“Avere due padri” di Michele Serra

da La Repubblica 8 ottobre 2013

La cultura. Melania Mazzucco e la ragazzina che aveva due papà.

Nel suo nuovo romanzo “Sei come sei”, Melania Mazzucco racconta di una coppia omosessuale e della loro figlia, nata da un utero in affitto e in lotta per difendere la sua condizione.

STORIA DI EVA E DEL SUO CORAGGIO DI FRONTE AI PREGIUDIZI.

La forza del racconto – quando il racconto è forte – è che la vita delle persone assume un rilievo irriducibile. Non c`è disputa ideologica o conflitto culturale, per quanto impetuosi, che possano dirottare la trama, imbrigliare i fatti. La vita è più forte delle opinioni che, su di essa, possiamo farci: le precede, le spariglia, infine le sconfigge.

Una coppia di omosessuali maschi e la loro figlia ragazzina, frutto di un utero in affitto, dunque vissuta senza madre e con due padri. Se fosse la materia di un talk-show, in pochi attimi ci si perderebbe nel frastuono dei giudizi e dei pregiudizi, degli anatemi e dei controanatemi. E le persone appena evocate – due padri gay che crescono una figlia – sarebbero costrette a farsi da parte, perché la scena sarebbe presto usurpata da tutt` altro e da tutt` altri. Ma è la materia, invece, di un nuovo romanzo, Sei come sei di Melania Mazzucco (Einaudi Stile Libero). Nel quale la potenza degli eventi, la luce dei sentimenti, la psicologia dei personaggi non concede spazio o tempo ad altro che alla storia in corso, storiadrammatica come drammatica è l`adolescenza, l`età vibrante e fragile nella quale si prova a diventare persone.

La bravura di Mazzucco (già sperimentata in lunghi anni di narrazione) sta soprattutto nella fiducia contagiosa con la quale racconta. Fiducia nella scrittura, fiducia nella lettura. E probabile che altri autori, alle prese con un argomento del genere, si sarebbero lasciati attrarre, o distrarre, dalla bruciante attualità del “dibattito”. Rischiando di perdere il filo. Non Mazzucco, che a questi personaggi e a questa storia offre una cura e un rispetto che non lasciano varchi, non consentono intrusioni. L`autrice li protegge, e lo fa onorando l’unicità non confondibile delle loro tre esistenze, che sono quelle tre e non altre (“sei come sei”) Al racconto è così incalzante, i suoi attori così presenti, da autoimmunizzarsi dopo poche pagine – da ogni possibile interferenza. E forse anche per questo l`autrice l`ha costruito così denso (parecchio più breve di molte sue precedenti prove), come per non lasciare il tempo, neppure a se stessa, di farsi influenzare dalle “voci di fuori”. Probabile che anche il lettore più orientato, in un senso o nell` altro, in materia di paternità o maternità omosessuale, dopo poche pagine perda la voglia di giudicare, di simpatizzare o di antipatizzare. Legge e basta, e si chiede come andrà a finire, come in ogni racconto che si rispetti, e abbia un capo e una coda.

Per la verità Melania Mazzucco almeno una malizia “ideologica” se la prende. Ispirata dalla sua competente passione per le arti figurative. Accade quando l` istinto di paternità di Giose e Christian divampa di fronte a un quadro – uno dei pochi, del pittore spagnolo secentesco Herrera-raffigurante San Giuseppe con il Bambino in braccio: mai paternità fu meno carnale (Gesù è il caso più celebre di fecondazione eterologa), eppure quel quadro restituisce a Giuseppe tutta la forza e tutto l` amore del Padre, intera e insindacabile, potremmo dire” carnalizzata” dalla cura fisica, dalle braccia che sorreggono, dalla sollecitudine quotidiana, da quel lungo e faticoso insieme di gesti, di premure, di spaventi che ogni genitore conosce apartire dall`arrivo, in una casa, di un neonato.

Tra le pagine più belle del libro, ben distanti dal tono un poco commediante che il cinema ha inflitto al tema “maschi impacciati di fronte a una culla”, quelle che Mazzucco dedica al tirocinio dei due padri e specialmente di Giose, dapprima a loro modo gestanti, poi accuditoci, educatori, infine, quando la vita minaccia di travolgere la ragazzina, solo autentico punto di riferimento, protezione e cura, Padre davvero, e senza che sia così rilevante stabilire “come” ci si è arrivati, a quella confidenza e quell`amore. Tanto è vero che la narratrice sceglie di dire solamente verso la fine del racconto quale, tra i due genitori maschi, è quello biologico, quello che ha donato il seme. Quasi fosse, rispetto all`evidenza travolgente della vitae dei sentimenti, del “come si è”, solo un dettaglio tecnico.

L`amore dei due padri, e specialmente di uno, Giose l`artista, Giose il musicista semi-fallito, non potrà evitare alla giovanissima Eva, mano amano che l`età e la scuola la espongono al mondo, di subire la soma del pregiudizio e delle incomprensioni. La violenza impacciata degli adolescenti sa come ferire, anche molto al di là delle proprie intenzioni. Ma Eva – anche in virtù dell`amore ricevuto – ha coraggio. Coraggio e sguardo limpido. È capace di battersi, capace di soffrire, capace di difendere, difendendo la propria differenza, la differenza di ciascuno, anche dei suoi due padri omosessuali. Senza pretenderlo, senza sban- dierarlo, Eva esce dal libro come un` eroinaletteraria inpienaregola. Insolita (anche per l`età minima) ma credibile. Difficile dire se la sua autrice le abbia intenzionalmente conferito quest`aura quasi magica, quasi invulnerabile; o se sia la forza del racconto, da sé sola, a trasportare Eva così in alto, tanto da incidere il proprio nome vittorioso sulla più imprevedibile delle superfici (che va taciuta, è il gran finale del libro). Grande merito di Melania Mazzucco è riuscire a dare al lettore l`idea che la storia si sta svolgendo sotto gli occhi di entrambi, lo scrittore e il lettore, proprio come la vita, che si lascia scrivere e leggere solamente mentre accade.

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