Analisi comparativa per i congedi parentali fra la nuova normativa del Regno Unito e l’Italia

Laura Onofri -30 novembre 2013

L’Inghilterra ha approvato in questi giorni una nuova normativa sui congedi parentali, ha cioè esteso ai padri la possibilità di stare a casa e prendersi cura del/della neonato/a per quasi un anno intero mantenedo il posto di lavoro.
Per quanto riguarda il congedo di maternità: tutte le lavoratrici dipendenti hanno diritto a 26 settimane di congedo di maternità (ordinary maternity leave); inoltre, le lavoratrici che hanno lavorato per lo stesso datore di lavoro per almeno 26 settimane, dimostrabili alla data dell’inizio della 14esima settimana prima della presunta data del parto, hanno diritto ad un congedo di maternità supplementare di 26 settimane (additional maternity leave).
La nuova normativa prevede che la madre obbligatoriamente usufruisca delle prime due settimane dopo la nascita del/della figlio/a per avere tempo di riprendersi fisicamente dopo il parto. Successivamente entrambi i genitori avranno la facoltà di assentarsi dal lavoro sino a 50 settimane che potranno essere anche suddivise tra madre e padre. Per le prime sei settimane chi si asterrà dal lavoro avrà diritto al 90% della retribuzione che scenderà a sole 136,78 sterline (circa 164 euro) per le successive 33 settimane, mentre le ultime 13 non saranno retribuite.Saranno garantiti tutti i diritti del/della lavoratore/lavoratrice: nullità del licenziamento senza giusta causa, stessa posizione retributiva e di mansioni precedente all’astensione. E’anche prevista la possibilità per i padri di due mini congedi, non pagati, per il periodo prenatale e quella di richiedere il part-time l’orario flessibile.

In Italia la normativa prevede il “congedo di maternità”, cioè l’astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice connessa alla sua maternità nei due mesi precedenti la data presunta del parto (astensione obbligatoria pre-parto) e nei tre mesi successivi alla data effettiva del parto (astensione obbligatoria post-parto).
Nel 2001 è stata introdotta la cosiddetta flessibilità del congedo di maternità, che consente alla lavoratrice dipendente di ritardare il periodo di astensione obbligatoria pre-parto fino a un mese prima della data presunta del parto e, conseguentemente, di usufruire di quattro mesi di astensione obbligatoria post-parto dopo la nascita del bambino.
La legge riconosce anche al padre, dopo la nascita del bambino, il diritto di astenersi dal lavoro al posto della madre, per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre o di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.
Per quanto riguarda la retribuzione è prevista un’indennità pari all’80% della retribuzione per il periodo di astensione obbligatoria.
Tale periodo è computato nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla tredicesima mensilità ed alle ferie.
La nostra normativa prevede anche il “congedo parentale” che significa diritto in capo ad entrambi i genitori naturali di astenersi dal lavoro facoltativamente e contemporaneamente entro i primi otto anni di vita del bambino (per i figli adottivi e in affidamento entro i primi dodici anni di vita). La legge, infatti, prevede la possibilità per i genitori lavoratori di astenersi dall’attività lavorativa per un totale di 10 mesi, frazionati o continuativi (i mesi sono 11, se il padre si astiene almeno per 3 mesi).Con tale disposizione, la legge tenta di sollecitare una modifica degli atteggiamenti sociali circa i ruoli parentali, incentivando la fruizione dell’astensione facoltativa da parte del padre.
Ciascun genitore può usufruire del congedo parentale per un massimo di sei mesi.
Nei periodi in cui godono di questo congedo, le lavoratrici ed i lavoratori hanno diritto ad una indennità pari al 30% della retribuzione.> se il congedo è fruito nei primi tre anni di vita del/della figlio/a
Nel caso di parto plurimo, il diritto al congedo parentale sussiste per ciascun bambino/a
Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto in quanto non occupato o perché appartenente ad una categoria diversa dai quella dei lavoratori subordinati.

Da una prima e veloce analisi comparativa sembra quindi che la disciplina inglese tuteli maggiormente le lavoratrici madri specialmente per quel che riguarda il congedo di maternità obbligatorio.
Per i congedi parentali sembrerebbe non sussistere una sostanziale differenza fra le due normative; quello che sicuramente va sottolineato è che ancora oggi in Italia, secondo dati Istat, solo una bassissima percentuale di padri, (l’8% nel 2005), ha usufruito del congedo parentale nei primi due anni di vita del bambino.
Gli uomini italiani che prendono il congedo parentale sono di ben 22 punti percentuali al di sotto della media europea, che è del 30% (in Svezia si arriva al 69% e in Finlandia al 59%). E’ necessario, quindi, oltre che implementare le leggi, cambiare i modelli culturali.

30 novembre 2013 |

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