Sette ministre, un buon numero ma ora attesa per azioni concrete

di Stefanella Campana  30 aprile 2013

Dopo lunghe settimane di attesa è nato il nuovo governo Letta. Lunghe e travagliate settimane in cui si sarebbe sperato in un maggior protagonismo da parte delle tante nuove parlamentari per le elezioni del Presidente della Repubblica. Si è fatta sentire di più la vasta rete del movimento delle donne, a cominciare da SeNonOraQuando, con l’appello “senza le donne non si governa”.

Non siamo ancora al 50%, ma sette donne ministro su ventun ministri e in ministeri importanti come Giustizia, Esteri, Sanità, Istruzione, Agricoltura, Integrazione – ma suona strano l’abbinamento Pari opportunità e Sport – è un passo avanti, una novità positiva nel panorama politico italiano. Emma Bonino, Anna Maria Cancellieri, Maria Chiara Carrozza, Nunzia Di Girolamo, Josefa Idem, Cecile Kyenge, Beatrice Lorenzin hanno il compito non facile di dimostrare non solo la loro competenza ma anche la capacità di non farsi omologare dalle logiche partitiche e di saper operare per uscire dalla drammatica crisi in cui ci troviamo e far diventare l’Italia un paese per donne e uomini. Questo significa sostenere un’agenda politica con un’attenzione anche di genere. Se non loro, chi? Se si parla di lavoro, si ricorda l’alto tasso di disoccupazione femminile e come eliminare le cause che la favoriscono, a cominciare dai servizi sociali alle persone la cui carenza ricade proprio sulle donne. O far sì che fare figli non sia il pretesto per licenziarti, non assumerti o non farti fare carriera, ma se ti trovi nella dolorosa situazione di non poter portare avanti una gravidanza, ti venga garantita l’applicazione di una legge dello stato. Contrastare la violenza alle donne e il femminicidio concretamente significa favorire una cultura del rispetto fin dai banchi di scuola, far funzionare i centri antiviolenza, garantire la pienezza dei diritti civili per tutti… Tanto per cominciare.

Questo significa che i provvedimenti legislativi e governativi devono essere valutati anche per il loro impatto sulla condizione delle donne, considerato che in Europa l’Italia è fanalino di coda, con poche eccezioni. Al di là delle varie posizioni politiche su questo nuovo governo più giovane e con più donne, appare chiaro che non è più tempo di deleghe in bianco per nessuno, che non si fanno sconti a nessuno: uomini e donne con responsabilità di governo sono chiamati a dimostrare con i fatti il loro valore. Siamo stanche-i di parole e promesse andate a vuoto. Serve una svolta positiva e mi auguro che le sette donne ministro diano un contributo forte, concreto perché si realizzi. Non basta sapere che sono un terzo dei ministri, ma che sanno fare la differenza nel governo del Paese. Anche quella di genere.

 

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