“L’amavo più della sua vita” nelle scuole

di Laura Onofri

Dare un senso al lavoro che si è scelto di fare in un’ associazione,  in una comunità  non sempre è facile, non sempre è gratificante, qualche volta anzi provoca anche qualche frustrazione, a volte un senso di fallimento se non si raggiunge l’obiettivo che ci si era proposti.
Però ci sono momenti che restituiscono valore  a quello che stai facendo, ti indicano che la strada che stai percorrendo è quella giusta.

Questa settimana  alcune di noi sono andate in due licei della Città a parlare con gli studenti di violenza contro le donne.
Abbiamo iniziato senza troppe parole, proiettando subito il video della piece teatrale  di  Cristina Comencini  “L’amavo più della sua vita”, lo spettacolo che l’anno scorso il nostro Comitato presentò a Torino, alle OGR nell’ambito dell’iniziativa “Mai più complici”.
La forza, la capacità di parlare della violenza, del  femminicidio in un modo diretto e con un’interiorità profonda,  andando a sciogliere quei grumi infiniti  ed indefiniti che sono dentro ai ragazzi e alle ragazze e  che, Cristina Comencini  fa  affiorare da questo lavoro,  sono  qualità indiscutibili, e che  confermano non solo il  suo grande valore di scrittrice, ma anche la  ricerca e l’attenzione che ha dedicato a questo tema con una sensibilità ed uno studio attento della società.

Ne avevo già avuto prova  nello scorso ottobre, quando lo spettacolo aveva lasciato senza fiato e senza parole le oltre 1500 persone che lo avevano potuto vedere dal vivo, ne ho avuto una ulteriore conferma questa settimana di fronte ad un pubblico di giovani, alcuni giovanissimi, che però non sono rimasti senza parole, ma  sono riusciti al contrario a parlare di violenza anche partendo da sè,  dai  rapporti fra loro e con il mondo che gira attorno a loro.

Dopo un primo momento di iniziale esitazione, con pochissime nostre sollecitazioni,  le ragazze, molto più loquaci,  e i ragazzi, un po’ più titubanti,  hanno iniziato a parlare e a parlarsi, ad interrogarsi e darsi nello stesso tempo risposte: hanno in un certo modo continuato quel discorso  che i due protagonisti della piece intraprendono e che risulta, credo volutamente,  non terminato.

Pochi minuti fa è arrivata una mail di un’insegnante che ci ringraziava per  uno di questi incontri, sono io invece a ringraziare loro per averci dato questa opportunità e per dedicare passione  ed entusiasmo ad “educare” i ragazzi e a credere che per  farlo non sia sufficiente il  normale svolgimento di un programma, ma sia necessario accompagnarli nel difficile percorso per diventare giovani donne e giovani uomini   responsabili e consapevoli.

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