Alla ricerca delle parole per dire no alla violenza sulle donne di Clara Caroli

di Clara Caroli da Repubblica 20 maggio 2013

Dopo il Salone, con le parole di scrittrici e scrittori (Lipperini, Oggero, Costa, Ravera, Delijani e molti altri) e le immagini degli studenti del Primo liceo artistico continua il brain storming lanciato da Se Non Ora Quando per dare un vocabolario alla battaglia anti-femminicidio e contro i maltrattamenti

Femmina. Mia. Dignità. Ansia. Tristezza. Solitudine. Indifferenza. Sono tante, quasi tutte declinate al femminile, le parole del “brainstorming” coordinato da Loredana Lipperini che partendo dal Salone il movimento Se Non Ora Quando? ha dedicato al tema della violenza sulle donne e del femminicidio. Da Cristina Comencini a Lella Costa, da Sahar Delijani a Michela Murgia, da Lidia Ravera a Giorgio Luzzi, da Marino Sinibaldi a Enrico Remmert, Serena Dandini, Margherita Oggero, Marco Baliani, Valter Malosti, Alessandro Perissinotto, un coro di voci per dare “Potere alla parola” come titola il progetto – in collaborazione con Amnesty International – che ha coinvolto le scuole medie e superiori di tutta Italia. I ragazzi, nella Fiera dedicata alle idee e alla creatività, sono stati chiamati a trovare un “nome”, una parola, per definire il fenomeno. E poi argomentarla. Gli studenti del Primo Liceo Artistico di Torino, da un’idea di Elisa Repossi, hanno “illustrato” il brainstorming con fotografie e disegni proiettati sullo schermo dell’Arena.
“Tra le scimmie, gli animali più simili a noi ma pur sempre animali, le femmine sono sempre rispettate”, fa notare Margherita Oggero. Che se la prende con il marketing editoriale: “Anche la scrittura di certi noir può alimentare la violenza. C’è modo e modo di rappresentare il crimine. In alcuni gialli esiste un implicito incitamento. La scrittura non è esente da responsabilità. Pensiamo al Mein Kampf…”. Tra gli ospiti Marilù Oliva, che ha curato per Elliot Edizioni la raccolta “Nessuna più”, i cui proventi andranno a Telefono Rosa. Tra le voci maschili, ciascuna portatrice di un pensiero e di un “nome”, c’è quella di Valter Malosti (“invidia” la sua parola), che studiando l’opera di Shakespeare si è soffermato sul poema “Lo stupro di Lucrezia”, esplorando la psicologia della violentata ma anche quella del violentatore. “Un’analisi esatta e feroce – dice Malosti – del perverso rapporto tra vittima e carnefice”. E quella infine di Marco Baliani. “La mia parola è “solitudine” – conclude Baliani – La solitudine delle donne/vittime che neppure all’interno della loro stessa famiglia, da madri, fratelli o sorelle, trovano ascolto e vera comprensione. Ricevono invece solo un generico conforto e frasi vuote come: “Ma no, vedrai, tutto si aggiusterà”.
Il progetto “Potere alla parola” continua su www.senonoraquando.torino.it.

immagine di sabrina berardi-carlotta pagano-francisca bulai. Primo Liceo Artistico – Torino

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