“L’amore rubato”: video intervista a Dacia Maraini

Otto racconti di donne violentate, stuprate, picchiate e della complicità alla violenza

Sabato 8 Settembre 2012

La Stampa.it

Elena Masuelli

Fa effetto leggere una dietro l’altra le storie de “L’amore rubato”. Otto racconti di donne violentate, stuprate, picchiate. Dacia Maraini non ha inventato nulla. Ha messo nero su bianco quello che la cronaca ci racconta tutti i giorni, ma a cui forse non facciamo molta attenzione.

Sì, purtroppo siamo “quasi” abituati. Ogni giorno si apre il giornale… Proprio ieri, vede, leggevo di una ragazzina di 13 anni che è stata seviziata e tenuta in stato di schiavitù da un gruppo di suoi coetanei. Questo fa ancora più impressione. Quindi è una cosa di tutti i giorni. E la cosa terribile è proprio farci l’abitudine, non parlarne come di un vero problema culturale del nostro Paese. Ma insomma di tutto il mondo.

Quanto può servire allora la letteratura, in questo caso l’impegno di una persona come lei perché se ne parli?

Certi fenomeni che sono parte chiave della nostra vita in comune, però a volte sono come nascosti da un’opacità, sia linguistica che proprio di attenzione mentale. E allora parlarne e andare a fondo, descrivere, dare i dettagli, a volte rende visibile una cosa che è lì, ma che non si vede.

Dai suoi racconti, dalle storie di queste donne che sono bambine, sono madri, sono fidanzate, emerge un problema reale, quello del rapporto che si crea fra vittima e carnefice. Che cosa succede?

Forse la cosa che più colpisce è che si crea una forma di complicità. E credo che questa sia l’astuzia più profonda e più perversa del carnefice, che è quella di creare nella sua vittima un complice, una complice; di fare in modo che si senta in colpa, partecipe di una violenza, una crudeltà; e di fare in modo che non parli. Ed è molto astuta come strategia, perché effettivamente chi si sente minimamente parte di un gioco – è un gioco al massacro – tenderà a non denunciare. Infatti moltissime violenze non vengono denunciate.

E questa altissima proporzione nella non denuncia, il 90% dei casi non denuncia ciò che ha subito, è una proporzione che è stata rispettata nei suoi racconti.

C’è solo un merlo. C’è solo un merlo vero. Quando una ragazzina torna a casa disperata ed è già convinta di non parlare, di non denunciare, lei vede questo merlo che ha un’aria molto dignitosa – come hanno certe volte gli uccelli, che sono così severi nella loro dignità – che le dice “Vai, vai a denunciare. Vai a denunciare, perché questa è una violenza terribile, devi farlo.” E si sa che denunciando si va incontro anche a molte cose sgradevoli, molte cose umilianti. È difficile.

Il suo impegno come scrittrice, come artista, impegno nel sociale, impegno di denuncia è stato ricordato anche nella motivazione del Premio Campiello alla carriera. Si è fatto anche il suo nome per il Nobel. Che effetto le fa?

Fa piacere naturalmente. È un segno di riconoscimento. Solo che ti fa pensare che stai invecchiando e che ormai tutto è alle spalle. Io vorrei poter anche pensare al futuro. Ma anche così è giusto, perché si invecchia.

Però per pensare al futuro, Dacia Maraini è direttrice artistica di un festival: il Festival delle Due Rocche. Noi oggi ci troviamo ad Arona, che è una delle sedi del festival di parola, di cultura, di letteratura, che è anche rivolto molto ai giovani.

Sì, anzi c’è stata una risposta straordinaria. E secondo me la richiesta di pensiero e di parola è molto forte. Perché dovunque vado vedo che la gente accorre, sta lì ore ad ascoltare, vuole partecipare, vuole parlare, vuole sentire parlare delle idee. È per quello secondo me che anche la politica ha perso molto del suo credito, perché non va incontro a quelle che sono i grandi temi del cambiamento. Noi siamo in un momento di metamorfosi culturale, sociale, economica e bisogna parlarne. Bisogna fare sì che i cittadini siano dentro, non fuori. Non si può pretendere di decidere per loro che cosa devono fare.

Per parlare di quello che succede tutti i giorni vicino a noi e non dovrebbe succedere più, “L’amore rubato” Dacia Maraini. Grazie.

Grazie a lei. Grazie.

Link video intervista: http://multimedia.lastampa.it/multimedia/ipad-ttl/lstp/175018/

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