Studiose contro Profumo “Dimenticate le donne”

L’APPELLO – Lettera al ministro perché nei programmi per il nuovo concorso viene citata solo Elsa Morante. “Dalla letteratura alla filosofia fino alla storia non si cita nessuna né si fa accenno al femminismo o agli studi di genere. Ci sono invece molti protagonisti maschili”

Martedì 16 ottobre 2012

La Repubblica

Simonetta Fiori

Dove sono finite le donne? Completamente dimenticate. Responsabile della stupefacente amnesia è il ministero dell’Istruzione, che nei programmi stabiliti per il nuovo concorso a cattedre ha omesso  –  o, meglio, ha perseverato nell’errore di omettere  –  protagoniste, questioni, metodologie legate all’universo femminile. Basti scorrere gli elenchi degli autori che il futuro professore è tenuto a conoscere (decreto n. 82 del 24 settembre 2012, allegato 3 del bando). Tra i filosofi, nemmeno una donna. Tra gli scrittori, dalle origini ai nostri giorni, la sola Elsa Morante. E tra i fatti più importanti del Novecento, non un accenno al femminismo. Ma come è possibile?

La denuncia arriva da un agguerrito gruppo di giovani ricercatrici con esperienza internazionale, il più delle volte precarie, ora prossime al concorso appena bandito da Profumo per scuole primarie e secondarie. È bastata un’occhiata ai programmi per sollevare la protesta. E già circola in rete una lettera rivolta al ministro 1, con la firma delle principali Società scientifiche (quelle delle storiche, delle letterate e delle italianiste) oltre che di un numero crescente di studiose e scrittrici scandalizzate per le protratte omissioni, da Laura Balbo a Elena Belotti, da Adriana Cavarero a Maria Serena Sapegno, da Rosetta Loy a Dacia Maraini, da Clara Sereni a Cristina Comencini. “Nel programma di storia non c’è alcun accenno alla storia delle donne”, scrivono le ragazze del laboratorio “Anna Rita Simeone”, che ha dato il via all’iniziativa. “E quando nel programma di letteratura italiana si richiede di conoscere i principali orientamenti critici, l’elenco esemplificativo comprende i nomi di Benedetto Croce, Erich Auerbach e Cesare Segre”. Con  –  in aggiunta  –  la beffa di un “L. Contini” che è un refuso per Gianfranco Contini. “Ancora niente donne”, continua l’appello, “nessun riferimento ai gender studies come prospettiva critica di rilievo. E quando si parla di educazione linguistica non c’è alcun riferimento al linguaggio sessuato”. Insomma programmi arretrati, arretratissimi, inadeguati rispetto agli insegnamenti di molti altri paesi europei, dove queste giovani ricercatrici si sono formate. “Programmi forniti due anni fa dal ministero Gelmini per le singole discipline”, spiega il documento. E che l’attuale governo non ha provveduto a correggere.

In gioco non è solo una questione procedurale relativa a un concorso. Quel che si discute è il profilo della storia nazionale e della cultura italiana che lo Stato suggerisce agli educatori delle nuove generazioni. Una fotografia in cui sono state cancellate le donne e le questioni di genere.

È vero che a scuola vale il principio dell’autonomia, peraltro sancito dalla Costituzione. Ciascun insegnante, in sostanza, può adottare approcci e indirizzi differenti. “Ma è un’obiezione debole”, scrivono le future professoresse. “Sono questioni di tale rilevanza che non possono essere affidate all’iniziativa di un singolo docente”. L’argomento addotto è persuasivo. I “meccanismi di genere” sono quelli che determinano la scomparsa o la marginalizzazione delle donne nell’ambito della tradizione. Chi li ignora non è in grado di comprendere  –  e dunque di spiegare ai cittadini di domani  –  perché nel canone letterario nazionale tracciato dal ministero, in un complessivo elenco di trentacinque scrittori dal Medioevo al Novecento, sia citata solo una donna, l’autrice dell’Isola d’Arturo. Una sola donna in sette secoli. Sì, bisogna sapere un sacco di cose per comprendere le amnesie ministeriali.

Link articolo: www.repubblica.it/scuola/2012/10/16/news/professoresse_appello_concorso-44618150/

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