Sesso. Le ragazze e i contraccettivi, li conoscono ma non li usano

da La Repubblica – Salute 15 ottobre 2013

I risultati di un’indagine condotta in 10 nazioni: il 42% delle under 25 non utilizza precauzioni nel primo rapporto e solo il 16% delle donne prende la pillola, ma non regolarmente
Al congresso dei ginecologi Sigo anche i dati sulle gravidanze: mamme sempre più anziane, meno aborti
di Giuseppe Del B
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Bravi a spiegare ai giovani come fare sesso sicuro (nonostante non sia materia scolastica), bocciati in tema di accesso ai moderni contraccettivi. Con solo il 16,2 per cento di donne (dati Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia) del Belpaese che assume la pillola. E con il 42% delle under 25 che non ricorre ad alcun anticoncezionale durante il primo rapporto sessuale.
È l’Italia fotografata da un’indagine, Barometer 2013, appena presentata al Parlamento europeo e condotta in 10 nazioni. Due facce di una stessa medaglia, da una parte un rispettabile quinto posto, dopo l’Olanda e la Svezia, per capacità di sensibilizzare gli studenti sui comportamenti sessuali corretti, dall’altra in coda alla classifica su conoscenza e ricorso ai metodi contraccettivi. I primi tre posti della classifica europea sono occupati da Germania (soddisfa il 73% degli otto parametri presi in esame), Paesi Bassi (69%) e Francia (67%), mentre l’Italia si piazza al terz’ultimo posto con il 22,4 per cento. Stupito ma soddisfatto per il dato scolastico, Emilio Arisi, presidente della Smic, la Società italiana di medicina della contraccezione, si compiace per il buon risultato raggiunto che, dice, si deve «all’impegno di ginecologi, insegnanti e volontari e, anche, al progetto “Scegli tu” promosso dalla Sigo, che dal 2005 è di supporto ai giovani». Apparentemente evolute, le donne italiane sono meno consapevoli su come evitare gravidanze indesiderate. Valeria Dubini, vicepresidente Aogoi (Ostetrici ginecologi ospedalieri) precisa che «l’86% di quel 16 che utilizza la pillola, la sceglie per la sicurezza, ma solo il 2% la usa regolarmente, contro il 41,5% della Francia». Dei risultati del “Barometer of women’s access to modern contraceptive choice in 10 Europeans countries” si è discusso al congresso nazionale di Sigo, Aogoi e Agui che si è appena concluso a Napoli. L’informazione dovrà essere sempre più mirata, aggiunge la Dubini, perché «vogliamo far sapere che la contraccezione ormonale è amica della salute riproduttiva, mentre spesso i benefici della pillola non vengono valorizzati. Per esempio, non si sa che contribuisce a regolarizzare il ciclo, che interviene nelle mestruazioni dolorose e/o abbondanti e nella sindrome premestruale. È un’alleata della salute della donna e un metodo contraccettivovalido a tutte le età, e particolarmente indicato per le giovani».
Dalla teoria alla pratica. Dal congresso i ginecologi lanciano un programma in cinque punti per ottimizzare l’accesso ai metodi contraccettivi. Dalla formazione (già in ambito universitario) all’educazione sessuale obbligatoria, al miglioramento dei consultori (per numero e qualità), all’assistenza delle donne in età riproduttiva e nel post-partum. Filo conduttore di ogni iniziativa, l’esigenza di stimolare il pubblico femminile a considerare lo specialista il punto di riferimento. «Purtroppo solo il 20% delle ragazze viene da noi per chiedere informazioni sui metodi contraccettivi più adatti alle proprie esigenze – sottolinea Emilio Arisi, presidente della Società medicina italiana contraccezione – mentre una teen-ager dovrebbe sottoporsi almeno una volta all’anno a visita ginecologica». Altrettanto interessanti i dati delle gravidanze in Italia dove si fanno figli sempre più tardi. L’età media delle donne al primo parto è salita dai 31,8 anni del 2004 ai 32,6 attuali. Contestualmente sono emersi una riduzione del 4,9% delle interruzioni volontarie di gravidanza e un lieve calo dei parti cesarei, dal 38 al 37,5%, mentre sono diminuite le baby mamme under 19, da 10mila del 2010 a 9mila del 2011.
Un focus congressuale ha riguardato la crioconservazione degli embrioni su cui è intervenuto, con una sua proposta, l’ordinario di Ginecologia della Federico II di Napoli, Carmine Nappi: «Al momento, in Italia, si contano circa 60 mila embrioni crioconservati che non possono essere distrutti o messi a frutto nella ricerca. E allora, almeno per quelli non utilizzati dalla coppia da cui provengono, sarebbe opportuno che una legge ne consentisse la donazione ai tanti giovani che non possono avere figli».

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