Il cognome dopo il matrimonio, lezioni greche

da In.genere 10/10/2013

Per una volta, la Grecia contemporanea viene indicata come modello all’Europa. Succede a proposito della discussione sui cognomi dei coniugi, e dei figli, dopo il matrimonio. Nel dubbio, fate come le donne greche: tenetevi il vostro, suggerisce un articolo del Guardian che intervista Maria Karamessini, referente per la Grecia del network Enege. In molti paesi occidentali le donne possono scegliere se acquisire il cognome del marito o tenersi quello di nascita, e ancora nella maggior parte dei casi la scelta ricade sulla prima opzione, a dimostrazione che le norme sociali sono difficili da cambiare, sottolinea il quotidiano britannico. A meno che non si fa appunto come la Grecia, che già dal 1983, con una legge tra le più innovative in Europa, ha stabilito che tutti debbano mantenere il proprio cognome anche da sposati, e da la possibilità di scegliere il cognome da dare ai figli tra quello del padre, della madre o entrambi. La norma faceva in realtà parte di tutta una serie di riforme con cui la Grecia dopo la dittatura, tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, cercava di darsi un nuovo assetto legislativo e una nuova costituzione. La legge sui cognomi delle donne sposate era frutto di un importante movimento di emancipazione delle donne, e ha coinciso con l’uscita dai ruoli tradizionali dentro casa e l’accesso all’istruzione e l’entrata nel mercato del lavoro. Certo non tutto il rinnovamento è dovuto alla possibilità di tenersi il proprio cognome dopo il matrimonio, ma probabilmente anche questo ha fatto la sua parte, sottolinea Karamessini; oggi la norma è universalmente accettata. E nemmeno sono sorti grossi problemi nella sua implementazione, tranne qualche confusione iniziale nell’identificare per esempio nelle scuole le madri degli alunni. Solo nei viaggi nei più conservatori paesi del medio-oriente la presenza di due cognomi diversi è stata in qualche caso scambiata per assenza di legame formale tra i partner, ma anche in questo caso sono state trovate soluzioni abbastanza semplici, come munirsi di un banale certificato. Non sono mancate iniziative “restauratrici” che hanno tentato di usare questo inconveniente come argomento per riportare in vita le vecchie abitudini, e dal 2008 è stata introdotta la possibilità di aggiungere il cognome del coniuge accanto al proprio (e pare non sia facile trovare dati su quanti abbiano optato per i due cognomi insieme).

Ma se in Grecia tenersi il proprio cognome dopo il matrimonio è stato considerato un passo in avanti, non per forza questo si traduce nella realtà in effettica emancipazione. In Iran è stato in vigore un sistema simile per più di un secolo, e pure le iraniane ancora combattono per molti diritti, sottolinea ancora la giornalista del Guardian, anche se mantenere il cognome ha aiutato le donne a conservare un rapporto più stretto con la propria famiglia – aspetto utile in caso di abusi o di divorzio – con l’effetto collaterale che poi però il concetto di onore familiare è apparso più rilevante.

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