STUPRO DI MONTALTO DI CASTRO

Sosteniamo  M. e la sua famiglia perchè non si sentano sole: 

giovedì 11 luglio, data in cui è  prevista l’ ultima udienza del  processo per lo stupro di Montalto di Castro, mobilitiamoci anche attraverso il web

Le parole di M.    “Mi hanno preso la vita e rubato il futuro, ho sperato ogni giorno di avere giustizia, ma se avessi saputo che finiva così non li avrei mai denunciati. Ora sono stanca, non ho più la forza di combattere”

Le parole della madre    “Quello che hanno fatto a mia figlia lo sento ogni giorno anche sulla mia pelle, sono ferite aperte.  Era poco più che una bambina, oggi vive quasi nascosta, a casa di un’amica dove fa la baby sitter, ha smesso di andare a scuola, è l’ombra della bella ragazza che era, ha paura del buio, da quella notte maledetta non ha mai più messo una gonna, e in tutti questi anni nessuno dei suoi aguzzini, o dei loro genitori, mi si è avvicinato per dirmi mi dispiace, mio figlio ha sbagliato. Anzi …  durante le udienze i ragazzi ridevano”

 

31 Marzo 2007 – 11 Luglio 2013

 SEI ANNI PER OTTENERE INGIUSTIZIA

 

Dalla prima udienza in poi l’UDI – Unione Donne in Italia  ha assunto un impegno perché M. ottenesse  verità e  giustizia. Le UDI Romane, come sempre, giovedì 11 luglio 2013 saranno presenti in via dei Bresciani, davanti al Tribunale dei minori. In quella data infatti è  prevista l’ ultima udienza di quello che ormai viene chiamato il processo per lo stupro di Montalto di Castro, avvenuto  nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile 2007 da parte del branco di otto ragazzi (allora minorenni) che usarono violenza e infierirono brutalmente sulla allora quindicenne M. “colpevole” di indossare una minigonna e … di avere fiducia nel mondo.

Con ordinanza del 25 marzo 2013, pur riconoscendo la colpevolezza degli imputati, il Tribunale dei Minori non ha accolto la richiesta del PM Carlo Paolella per una pena di 4 anni e ha  disposto per una seconda “messa in prova” con un programma i cui termini verranno comunicati dai servizi sociali  durante questa nuova udienza dell’11 luglio prossimo.

 

Se il riconoscimento oggettivo da parte del tribunale dello stupro ai danni della ragazza ha sancito  in maniera definitiva la colpevolezza degli imputati, la decisione dei magistrati  rappresenta  una nuova  ferita inflitta a M., alla sua famiglia e alle donne tutte. M. è stata stuprata quella notte dal branco e poi ancora vilipesa, in questi lunghi anni in cui non è stata creduta, subendo così ulteriore intollerabile violenza.

 

Abbiamo trovato da subito inaccettabile questa nuova “messa in prova”. Qualora essa -a differenza della precedente durante la quale non si vide negli imputati alcun segno di ravvedimento- dovesse dare esito “positivo”, (a giudizio di chi? Di chi dovremmo fidarci?) questo porterebbe  alla estinzione del reato.

E i colpevoli ne usciranno forse “riabilitati”, ma comunque impuniti, magari fino a convincersi di non aver fatto “nulla di male”. E sentiremo ancora parlare di ” bravi ragazzi che hanno sbagliato”, sentiremo ancora parlare delle minigonne come “istigazione a delinquere”, sentiremo ancora contrabbandare la gioia, la fiducia nel mondo e il sorriso di una quindicenne come una “provocazione”.

 

Abbiamo chiesto verità e giustizia

la verità è accertata, ma  giustizia non è stata fatta.

 

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