L’INFELICE NON SCELTA SULLE PARI OPPORTUNITA’. di Barbara Stefanelli

Ancora sulla scelta del governo Letta di non nominare un nuovo ministro, ma affidare le deleghe delle Pari Opportunità a Cecilia Guerra

di Barbara Stefanelli – Corriere della Sera

È andata come molte, e molti, temevano. Le dimissioni di Josefa Idem hanno trasformato le Pari Opportunità in una delega «spostata» sul dicastero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nessuno qui mette in discussione il profilo professionale di Maria Cecilia Guerra, viceministro, alla quale il dossier è stato affidato. Il punto è un altro. Il punto è che l’assenza di un ministro alle Pari Opportunità costituisce in sé un passo indietro.
È un arretramento, un segno di debolezza rispetto all’impegno — preso all’insediamento e sinora mantenuto da Enrico Letta — di fare della questione femminile una voce non accessoria nell’agenda del suo governo. È vero che in molti Paesi europei le Pari Opportunità finiscono per essere associate al Lavoro, ma è provato che quando ciò avviene l’attenzione e gli spazi «salvati» rispetto ai grandi temi economici sono sempre limitati. E questo — in un Paese come l’Italia sceso all’ottantesimo posto su 134 nella classifica che misura i divari di genere nel mondo — non va bene. Non va bene perché, è acquisito, devono essere pari le opportunità di partecipare alla vita economica, politica, sociale tra gli individui. E non va bene perché tutto il sistema ne soffre: le donne, gli uomini, le prospettive delle nuove generazioni, il tasso di modernità di una comunità — la nostra — che ancora non riesce a riformarsi e darsi un codice di priorità (e di valori) rinnovato.
C’è un tema in particolare sul quale il ministro Idem ha svolto un lavoro importante: la violenza sulle donne. Pochi giorni fa, il 18 giugno, sono partiti i lavori della task force interministeriale che si ripromette di studiare risposte condivise a quella che a torto viene definita «un’emergenza». La violenza di genere in Italia è strutturale: solo una buona politica allargata a tanti dicasteri — Interno, Istruzione, Giustizia, Economia, Lavoro, Integrazione, Salute, Difesa — e coordinata dalle Pari Opportunità può arrivare a individuare misure capaci di sciogliere il nodo terribile che sta sotto la volontà di fermare le donne. La volontà di limitare la loro libertà di scelta, di movimento, di crescita.
Serve continuità di intenti e dunque di azione. Servirebbe una figura che a pieno titolo, e a tempo pieno, si assumesse la responsabilità di questo viaggio attraverso il Paese e la sua storia. La nomina, presto, di un nuovo ministro alle Pari Opportunità sarebbe l’unico segno credibile che quell’impegno di due mesi fa non è già stato divorato dal solito ottuso ingorgo della politica.

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