I figli, vittime “invisibili” del femminicidio: chi ci pensa? di Stefanella Campana

Tra il 2000 e il 2013 in Italia sono oltre 1500. Affidati ai parenti o adottati. Non sono previsti sostegni

Le donne più colpite dal fenomeno del femminicidio hanno un’età compresa tra i 25 e i 54 anni; di queste, il 35,8% hanno dai 25 ai 44 anni, generalmente già madri di bambini o minorenni. Loro, i figli, spesso sono testimoni dell’omicidio della madre, a volte anche del suicidio o tentato suicidio del padre che, se condannato, perde il potere genitoriale. Tragedie familiari in cui i figli sono doppiamente vittime e della cui sorte si parla poco o niente e non ci sono strumenti per offrire loro un futuro sereno.
Tra il 2000 e il 2013 i bambini figli di donne vittime di femminicidio in Italia sono oltre 1500, secondo una ricerca di Anna Costanza Baldry, docente di Psicologia all’Università di Napoli, consulente di Onu, Nato e Ocse in materia di violenza contro le donne e i bambini. Ci si chiede chi aiuta questi bambini così duramente provati ad affrontare ed elaborare il lutto, chi provvede alla loro crescita ed educazione. Nella maggioranza dei casi i Tribunali per i minorenni – l’autorità competente – li affida ai parenti più prossimi, quasi sempre i nonni, in prevalenza materni, cui spetta un compito difficilissimo, tanto più già provati dal dolore per la perdita della figlia. Si aggiunge poi l’aspetto economico perché questi bambini vengono privati del sostegno dei genitori. Solo due regioni, la Basilicata e il Lazio hanno avviato un iter legislativo per coprire il vuoto a livello nazionale perché non esiste alcun provvedimento in merito. Un’altra soluzione, rimessa alla discrezionalità dei giudici del Tribunale per i minorenni, è l’affido preadottivo e poi l’adozione da parte di famiglie disponibili che si spera possano assicurare a questi bambini vittime di un terribile dramma famigliare affetto e una vita equilibrata. Entro il 15 ottobre dovrebbe andare in porto la conversione in legge del decreto sicurezza sul femminicidio. E’ chiedere troppo che anche queste vittime invisibili, questi bambini problematizzati, non vengano dimenticati?

9 ottobre 2013 |

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