I femminicidi non sono una questione “da donne”

Aldo Cazzullo  – Quello che gli uomini non dicono

9 novembre 2012 – Io Donna – Il femminile del Corriere della sera

Sono state 127 nel 2010, 137 nel 2011, ormai più di cento dall’inizio di quest’anno. Donne uccise da mariti, fidanzati, compagni. Lei voleva lasciarlo e scegliere un’altra vita. Oppure era d’intralcio a un’altra storia. Per antico riflesso mentale vengono spacciati come “delitti passionali”, omicidi per amore. Invece sono retaggi di una concezione dura a morire in Occidente, e più viva che mai nei Paesi musulmani, per cui le donne non sono persone ma oggetti di possesso. La libertà femminile continua a farci paura. Non a caso l’accanimento omicida dei maschi italiani, finito in prima pagina sui grandi giornali stranieri, è considerato una questione “da donne”. Mentre riguarda innanzitutto noi uomini.

Dovremmo chiamarli femminicidi. I più giovani ne sono consapevoli, come risulta dalla bella raccolta di interviste curata da Stefanella Campana e vista a Torino nella settimana dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, culminata nella recita (replicata a furor di spettatori) della pièce di Cristina Comencini, L’amavo più della sua vita. Violenze piccole e grandi che si consumano il più delle volte tra le pareti di casa, sopportate, taciute per vergogna, perché ci sono bambini, perché la donna non ha l’autonomia economica per andarsene, vittima che diventa suo malgrado complice. Violenze che hanno costi sociali e pure economici, ma non sono fronteggiate allo stesso modo nelle varie regioni, e andrebbero punite più aspramente da una nuova legge nazionale che ancora manca.

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