Codice rosa in tutti i pronto soccorso

di Manuela Perrone – Sole 24 ore 14 ottobre 2013

Lorenzin annuncia un protocollo d’azione contro la violenza
“Un codice rosa” per le donne che si presentano al pronto soccorso con i segni di violenza.
Dopo la Toscana, prima in Italia ad aggiungere un altro colore al triage, l’iniziativa sta per diventare nazionale. Come hanno spiegato la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, e il capo della Polizia Alessandro Pansa, è quasi pronto un protocollo, basato su esperienze che si sono dimostrate efficaci a livello locale, che coinvolge, oltre alla Salute, i ministeri dell’Interno, della Giustizia e delle Pari opportunità.

L’annuncio è arrivato dal IV congresso dell’associazione Great Network, in corso da oggi alla Scuola superiore di polizia. «Il codice rosa – ha detto Lorenzin – non è un’invenzione di oggi, nasce dal territorio. Ci sono esperienze positive a Grosseto, al S. Andrea e al Policlinico di Roma e a Torino: l’idea è farne un protocollo nazionale con il supporto delle forze di polizia e della magistratura. Una misura concreta che vale per tutto il territor io nazionale e che permetterà alle donne di sentirsi meno sole».

Che i pronto soccorso siano uno snodo spesso cruciale è Salvatore Di Somma, vicepresidente Great Network International e responsabile della medicina d’urgenza presso l’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma. «Nei pronto soccorso – ha affermato – sempre di più assistiamo a storie di donne che arrivano con lesioni critiche, che ci fanno sospettare e pensare a percosse subite a casa o anche fuori. Il numero di donne che si presentano denunciando danni o violenze è in aumento».

Cruciale anche un coinvolgimento adeguato delle forze dell’ordine. «La polizia è interessata e coinvolta nella prevenzione e nella tutela da questo genere di violenza che mette in crisi i cardini su cui si basa la società», ha aggiunto il prefetto Pansa, sottolineando l’importanza di “agire in rete”: «Le reti sono molteplici, l’esempio che preferisco è il tappeto, un tappeto a maglie molte strette».

Negli ultimi anni le forze di polizia hanno avviato un percorso di formazione al contrasto della violenza di genere. «Siamo molto attenti a questo tema», ha spiegato Roberto Sgalla, direttore della Scuola Superiore di polizia. «Ci sono strutture specializzate presso le squadre mobili e abbiamo destinato un corso per dirigenti della divisione anticrimine proprio alla violenza sulle donne». I dati parlano da soli. Oltre l’80% delle vittime di maltrattamenti è donna. Nel 2012 le denunce sono state quasi 10mila (9.899), mille in più rispetto al 2008, quando erano state 8.924. «Quelle che le statistiche rispecchiano non è la dimensione del fenomeno ma solo una parte, relativa alle donne che denunciano», ha sottolineato il presidente della Cassazione Giorgio Santacroce. «È un problema culturale e non solo giudiziario». Per Santacroce, il decreto convertito in legge venerdì scorso, è soltanto un primo passo: «La fretta non ha consentito di approfondire il tema in tutta la sua complessità e interesse». Il modello a cui ispirarsi è quello spagnolo, «che ha detenuto per anni il triste primato della violenza di genere, e che già nel 2003 si è dotato

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