UN PREMIO DEDICATO A MIRIAM MAFAI di Simonetta Fiori

Repubblica 18 dicembre 2013


Per le croniste più giovani e le allieve delle scuole di giornalismo

 

Un premio per le croniste più giovani. Una strada nella sua città. E un sito per raccoglierne gli scritti d’una vita. Sono tante le iniziative per ricordare Miriam Mafai, protagonista del giornalismo italiano e testimone del Novecento. Iniziative che vogliono rifletterne la personalità, immune da chiusure ideologiche e da pregiudizi. «Il bello del nostro mestiere», diceva Miriam, «è stare giorno per giorno dentro le cose. Ma si può essere curiosi soltanto se si è liberi».
Libera dalla sua storia di sinistra. Libera dalla sua radice ebraica. Libera dai blasoni famigliari, che pure poteva ben vantare, essendo figlia di due mostri sacri del Novecento. Libera anche dal suo stesso ruolo all’interno della cittadella mediatica, una delle prime donne incaricate di scrivere editoriali politici. Ed è sotto questo segno di libertà che nasce il premio a lei dedicato, su iniziativa dell’Associazione stampa ro-
mana in collaborazione anche con il Gruppo Espresso. «L’idea», racconta la figlia Sara Scalia, «è di istituire un riconoscimento per le giornaliste al di sotto dei 35 anni. Una generazione guardata da mia madre con preoccupazione, proprio per le difficili condizioni in cui oggi vivono e lavorano le più giovani». Il premio sarà diviso in due sezioni. Il primo premio di tremila euro sarà assegnato alle professioniste, pubbliciste e praticanti che stiano lavorando o collaborando presso una testata. Il secondo di mille euro sarà dedicato esclusivamente alle allieve delle scuole e dei master in giornalismo (per i dettagli del premio, si rimanda al sito dell’Associazione stampa romana).
«Anche la composizione della giuria», dice Sara, «riflette lo spirito dell’iniziativa. E accanto alle firme del giornalismo — da Ezio Mauro a Bruno Manfellotto, da Lucia Annunziata a Gad Lerner, da Antonella Rampino a Maria Teresa Meli — compaiono i nomi di giovani colleghe come Elisa Calessi, Annalena Benini e la ventitreenne Ester Castano, che con un’inchiesta apparsa sul quotidiano Altomilanese ha fatto luce sulle infiltrazioni mafiose del comune lombardo di Sedriano». Il premio sarà consegnato il prossimo 9 aprile, nel secondo anniversario della scomparsa di Miriam.
In programma è anche l’intestazione di una strada di Roma, già approvata dal consiglio comunale ma in attesa della definitiva delibera da parte della commissione di toponomastica. Ed è già attivo il sito http://www.miriammafai.it/
che ha lanciato una campagna di donazioni per l’associazione dedicata alla giornalista. In rete sono già consultabili gli articoli usciti su Vie Nuove, sull’Unità, su Noi donne e su Paese Sera.
«Sempre il 9 aprile», interviene il figlio Luciano Scalia, «potremo illustrare un prezioso arricchimento del sito, con le migliaia di articoli scritti da mia madre su Repubblica, il giornale in cui ha lavorato per quasi quarant’anni, sin dal numero zero. E metteremo online anche i suoi scritti dei vari numeri zero». Ne scaturisce una storia d’Italia narrata da un’intellettuale di sinistra allergica al luogo comune e alla nostalgia. Una delle prime giornaliste che ha raccontato la globalizzazione attraverso le parole di un operaio di Sesto san Giovanni («i tergicristalli si possono costruire anche nel Terzo Mondo», le anticipò l’operaio con lungimiranza). Una delle prime che registrò il fenomeno immigratorio analizzato anche in rapporto al nostro calo demografico (mentre la classe politica guardava da un’altra parte), sempre in prima fila nella battaglia per i diritti delle donne e in tutte le battaglie per l’allargamento delle sfere di libertà. «Libertà sia nel vivere che nel morire», scriveva Miriam, sino alla fine rivolta alle nuove frontiere.

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