“Gender and Science” – MEDICINA DI GENERE

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di Enrica Guglielmotti

 

SESSO E GENERE

Il sesso riguarda le differenze biologiche ed anatomiche tra maschio e femmina (livelli ormonali, organi sessuali esterni ed interni, capacità riproduttive).

L’appartenenza sessuale dipende dal 23° paio di cromosomi che nel genere umano possono essere uguali oppure diversi; nel primo caso (due cromosomi XX) l’embrione diventerà una femmina, nel secondo (un cromosoma X e uno Y) un maschio.

Con il termine “genere” si intende invece il processo di costruzione sociale a partire dalle caratteristiche biologiche preesistenti. Questo processo definisce, e incentiva, appropriati comportamenti connessi con le aspettative sociali legate allo status di uomo o donna e rinforza socialmente e culturalmente le differenze in termini strutturali, biologiche e ormonali che esistono tra i due sessi.

L’essere donna e l’essere uomo sono anche il prodotto di un processo storico che ha attraversato le diverse culture e società, all’interno delle quali sono stati diversamente definiti il maschile e il femminile, creando specifiche identità collettive e individuali attraverso modelli che includono comportamenti, doveri, responsabilità e aspettative connessi alla condizione femminile o maschile: a cui  uomini e donne sono chiamati a conformarsi. Tali modelli possono mutare a seconda della classe sociale, dell’origine etnica, dell’orientamento religioso, dell’età e del momento storico. Su di essi si basano la divisione sessuale del lavoro e l’attribuzione delle responsabilità nella sfera familiare e nella riproduzione: in altre parole determinano i rapporti di potere esistenti e l’accesso alle risorse, ai benefici, alle informazioni e alle decisioni.

Il genere è un concetto “relazionale”: si riferisce sia a donne sia a uomini e al loro modo di interagire. E’ cioè un concetto che esprime l’organizzazione sociale del rapporto tra i sessi in termini di relazioni di accordo, conflitto, competizione.

 

MEDICINA DI GENERE

La Medicina di Genere si occupa quindi di studiare  nelle scienze biomediche le differenze legate al genere di appartenenza, non solo da un punto di vista anatomo/fisiologico, ma anche delle differenze biologiche, funzionali, psicologiche, sociali e culturali, oltre che di risposta alle cure.
Una serie ormai vasta di studi dimostra che la fisiologia degli uomini e delle donne è diversa e tale diversità influisce profondamente sul modo in cui una patologia si sviluppa, viene diagnosticata, curata e affrontata dal paziente.

In questo senso le conoscenze mediche, che sono state acquisite su un modello fisiopatologico maschile, non si possono applicare in maniera acritica al corpo femminile. In realtà fino ad ora in medicina è stato usato come oggetto di studio il corpo maschile e la donna è stata studiata come un piccolo uomo, con una sua propria specificità solamente per quanto riguarda l’apparato riproduttivo.

Particolarmente interessanti a questo proposito sono i dati in campo farmacologico. Il dosaggio dei farmaci è in genere calcolato su un uomo del peso di 70 kg. Le donne, nell’intento di minimizzare i possibili rischi derivanti dal testare una nuova molecola sulle donne in età fertile, sono di fatto scarsamente arruolate negli studi sui farmaci, anche se tutti i dati sui consumi dei farmaci evidenziano come siano le donne a consumare il maggior quantitativo di farmaci.

Non stupisce quindi che le reazioni avverse da farmaci siano da 1,5 a 1,7 volte più frequenti nelle donne e che il 60% dei ricoveri per reazioni avverse da farmaci sia a carico delle donne.

Per quanto riguarda l’aspettativa di vita se è vero che l’aspettativa di vita delle donne è superiore a quella dell’uomo, le donne sono maggiormente affette da patologie e nella fascia di età dopo i 75 anni, il genere femminile prevale in tutte le patologie su quello maschile.

Un importante capitolo della medicina di genere fa capo alla violenza cui sono soggette in tutto il mondo le donne per i portati che causa in termini di patologie traumatiche, sessuali, infettive (HIV), psichiatriche, e di patologie internistiche legate allo stress. Di fatto la violenza contro le donne si configura come un problema di salute pubblica.

Per quanto riguarda la tipologie delle patologie rispetto ai sessi, un’analisi attenta dei dati evidenzia come siano erronee alcune convinzioni, diffuse anche tra i medici, sulle patologie prevalenti in un sesso e nell’altro. Per esempio, per quanto riguarda le patologie cardiovascolari, contrariamente a quanto comunemente percepito, tra le donne la mortalità per patologie cardiovascolari è superiore alla mortalità per tumore; di converso l’ostoporosi, ritenuta patologia tipicamente femminile risulta sotto diagnosticata negli uomini.

Per questo chi lavora nel campo della salute, medici, infermieri,  ricercatori, aziende farmaceutiche, ma anche istituzioni pubbliche e società scientifiche, deve preoccuparsi che le risposte e le soluzioni  in termini di assistenza, di terapie e di farmaci – siano sempre adeguate alle caratteristiche della persona, incluse quelle di genere.
La Medicina di Genere quindi applica alla medicina il concetto di ‘diversità tra generi’ per garantire a tutti, uomini o donne, il migliore trattamento auspicabile in funzione delle specificità di genere ed è un primo passo verso una auspicata personalizzazione della medicina.
Dal punto di vista normativo, l’OMS incoraggia le analisi di genere e in Italia con una mozione del marzo 2012 presentata in Parlamento da tutti i partiti politici, sono stati inseriti tra gli obiettivi del piano Sanitario Nazionale 2013-2015 la promozione ed il sostegno della medicina di genere, la creazione di un Osservatorio Nazionale, l’inserimento della Medicina di Genere nei corsi di laurea in medicina e chirurgia. Inoltre lo sviluppo della medicina di genere è stato inserito come progetto speciale di salute nella Regione Piemonte.
Il tema della Medicina di genere sta suscitando crescente interesse ed in  Italia sono stati organizzati diversi convegni su questo tema, tra cui particolarmente interessante quello di  Roma in febbraio  dal titolo“Gender and Science”

Tra i temi più interessanti discussi nel convegno:

La farmacologia : la componente femminile è  regolarmente sottorappresentata negli studi sui farmaci, ed è stata data indicazione ad inserire negli studi campioni di donne di tutte le classi d’età. E’ stato sottolineata la necessità che gli studi arruolino soggetti  rappresentativi della popolazione che poi utilizzerà il farmaco, incluso quindi un numero rappresentativo di donne e l’inserimento di animali di sesso femminile negli studi di fase 1. A questo proposito il dr. Pani, Direttore dell’AIFA  (Agenzia Italiana del Farmaco) ha rilevato  come siano ancora poche in Italia le sperimentazioni gender-oriented , ma che le recenti indicazioni del ministro Balduzzi permettono all’AIFA di richiedere alle aziende degli studi con un corretto campionamento di genere, e permettono altresì di non validare la messa in commercio di farmaci se non vi sono adeguati dati di genere.

Bisogna inoltre valutare che le terapie siano gestite differentemente nei due sessi: ad es la terapia con l’ormone della crescita vede la necessità di un dosaggio doppio nelle donne che assumono estroprogestinici. E’ necessario inoltre che si tenga conto dei possibili effetti collaterali diversi nei due generi.

La prof.ssa Franconi, che da anni si occupa alla Medicina di Genere, ha sottolineato come già alcune aziende stiano conducendo studi retrospettivi di genere su farmaci  già studiati e da parte del  dr. Sabia della Farmindustria è venuta la disponibilità delle aziende farmaceutiche  ad utilizzare metodi di ricerca gender oriented.

Osteoporosi : l’osteoporosi è una patologia ritenuta a prevalenza femminile nella fase della post-menopausa. Spesso l’osteoporosi secondaria, in particolare quella che si sviluppa a seguito di assunzione di cortisonici e di alcune terapie utilizzate nel cancro della mammella e della prostata, è invece sottodiagnosticata soprattutto in contesti clinici, come le donne in premenopausa e gli uomini giovani, che non sono abitualmente oggetto di screening di routine per l’osteoporosi .  La Medicina di Genere può portare ad una maggiore appropriatezza diagnostica e terapeutica sia negli uomini che nelle donne.

Cardiologia              La Dr.ssa Regitz-Zagrosek dell’Ospedale la Charitee di Berlino che si dedica da anni allo studio della cardiologia di genere  ha fatto una relazione  in cui ha puntualizzato come l’approccio basato sul genere migliora la qualità delle cure mediche: dal punto di vista cardiologico, conoscere le differenze sintomatologiche con cui l’infarto si manifesta nei due generi migliora l’efficacia della terapia.  Sapere quali farmaci presentano maggiori effetti avversi in uno dei due generi migliora la scelta e la gestione dei farmaci. Inoltre, sapere che alcune strategie di prevenzione sono più accettate da donne o uomini, può portare a progettare campagne di prevenzione genere-specifiche   più efficienti.

Lo scompenso cardiaco è una delle patologie cardiache più diffuse con importanti differenze di genere.  Un fattore di rischio maggiore per scompenso è negli uomini la coronaropatia, mentre nelle donne sono piuttosto ipertensione e diabete. La  malattia coronarica compare nelle donne mediamente 10 anni più tardi che negli uomini e la tipologia e la localizzazione delle lesioni nei vasi coronarici hanno caratteristiche differenti nei due sessi. Gli interventi di rivascolarizzazione percutanea sono più spesso accompagnati da complicanze emorragiche nelle donne. Le donne hanno una mortalità maggiore dopo chirurgia coronarica.

L’infarto è considerato una patologia maschile, ma uccide ugualmente uomini e donne. Nelle donne si verifica in genere con 10 anni di ritardo rispetto agli uomini. Uomini e donne presentano differenze rispetto agli elementi che scatenano l’infarto; lo stress psicologico è più importante nelle donne, lo stress fisico pesante è più comune negli uomini. Le donne presentano una maggior varietà di sintomi, che vanno sotto il nome di angina atipica. La morte ischemica improvvisa è più frequente negli uomini.

Per quanto riguarda l’ipertensione femminile si è dimostrata più difficile da controllare farmacologicamente rispetto a quella maschile, nonostante la maggior aderenza delle donne ai profili terapeutici e ai i controlli periodici.  Gli uomini hanno una pressione mediamente più elevata rispetto alle donne e sviluppano più precocemente malattie cardiovascolari;  ma i dati per ora non confermano un ruolo preciso degli androgeni nel causare ipertensione. Sono necessari studi clinici più approfonditi per spiegare le differenze di genere anche in questo settore.

 

Nella sessione successiva il Dr. Stefano Vella , Direttore Dipartimento del farmaco  dell’  Istituto Superiore di Sanità  e Coordinatore per l’OMS del programma di linee guida sull’HIV  ha parlato sul tema “Salute della donna e salute globale”   . La salute globale è l’area di ricerca sulle diseguaglianze di salute nel pianeta. Ogni anno muoiono circa 20 milioni di persone per malattie da noi perfettamente curabili. In Africa, ogni 16 donne una muore di parto, e nel mondo una donna su cinque viene abusata prima dei 15 anni: la violenza quindi è un pesante problema di salute pubblica. L’epidemia di AIDS nel sud del mondo sta coinvolgendo soprattutto le donne, in alcuni paesi una donna ogni 4 o 5  è sieropositiva, le donne son maggiormente vulnerabili al virus HIV in quanto più biologicamente suscettibili e con minor tolleranza ai farmaci. L’epidemia dell’HIV nelle donne ricapitola tutti gli aspetti della medicina di genere, in quanto le donne sono soggetti con maggior vulnerabilità biologica, culturale e sociale.

 

Due relazioni, per quanto non specificamente mediche, hanno introdotto due temi di grande interesse.

La Dr.ssa A. Albini, giovane ricercatrice ha parlato sulle difficoltà di carriera per le donne nel mondo scientifico in Italia  .Ha sottolineata la difficoltà persistente per le donne in Italia di raggiungere posizioni di alto livello nel mondo della ricerca. Il numero di donne che si iscrivono alle facoltà scientifiche è al momento eguale, se non maggiore, rispetto agli uomini. Sia donne che uomini posseggono le qualità richieste per diventare scienziati: perché allora le donne scienziate son così poche? Due elementi, a suo avviso, giocano un ruolo fondamentale: l’importanza degli insegnanti e dei mentori come modelli, e la soddisfazione personale e la conciliazione con le esigenze di vita familiare. Le donne che vogliono una vita che includa anche la famiglia oltre alla carriera scientifica possono incontrare difficoltà a coniugare entrambe le cose. Esse non vogliono e non possono ignorare le esigenze di figli, partner, anziani. Non c’è però solo questo: anche le donne che non hanno vincoli familiari fanno una enorme fatica a fare carriera.  E’ presente  una importante disparità di genere nelle retribuzioni: man mano che si sale nella scala gerarchica, la presenza femminile diminuisce in modo importante.

La prof. ssa I. Klinge – ha letto una relazione sulle  prospettive europee per quanto riguarda  la medicina di genere . In particolare ha parlato del progetto EU/US Gender Innovation in Science, Health and Medicine, portato avanti da un gruppo di esperti gestito da Stanford e Maastricht, che si propone di dotare la comunità scientifica di strumenti appropriati per utilizzare le categorie del sesso e del genere nelle loro ricerche. Per raggiungere questi obiettivi è stato creato il primo novembre 2011 il sito web: http://genderedinnovations.eu. Questo sito definisce i metodi di analisi di sesso e genere rilevanti per la scienza la salute la medicina e la progettazione, la terminologia per definire i concetti chiave usati nel sito e pubblica  studi di casi che documentano specifiche innovazioni di genere e dimostrano come metodi di analisi di sesso e genere siano applicati in casi specifici.

In sette workshops internazionali i materiali sono stati sviluppati e analizzati da 57 esperti appartenenti a differenti campi scientifici insieme ad esperti di genere. I risultati finali saranno presentati in una sessione del parlamento europeo nella primavera del 2013. L’utilizzo delle analisi di sesso e genere intese come risorse  per creare nuova conoscenza e nuova tecnologia può aggiungere valore alla ricerca e alla progettazione assicurando l’eccellenza dei risultati,  aggiungere valore alla società facendo una ricerca più aderente ai bisogni sociali, aggiungere valore all’economia sviluppando nuove idee e nuova tecnologia.    Alcuni esempi di Gender Innovation sono

  • l’analisi per sesso che ha documentato la differenza di meccanismi fisiopatologici Su questo tema è in corso un progetto  EU/US  “Gender Innovation in Science, Health and Medicine” nelle patologie cardiovascolari in uomini e donne e ha portato a migliori tecniche diagnostiche e miglior comprensione di fattori di rischio quindi a miglior prevenzione
  •   l’inclusione degli uomini nella ricerca sull’osteoporosi ha portato a miglior diagnosi e trattamento superando il concetto che l’osteoporosi fosse patologia esclusivamente a carico delle donne in postmenopausa
  • l’analisi per sesso nelle ricerche sugli animali ha portato a nuove conoscenze sull’influenza degli ormoni sessuali sulle vie metaboliche coinvolte nelle funzioni del sistema immunitario.

 

 

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