“RAPTUS” di Stefanella Campana

21 settembre 2013

L’ha tramortita con un corpo contundente per poterla violentare dopo il suo rifiuto, poi l’ha uccisa; è andato a casa per disfarsi dei vestiti insanguinati, tornando poco dopo sul luogo del delitto per incendiare il cadavere della vittima, una badante ucraina che aveva detto no a un rapporto sessuale col giovane rom che ha confessato. Come si può definire raptus questo ennesimo femminicidio? Non è stato un impulso improvviso, ma la violenza estrema nei confronti di una donna considerata solo un oggetto di piacere e non una persona libera di scegliere con chi e quando avere rapporti sessuali. “Il ragazzo non si è ancora reso conto di quanto ha fatto”, http://www.lastampa.it/2013/09/20/italia/cronache/ucraina-violentata-uccisa-e-bruciata-orrore-a-locri-confessa-un-enne-a-scatenare-il-raptus-stato-un-rifiuto-4NLNTE44NTMqjXwEi2qdPM/pagina.html ha detto il procuratore di Locri, come se l’assassinio di una donna che ti dice un “no” fosse normale. Ogni giorno la realtà ci racconta una sequenza interminabile di orrori di cui sono vittime le donne, ma smettiamola di scrivere “raptus” , delitto passionale come ancora ci tocca leggere sui media, capaci poi di dedicare una pagina intera a un caso di stalking da parte di una donna nei confronti di un suo ex fidanzato– certamente stigmatizzabile – quando i ben più numerosi casi in cui la vittima è una donna non ricevono altrettanta attenzione. Salvo poi scoprire che queste vittime di stalking – generalmente donne – non sono state aiutate, che il loro persecutore spesso si è tramutato in assassino. Continuare a raccontare questi casi in modo stereotipato, a usare parole e racconti che banalizzano la gravità del fenomeno, non aiutano a formare una cultura del rispetto nei confronti di tutti, anche delle donne.
Stefanella Campana

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