Il computer: se non ora quando?

Notizie dal convegno del 11 ottobre su donne e tecnologie informatiche.

La sera del 11 ottobre un bel gruppo di valorose ha sfidato la pioggia e gli impegni accumulati il venerdì per arrivare fino alla Fondazione Fulvio Croce in occasione del convegno “Il computer: se non ora quando?”. Seguendo il filo conduttore del rapporto tra le donne e le tecnologie informatiche ci siamo interrogate sul perchè troppo spesso le donne non siano attratte dalle professioni scientifiche e addirittura pensino di non essere brave con il computer.
Eppure nel primo intervento: “Da Ada a Marissa“, condotto da Giovanna Giordano, abbiamo appreso che il computer non è sempre stato affari di uomini, anzi molte donne si sono cimentate ed hanno dato importantii contributi alla nascita delle scienze dell’informazione e alla costruzione dei primi calcolatori. Addirittura fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale il termine “computer” denotava persone, normalmente di genere femminile, dedite all’esecuzione di calcoli complessi, mentre i primi calcolatori automatici vennero chiamati “computor”.
Le donne che hanno avuto successo in ogni campo non tradizionalmente femminile hanno sempre avuto un problema di visibilità e l’informatica non rappresenta un’eccezione. Tanto per fare alcuni esempi: quanti conoscono Ada Byron? Quanti sanno che nel team che creò il primo computer ENIAC negli Anni Quaranta in USA c’erano sei donne (Betty Jennings, Betty Snyder, Fran Bilas, Kay McNulty, Marlyn Wescoff e Ruth Lichterman) che produssero risultati fondamentali, ma non furono nemmeno invitate alla cena di celebrazione? Quanti conoscono l’Ammiraglio Grace Hopper, che inventò i compilatori e il Cobol, linguaggio utilizzato ancora oggi in tutto il mondo? Quanti sanno che il primo sistema operativo per minicomputer fu inventato da Mary Allen Wilkes che lo scrisse e collaudò nel salotto di casa sua? Per venire a qualche esempio dei nostri giorni, quanti sanno che il modo di comunicare con icone, al quale tutti siamo ormai abituati, è stato creato da Susan Kare? Oggi cominciamo appena a conoscere Marissa Mayer, assunta come CEO di Yahoo mentre era incinta, e Sheryl Sandberg, COO di Facebook e prima donna a sedere nel CdA (dopo quante pressioni su Zuckenberg?), grazie alla volontà di Sandberg stessa di difendere e promuovere il ruolo delle donne. Eppure crediamo che si debbano sostenere le giovani donne che intraprendono la propria carriera nei settori scientifici e tecnologici anche attraverso la diffusione di modelli femminili positivi e vincenti nei quali possano riconoscersi.
Dall’intervento di Simona Ronchi Della Rocca: “Studiare informatica: una scelta maschile?” abbiamo (purtroppo) realizzato che la tendenza nel mondo accademico, dove agli albori delle scienze dell’informazione la presenza femminile era significativa, è successivamente cambiata a favore di una netta prevalenza di maschi. Ad esempio, a Torino negli anni Settanta erano donne quasi il 50% delle matricole, mentre attualmente non arrivano al 10%.
Il passaggio dell’informatica da nuova scienza a uso di tecnologia e il mutato contesto industriale hanno certamente contribuito a questa trasformazione. Inoltre, se si può attribuire un genere alla tecnologia, l’ambito tradizionalmente maschile è quello del gioco e della creatività, mentre quello femminile punta sulla pazienza e sulla cura: forse, per tornare ad interessarsi di nuove tecnologie, non solo come utenti ma anche come produttrici di nuovi saperi, le donne debbono ri-imparare a giocare. Certamente i temi su cui riflettere e discutere sono molti.
Nell’ultimo intervento di Adriana Vigitello: “WeCanDoIt” abbiamo avuto una panoramica sull’importanza del web che connette non le macchine, ma le persone permettendo a tutte di navigare tra un’infinità di contenuti, partecipare e diventare protagoniste sviluppando una propria presenza anche attraverso i social media. È stata sottolineta l’importanza che le donne acquisiscano le conoscenze necessarie per essere presenti sul web in modo sicuro, sfruttare al meglio le potenzialità delle potenzialità ed essere consapevoli dei rischi.
Siamo uscite dall’incontro con qualche idea in più e tanta voglia di continuare a parlarne. Grazie a tutte quelle che sono state presenti.
15 ottobre 2013 |

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