Legge 40, ricorso del governo contro sentenza della Corte europea sulla diagnosi preimpianto

Nell’ultimo giorno a disposizione è stato presentato il ricorso alla Grande Chambre di Strasburgo contro la condanna di agosto. La presidente dell’associazione Luca Coscioni: “Tentativo disperato di salvare l’insalvabile”

di CATERINA PASOLINI  28 novembre – Repubblica.it

Il governo ha fatto ricorso, all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile, contro la sentenza della Corte europea di Strasburgo che il 28 agosto ha condannato l’Italia e la legge 40 per violazione dell’art. 8, ovvero il rispetto della vita familiare. Il motivo? Impediva alle coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche di accedere alla fecondazione assistita e alla diagnosi preimpianto.

Il governo ha fatto ricorso contro una sentenza che, ancora una volta dopo tribunali regionali e Corte Costituzionale, dichiara ammissibile la diagnosi preimpianto e condanna l’italia perche “incoerente” dal punto di vista legislativo. Visto che alle coppie portatrici di malattie genetiche la legge autorizzava l’aborto ma non la diagnosi preimpianto che quel trauma avrebbe evitato.

“Questo ricorso rappresenta davvero un tentativo disperato di salvare l’insalvabile: ovvero una legge 40 che 19 decisioni italiane ed europee stanno smantellando, perché incostituzionale ed ideologica”. Filomena Gallo, presidente dell’associazione Luca Coscioni che in più sedi ha fatto ricorso e difeso coppie in cerca di un figlio ma non tutelate dalla legge 40, è scandalizzata.

La decisione italiana di presentare la domanda di rinvio per riesame alla Grand Chambre della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo si fonderebbe sulla necessità di salvaguardare l’integrità

e la validità del sistema giudiziario nazionale.

In particolare, il caso sarebbe stato esaminato dalla Corte di Strasburgo “senza rispettare la regola del previo esaurimento dei ricorsi interni, prevista nella Convenzione europea quale precondizione essenziale per adire la Corte”. Questo c’è scritto, peccato che sull’argomento in Italia si siano espressi in perfetta linea con Strasburgo, diversi tribunali regionali e persino la Corte Costituzionale, per un totale di ben 19 sentenze.

“La possibilità di effettuare una diagnosi pre-impianto comporta due importanti risultati: evitare un aborto e mettere al mondo un figlio che non soffra. Mi chiedo come questo Governo non abbia agito mosso da questi semplici pensieri di rispetto del diritto della salute e abbia invece operato contro i cittadini italiani”. E cosi l’avvocato Gallo chiede al ministro della salute Balduzzi di emanare un atto che consenta a queste coppie di avere un figlio ed evitare un aborto. Un decreto ministeriale per estendere anche a queste coppie il concetto d’infecondità come già previsto nelle attuali linee guida sulla L.40 che consentono anche all’uomo fertile portatore di HIV di accedere alla fecondazione

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