Femminicidio: sui media è caccia all’eufemismo

Delitto passionale. Amore criminale. Aggressione sentimentale. Raptus occasionale. Quando una donna è vittima i giornali non sanno come dirlo. [Laura Barsottini – Giulia.globalist 27 giugno 2013]

Delitto passionale. Amore criminale. Aggressione sentimentale. Al più, raptus occasionale. Quando una donna è vittima di “femminicidio”, parola terribile ma efficace, i media si scatenano a trovare eufemismi per definire un omicidio, ancora più grave perché maturato, quasi sempre, in ambiti “sentimentali”, per mano di un compagno o di un uomo rifiutato, e contro la parte più debole della situazione.

Addirittura, ci sono “professionisti dell’informazione”, diciamo così, che mettono in dubbio l’esistenza del fenomeno (Filippo Facci, per nominarne uno, o Giuseppe Cruciani della Zanzara, programma in onda su Radio 24), secondo loro montatura di femministe scalmanate o centri “rosa” menzogneri in cerca di pubblicità.

Ancora, ci sono pezzi pseudo-giornalistici che si piccano di smontare queste “bufale” (sempre secondo loro), gonfiate ad arte, come il servizio delle Iene andato in onda il 2 giugno scorso in cui quello che era stata condannato dalla magistratura come stupro è stata fatto passare per semplice sesso.

Tutte posizioni che, curiosamente, ignorano il richiamo dell’Onu al governo italiano lanciato durante la 20° sessione del Consiglio per i diritti umani di un anno fa, in cui Rashida Manjoo, Special Rapporteur delle Nazioni Unite per il contrasto della violenza sulle donne, dichiarava che la violenza sulle donne “In Italia, resta un problema grave e risolverlo è un obbligo internazionale”.

Certo, parlare, scrivere di certe cose non è facile. In un certo giornalismo di cassetta del XXI secolo, una notizia non è tale se non fa scalpore. E allora via al sensazionalismo a tutti i costi. E una donna, una ragazza, magari d’aspetto un po’ piacevole può passare – perché no? – per provocatrice. Così la “notizia” si colora subito di toni piccanti e, per un certo tipo di pubblico (ma sarà poi vero?), più appetibili.

Per fortuna, c’è chi dice no. Si tratta, tra le tante, per fortuna innumerevoli iniziative di valore sul tema, del filmato prodotto della rete di giornaliste Giulia, promotrice di un giornalismo consapevole e di qualità, ovvero rispettoso delle varie parti in gioco e della ricerca della verità nella notizia. Anche a costo di oneste ammissioni di eventuali errori.

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