda?

«Nel tempo libero, certo. Ora ho nove tivù accese, che non guardo. Lavoro».

Ha fama di mattiniera.

«Da sempre, mi alzo alle 6.15. Faccio colazione e guardo il telegiornale».

Canale?

«Alterno RaiNews e Tg1 delle 6.30».

Guarda anche la concorrenza?

«Ovvio».

Sono più bravi?

«Dipende dai programmi. Posso dire una cosa?».

Prego.

«La Rai è meglio di come la descrivono. E ha programmi bellissimi. Alcuni su reti specializzate: Rai4, Rai5, Rai Educational, sono molto interessanti. Viene trasmessa anche l’Opera».

Scendiamo un po’: la Lotteria resta?

«Il palinsesto fino a dicembre 2012 è già stato fatto. Per il 2013, si farà. Ascoltando le proposte del direttore generale e dei consiglieri».

Dando spazio ai giovani?

«A loro e agli over fifty, il nostro target. Ci penseremo».

E le fiction, cavallo di battaglia Rai?

«Sono oggetto di valutazione».

Raccomandazioni ne ha avute?

«No».

Consigli sui programmi?

«Sì, parecchi. Da persone amiche. Tutti concordano».

Su?

«Dare più spazio alle donne. Con programmi meno banali. Più cultura. Più specificità per i giovani».

Evitando tutto il chirurgo plastico minuto per minuto.

«Quello no. Non si può fare un programma di un’ora e mezza, che giudico eccessiva, sulla chirurgia plastica. Rispetto chi la sceglie, per carità. Ma in tivù si può parlare anche d’altro. Anche perché un altro dev’essere il messaggio».

Ovvero?

«Che le donne sono belle come sono. Specie se giovani. Già quella è una bellezza. Ripeto: senza demonizzare scelte personali e la libertà di poter scegliere è importante. Ma la tivù è anche altro».

Lei in spiaggia sfoggia un costume nero olimpionico…

«Mai messo il bikini. Intero è più elegante».

Si aspettava la telefonata del premier?

«Proprio no. E’ stata una sorpresa».

Scusi, che cosa le ha detto il presidente del Consiglio? “Anna Maria c’è bisogno di te per far quadrare i conti in Rai”?.

«Ci diamo del lei… Mi ha dato poco tempo per pensarci. E anche se è una parola un po’ grossa, ho accettato per spirito di servizio».

I suoi detrattori più perfidi la definiscono un Monti in gonnella. Dicono persino che vi somigliate.

«No. Io sono Anna Maria Tarantola».

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