Insegnanti e de-qualificazione della scuola

Pubblichiamo il documento della  Fnism Federazione Nazionale Insegnanti, insegnanti  che, ricordiamo, sono per la maggior parte donne e la femminilizzazione del mondo della scuola è causa ed effetto delle terribili storture che esistono in quell’ambito a livello contrattuale e professionale

Il Consiglio Nazionale della Fnism, riunitosi il 26 novembre, ha concluso i lavori con il seguente documento approvato all’unanimità.

 

La Fnism, interpretando il pensiero dei suoi associati, ritiene di dover esprimere il proprio dissenso nei confronti di una politica scolastica che continua sulla linea dei tagli e delle riduzioni di personale, in assenza di prospettive di innovazione e di una progettualità che sia in grado di dare risposte a studenti e insegnanti. Ad essi, che in questi giorni stanno manifestando la loro rabbia e delusione, la Fnism esprime la sua solidarietà condividendo l’aspirazione ad una scuola pubblica forte, che sia messa in condizioni di sviluppare nei giovani tutte le potenzialità individuali e le attitudini di cittadinanza.

A conferma di quanto poco la scuola e le sue dinamiche siano conosciute e considerate all’esterno, sono anche arrivate le affermazioni del Presidente del Consiglio che, in uno dei numerosi luoghi di una politica ormai ridotta a spettacolo d’intrattenimento serale, si è rammaricato della scarsa disponibilità degli insegnanti a prolungare il loro orario frontale, accusandoli di conservatorismo e di difesa di interessi corporativi. Egli è così ritornato su una questione che aveva già suscitato nel mondo della scuola proteste così forti e motivate da consigliare il ministro Profumo a ritirare la proposta.

Ci chiediamo quali fondamentali problemi si possono risolvere con 6 ore (non 2, signor Presidente!) d’insegnamento frontale in più. Possibile che non arrivi il messaggio che non si tratta di allungare il brodo per tagliare qualche altra cattedra e buttar fuori un altro po’ di insegnanti, magari precari, ma che bisogna restituire alla scuola qualità e valore sociale?

Quale visione della scuola e della formazione delle giovani generazioni hanno i componenti di questo governo formato per di più da docenti universitari?

Con molto rammarico non possiamo che registrare un’intima continuità con il precedente governo, radicata sulla visione del risparmio a tutti i costi. E’ chiaro che siamo inchiodati a una visione contabile della scuola, molto simile a quella del governo Berlusconi e di un ministro come la Gelmini che ha gestito l’istruzione pubblica con logiche minimali dal punto di vista culturale e ragionieristiche nella sostanza, in quanto fatte di tagli dettati dal ministero dell’economia. E ora siamo in presenza di un liberismo tecnico per cui la produttività degli impiegati-insegnanti si calcola in ore in più o in meno di servizio.

E’ significativo che questa volta non ci abbiano detto che “è l’Europa che ce lo chiede” perché in Europa, sulla scuola, si sta investendo decisamente di più. E non si dica che gli insegnanti italiani hanno un orario più breve dei loro colleghi europei perché allora si continua ad alimentare l’identificazione dell’orario di servizio con le ore in cattedra, come succede in una scuola che prevede, come essenziali, solo aule sovraffollate e un caotico non luogo come la sala docenti.

Ma forse il messaggio vero, distruttivo per la scuola pubblica, è proprio questo: invitare gli insegnanti a rinunciare a una professionalità forte per la quale la scuola continua a non essere attrezzata. Chi può permettersela potrà cercarla nel sistema dell’istruzione privata che dall’affossamento della scuola statale ha tutto da guadagnare, con la complicità e la disponibilità di tutti i governi, più o meno tecnici.

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