Ecco l’asilo autogestito (perché non ci sono più posti al nido)

di Camilla Gaiaschi  –  Blog Corriere della Sera.it   29 luglio 2013

Sei tra gli esclusi alle graduatorie per un posto al nido? Trova altri genitori nella tua situazione e lancia un progetto di cura autogestito. E’ l’idea di due trentenni di Milano, Maddalena Fragnito ed Emanuela Leva: artista la prima, educatrice la seconda.

Di fronte alla cronica carenza di strutture pubbliche per l’infanzia hanno deciso di rimboccarsi le maniche lanciando un “laboratorio permanente” pensato per le bambine e i bambini rimasti fuori dai nidi del comune.

Un ritorno agli asili autogestiti degli anni ’70?. Più o meno. A Maddalena l’idea è venuta dopo che suo figlio di dieci mesi non è stato ammesso per un problema di residenza. “A settembre devo ricominciare a lavorare e mi sono chiesta come avrei potuto fare senza nido – spiega – così ho iniziato a documentarmi sulle esperienze di autogestione e in particolare sulla materna fondata da Elvio Fachinelli in zona ticinese”.

Presto fatto: crea l’associazione sottosopra e posta il progetto sui social network. I genitori iniziano ad aderire: “Per il momento sei – precisa – per lo più partite Iva e free-lance”. Non a caso tra le categorie più penalizzate dalle graduatorie perché non parificate al tempo-pieno nonostante ritmi di lavoro spesso superiori alle otto ore giornaliere.

Scopre che attualmente esistono (poche) altre esperienze in giro per l’Italia, a Como e a Trento, ma per i cicli superiori, dalla materna fino alle medie. Sottosopra sarebbe la prima esperienza italiana con bambini in età da nido, la fascia più critica in termini di welfare: Bruxelles raccomanda una copertura nidi del 33%, l’Italia è a quota 13,5% (dati Istat 2013) con una forte disparità tra regioni, dal 26,5% dell’Emilia Romagna al 2,5% della Calabria. La Lombardia fa poco meglio della media nazionale: 17,5%.

Eppure, l’iniziativa di Maddalena ed Emanuela non è solo una risposta alla mancanza di strutture: “Il progetto nasce anche come bisogno di un’esperienza auto-formativa – spiega Emanuela – ogni mercoledì sarà prevista una riunione tra educatrici e genitori in cui pianificare insieme il percorso e valutare le esigenze di ciascuno”.

Il laboratorio si troverà a Medionauta, uno spazio associativo in zona Isola, rivolto a bambini dai 6 mesi ai 2 anni e aperto 4 giorni su 5, per 7 ore al giorno. E’ prevista un’educatrice per ogni 5 bambini, pagata dai genitori (che sono soci dell’associazione), le rette saranno più o meno a metà tra il minimo (180 euro) e il massimo (480 euro) comunale che comprende lo spazio e il contratto per la/le educatrice/i.

Parola d’ordine (che spesso manca alle strutture pubbliche poco aggiornate ai nuovi orari delle città): flessibilità. Gli orari saranno infatti decisi insieme alle famiglie, la pedagogia sarà di tipo misto (che si ispira al metodo pizzigoniano, alla scuola non autoritaria e alla tradizione emiliana) ma soprattutto si farà autogestione: i genitori prepareranno a turno un pranzo a settimana e in caso di malattia dell’educatrice la sostituiranno, per mantenere in costi accessibili e coerentemente con l’esperienza di formazione collettiva.

Il tutto reso possibile dalla forma associativa. I genitori interessati possono contattare il seguente indirizzo email: sottosopra.laboratorio@gmail.com.

Come dire: di necessità si fa virtù e in tempi di “secondo welfare” sarebbe forse opportuno promuovere iniziative anche di questo tipo che non solo vanno a colmare le mancate responsabilità del pubblico (mantenendo i costi accessibili per gli utenti) ma che rappresentano occasioni di innovazione progettuale oltre che di formazione di posti di lavoro.

Proprio in questi giorni – e dopo uno stop durato pressoché più di 12 mesi dovuto anche al cambio di legislatura – il governo Letta sta riprendendo in mano il piano nazionale per la famiglia approvato dall’esecutivo precedente e definendo le priorità su cui muoversi: ci auguriamo che il target del 33% di copertura dei servizi per l’infanzia, tra le linee guida del piano, non resti lettera morta.

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