Come evitare il sessismo della lingua italiana

di Sergio Lepri La 27 ora

Ogni lingua è basata su un principio androcentrico e l’uomo è il parametro intorno a cui ruota e si organizza l’universo linguistico. Là dove è possibile si cerchi di evitare qualche espressione maschilista, anche se storicamente accreditata. Invece di «L’uomo è misura di tutte le cose» si dica «L’individuo…»; invece di «L’uomo della preistoria…» si dica «L’uomo e la donna della preistoria…»; invece di «La storia dell’uomo…» si dica «La storia dell’umanità…».

I casi che capitano più spesso riguardano le cariche e le professioni. I casi più semplici sono quelli dei nomi che hanno la stessa forma al maschile e al femminile; si tratta solo di cambiare l’articolo: «il presidente», «la presidente»; «il preside», «la preside»; «il parlamentare», «la parlamentare»; «il vigile», «la vigile».

Il problema è facilmente risolubile anche con i nomi che hanno una regolare forma femminile: «senatore» e «senatrice», «amministratore» e «amministratrice», «direttore» e «direttrice», «redattore» e «redattrice»; analogamente per «consigliere» e «consigliera» e per «deputato» e «deputata».

La soluzione è resa tuttavia difficile da alcune donne che preferiscono la qualifica al maschile: senatrici (Susanna Agnelli, quando lo era) che preferiscono essere chiamate «senatori», direttrici che preferiscono essere chiamate «direttore», presidenti (Irene Pivetti, quando lo era) che preferiscono essere chiamate «il presidente», come se la legittima parità rispetto all’uomo dovesse essere ratificata dalla parallela conquista del suo titolo al maschile.

Più difficili sono i casi in cui il nome maschile non ha in uso corrente, fino ad oggi, la forma femminile: «architetta», «medica», «chirurga», «ingegnera» (ma esiste «infermiera), «sindaca» (ma esiste «monaca») e soprattutto «ministra». Da escludere sono i femminili costruiti con il suffisso -essa (avvocatessa, soldatessa, vigilessa), un suffisso che ha una vaga valenza negativa, salvo i casi già entrati da tempo nell’uso comune (professoressa, dottoressa, poetessa, studentessa, sacerdotessa).

Un invito a un uso non sessista della lingua è stato fatto dall’Unesco in un documento pubblicato nel 1994, in applicazione dei deliberati della venticinquesima e ventiseiesima sessione della Conferenza generale. Il documento, in francese e in inglese, «vuole aiutare a prendere coscienza che certe forme di linguaggio possono essere sentite come discriminatorie per le donne, perché tendono a nascondere la loro presenza o a farla apparire come eccezionale».

Il documento propone delle soluzioni alternative; qualche esempio per l’inglese (proposte già largamente adottate negli Stati Uniti): «chairperson» o «president» invece di «chairman»; «photografer» o «camera operator» invece di «cameraman», «police officer» invece di «policeman». Alcuni esempi per il francese: «la ministre», «la secrétaire générale», «la présidente», l’ «envoyée extraordinaire», «la directrice», «la secrétaire générale», «la juge», «la conseillère».

Ministra: A chi trova imbarazzo a usare «ministra» per la donna che è a capo di un ministero e preferisce il maschile «ministro» (con possibili casi di comicità: «Tutti hanno notato la gonna rosa pastello del ministro…») giova ricordare che «ministra» è parola antica, che si trova in scrittori come Annibal Caro, Torquato Tasso, Vincenzo Monti (sia pure con significati differenti) e anche in Giosué Carducci. In francese dicono «la ministre» («ministre» è maschile e femminile) e in tedesco «die ministerin».

Cancelliera: Giusto. Per Angela Merkel i giornali usano, correttamente, la parola «cancelliera». Perché, allora, non usare anche «ministra», in italiano, per le donne a capo di un ministero? In spagnolo la parola «presidente», che è maschile e femminile come in italiano, ha anche il femminile «presidenta»; e l’ha stabilito un secolo fa la Reale Accademia spagnola della lingua (fondata nel Settecento sul modello dell’italiana Accademia della Crusca).

Kirchner: Cristina Kirchner (meglio: Cristina Fernandez de Kirchner; Kirchner è il cognome del marito ed ex presidente, Néstor Carlos, morto nel 2010) è dal 2007 presidente della repubblica argentina. È correttamente chiamata «presidenta»; è un nome ufficiale (si veda la voce cancelliera) e non ha senso usarlo tra virgolette, come fanno molti giornali. Il cognome Kirchner è di origine tedesca, ma in spagnolo è pronunciato kircner con la c di «cena».

Soldatessa: Basta con l’uso di «soldatessa» al posto di «soldata». È segno di ignoranza. Il femminile di «soldato», che è il participio passato di «(as)soldare», è «soldata»; come «deputata» è il femminile di «deputato».

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