La rivincita del progresso sull’ideologia

29/8/2012

La Stampa

Umberto Veronesi

La sentenza della Corte di Strasburgo è per il nostro Paese una rivincita culturale ed etica molto significativa. Il referendum che nel 2004 avrebbe dovuto sondare l’opinione degli italiani circa 4 punti della legge 40, fra cui quello relativo al divieto di diagnosi reimpianto, è stato uno sforzo purtroppo inutile, perché la forte spinta ideologica all’astensionismo ha impedito di capire il reale pensiero dei cittadini.

A noi promotori sembrava naturale mettere a disposizione della società una grande conquista della scienza, che permette a chi è portatore di una malattia ereditaria di non trasmetterla ai propri figli. Va sottolineato che, sia dal punto di vista medico che logico, la diagnosi preimpianto non è altro che l’anticipazione di quella diagnosi prenatale che viene effettuata frequentemente in gravidanza. Ora, in base alla legge italiana è possibile verificare la salute del feto nell’utero della madre, ma non quella dell’embrione nella provetta. Inoltre, la legge 194 dice che, in presenza di malattie genetiche, è possibile interrompere la gravidanza ricorrendo all’aborto. Ma poiché esistono le tecniche di diagnosi embrionale, perché dover aspettare la formazione del feto? Perché ricorrere a un aborto, più traumatico per la donna, quando basta decidere di non impiantare l’embrione che presenta un danno genetico? Questi danni, all’origine di malattie molto gravi – come la fibrosi cistica, di cui i due italiani che hanno fatto ricorso a Strasburgo sono portatori sani -, sono purtroppo molto frequenti, e il fatto che lo studio del Dna permetta di sapere, prima dell’impianto nell’utero della madre, se l’embrione presenta geni alterati oppure no, è un progresso che nessuna ideologia e nessuna religione possono negare. L’azione stessa della medicina oggi è sempre più un’azione predittiva. La decodifica del Dna ci ha permesso di risalire sempre più indietro nei processi di origine e sviluppo delle malattie e di poter intervenire prima che la patologia si manifesti. Addirittura prima della nascita, appunto.

Per fortuna in Italia accade sempre più spesso che la magistratura corregga con le sue sentenze le incongruenze del Parlamento e interpreti più fedelmente i bisogni e il pensiero dei cittadini. E’ curioso come i quattro divieti, oggetto del referendum del 2004, siano stati di fatto sorpassati dai ricorsi dei cittadini e dai giudizi delle Corti. Segno che, indipendentemente dalla politica, progresso e Diritto proseguono insieme sulla stessa via.

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