L’Italia salvata da donne e migranti

da rassegna.it

Nel Rapporto sulla situazione sociale del Censis, l’imprenditoria femminile e quella straniera resistono alla crisi. Il 23,6% del totale delle imprese in mano ad una donna, sempre più immigrati si assumono il rischio di aprire nuove aziende

“Capacita’ di resistenza e adattamento difensivo, ma anche di innovazione, rilancio e cambiamento, sono i tratti essenziali delle strategie messe in atto dalle donne nel mondo produttivo”. Cosi’ il Censis nel 47° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2013.

“Alla fine del secondo trimestre del 2013- rileva il centro studi-, le imprese con una donna come titolare erano 1.429.880, il 23,6% del totale. Nell’ultimo anno il saldo e’ positivo (quasi 5.000 unita’ in piu’). Le “imprese rosa” sono concentrate nel commercio (28,7%), in agricoltura (16,2%), nei servizi di alloggio e ristorazione (9,2%)”.

Per il Censis “sono prevalentemente di piccole dimensioni (quasi il 69% ha meno di un addetto) e di tipo individuale (il 60% del totale). L’incremento piu’ significativo nell’ultimo anno si registra pero’ per le societa’ di capitali: 9.027 unita’ in piu’, +4,2%. E la partecipazione delle donne come libere professioniste al mercato del lavoro ha registrato un incremento del 3,7% tra il 2007 e il 2012”.

La crisi economica “morde” anche gli stranieri che pero’ dimostrano di saper reagire: di fronte alle difficolta’ di trovare un lavoro dipendente, sempre piu’ numerosi si assumono il rischio di aprire nuove imprese. Secondo il Rapporto Censis, nel 2012 sono 379.584 gli imprenditori nati all’estero che lavorano in Italia, con una crescita del 16,5% tra il 2009 e il 2012 e del 4,4% nel solo ultimo anno: tutto questo mentre le imprese gestite dai nostri connazionali diminuiscono del 4,4% nei quattro anni considerati e dell’1,8% nel solo ultimo anno.

E se l’imprenditoria straniera rappresenta l’11,7% del totale, in alcuni settori la quota di immigrati e’ decisamente superiore alla media: e’ il caso delle costruzioni, dove sono il 21,2% del totale, e del commercio al dettaglio, dove rappresentano il 20%.

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